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Intervento di Paolo Mezzio al convegno di banca etica a Palermo |
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Intervento di Paolo Mezzio al convegno di banca etica a Palermo
L’occasione di oggi è certamente una buona occasione per affrontare una questione che sempre più avrebbe bisogno di ripensamenti oltre che di approfondimenti veri rispetto alla missione che il sistema del credito dovrebbe assumere in una realtà complessa come la Sicilia, una regione che questo sistema ha subito negativamente in tutti i sensi che non beneficiarne. I fatti storici parlano talmente chiaro che oggi esiste oggettivamente in Sicilia una “questione credito” quale componente inscindibile da quella questione meridionale da qualche anno non più di moda.
Questione credito che, a maggior ragione oggi, alla luce delle ulteriori operazioni di cosiddetta semplificazione del sistema la Sicilia corre il rischio di pagare ulteriormente la debolezza del suo tessuto economico e produttivo.
Questione credito quindi particolarmente stringente perché appunto si innesta in un tessuto produttivo fragile e sempre più logorato di fronte alle sfide del mercato globale, con una disoccupazione giovanile e femminile, a livelli allarmante, una percentuale di povertà inaccettabile, che sta travolgendo figure sociali e intere famiglie monoreddito e di pensionati fino a ieri nemmeno sfiorate dai morsi della crisi. Sono questioni che ci impongono come sindacato un impegno straordinario, una costante tensione, una ricerca continua di risposte.
Risposte che non riusciamo a trovare neanche nei contenuti della finanziaria attualmente in discussione in parlamento, se è vero che la stessa Cisl è stata costretta a dare un giudizio estremamente duro rispetto alle dimenticanze che, ancora una volta, caratterizzano le scelte del governo.
E non si tratta di questioni di schieramento ma di un dato oggettivo che è purtroppo, dobbiamo dire, in continuità con il passato governo.
In questo scenario la questione credito diventa indifferibile proprio in Sicilia, perché è qui che un ceto politico che, con poche eccezioni, ha scelto il galleggiamento alla sfida dello sviluppo, e che non ha saputo e continua a non sapere tradurre in crescita strutturale decenni di intervento straordinario, né ci sembra stia giocando in modo efficace, oggi, la partita dei fondi europei, a differenza della altre realtà europee che hanno determinato una vera svolta allo stato economico sociale dei tanti “mezzogiorni” europei.
Questione stringente quindi anche perché si innesta su un territorio mortificato, reso infertile da decenni di soggezione al fenomeno mafioso, e, riteniamo, determinante a questo proposito la reazione delle categorie produttive alla quale come Cisl abbiamo espresso pieno sostegno, consacrata dalla storica decisione di Confindustria Sicilia di espellere gli imprenditori piegati dalla logica del pizzo.
Questione stringente, infine, e , per andare al cuore del problema, perché nelle condizioni in cui si trova l’economia siciliana, pesa più che altrove la rivoluzione che ha travolto il sistema del credito, dalla direttiva europea del 77, recepita in Italia nell’85, il credito non svolge più istituzionalmente quella funzione sociale, di pubblica utilità, di sostegno allo sviluppo che aveva avuto storicamente: riconosciute a tutti gli effetti come imprese, le banche mirano a “stare sul mercato” in modo competitivo, e soprattutto ad assicurare utili agli azionisti.
E se la profonda trasformazione del sistema bancario si è evoluta in Italia nei tempi più recenti in una direzione sul Sicilia, la perdita, di fatto, dei centri decisionali delle aziende piano imprenditoriale positiva, con la concentrazione di banche sane, competitive e – come imprese – in grado di affrontare lo scenario internazionale, tuttavia è facile che in storicamente più radicate in modo più capillare nel territorio, determini una minore attenzione a quelle realtà produttive più fragili, più bisognose di supporto, così numerose in Sicilia.
E’ dei giorni scorsi, ad esempio, la decisione del gruppo Unicredit di cedere decine di sportelli bancari acquisiti in Sicilia in zone extraurbane ed economicamente meno “vivaci”.
Con le fusioni e il trasferimento al nord dei centri decisionali delle banche, in pratica, viene a mancare quel legame, quel “sentire” il territorio che in passato ha contribuito a far si che il sistema bancario locale si facesse carico, per missione, di una responsabilità collettiva, e sulla crescita.
E questo rischia di essere un altro duro colpo per molte imprese del sud, decisamente meno competitive di quelle del nord, spesso deboli sul piano patrimoniale, incapaci di offrire garanzie, per le quali era già difficile, e più oneroso in termini di costi, l’accesso al credito, a causa, tra l’altro, della standardizzazione dei criteri di verifica del “merito creditizio”, della pratica e della regola di finanziare i capitali e non le idee.
E’ fin troppo facile prevedere i contraccolpi che questo può comportare in queste realtà sulla contrazione dei posti di lavoro, e quindi, sul livello di reddito di intere comunità, sulla capacità di consumo, e di conseguenza, sull’assetto economico già fragile del territorio siciliano.
E si sa che la mafia si nutre e si alimenta con l’economia debole. In un momento in cui le attività imprenditoriali andrebbero alimentate e aiutate a uscire dal labirinto in cui la criminalità li ha cacciati.
Oggi più di ieri, si oggi che sembra si sia finalmente trovato il filone della denuncia in una realtà come la Sicilia, come Palermo o come Catania in cui ogni 10 commerciati 8 pagano il pizzo.
E per molti la sorpresa è rappresentata dai due che si ribellano e non dagli otto che soccombono.
E’ essenziale, quindi, il richiamo alla responsabilità sociale delle banche e il richiamo al rispetto della libertà e della dignità umana.
Un richiamo alla responsabilità di cui da sempre la Cisl vuole farsi carico.
Ed è proprio il tema della responsabilità sociale delle imprese che devono certamente puntare al profitto ma non solo devono farsi carico delle responsabilità di contesto economiche ed ambientali sociali e di sviluppo, nel rispetto della dignità delle persone e del territorio in cui agiscono.
In questo senso il ruolo della finanza etica diventa primario in Sicilia, dove sono fortemente frustrate le potenzialità soprattutto del mondo giovanile e femminile, le prospettive di crescita, le aspettative del futuro.
Riprendere le affermazioni del premio nobel per la pace Yunus mi sembra doveroso oltre che utile per le stesse finalità che in una regione come la Sicilia può avere la finanza etica, quando lo stesso Muhammad Yunus dice che il fine più alto è quello di aiutare le persone a sviluppare il proprio potenziale: che “non ha niente a che fare con il capitale monetario, bensì con il capitale umano”.
Si tratta quindi di considerare l’esercizio del credito un’attività economica “ ad alto tasso di responsabilità sociale”, da improntare quindi non esclusivamente a criteri di efficienza e redditività nella gestione del risparmio dell’investimento, ma a finalità di sviluppo e non solo economico, della collettività.
E quando si parla di progresso sociale e civile la cisl e il sindacato non possono che farsi carico dei percorsi e dei processi.
Ed è proprio per questo che sul fronte dell’occupazione femminile stiamo promuovendo un progetto concreto, in partenariato con Banca etica e con alcune associazioni datoriali e istituzionali per il microcredito per l’imprenditorialità femminile.
In conclusione, considerare il credito un diritto della persona, secondo i principi della finanza etica, che certamente rappresenta una sfida, che necessita di fiducia nelle persone e nella loro capacità di trasformare progetti in concrete attività, ma se questa regione, la gente di questa regione la si vuole aiutare dalle difficoltà e proiettarla verso nuove opportunità, si deve partire da qui, da una fiducia nuova nel presente e nel futuro.
Si tratta d'altronde di credere nella possibilità di costruire “capitale sociale” di spezzare cioè le catene della dipendenza dal bisogno, verso un processo nuovo di sviluppo e di crescita economica sociale e culturale.
Come Cisl in questa direzione ci sentiamo fortemente impegnati e possiamo certamente dire qui in questa sede che saremo a fianco ovunque esistano queste condizioni e questo spirito disponibile e scommettere sul futuro degli uomini e delle donne di questa terra, come stamattina si sta facendo.
E per questo ve siamo grati e vi ringraziamo.
Palermo 16.11.07 Paolo Mezzio
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