DOCUMENTO CENASCA PER IL DIBATTITO DELL’ASSEMBLEA ORGANIZZATIVA CISL

            

 

  1. Le grandi trasformazioni e i problemi che si profilano con crescente evidenza faranno dell’Assemblea organizzativa della Cisl del prossimo novembre un’occasione preziosa per ridisegnare forma e strategie di un’ esperienza sindacale, la nostra, che si è mostrata storicamente vincente, perché fondata sull’autonomia, la partecipazione e la centralità assegnata al lavoratore come persona.

Non a caso la Cisl ha interpretato, fin dalla sua costituzione, un modo inedito di fare sindacato: pur essendo le radici ideali cui si ispira profondamente connaturate con la tradizione “bianca” della sussidiarietà e del personalismo, essa ha perseguito negli anni la propria crescita al di fuori di ogni ideologia preconcetta. Fedele nel tempo ai principi della libera associazione ( in grado tuttavia di proporre e sostenere all’esterno la propria elaborazione culturale), si è impegnata nella costruzione di un sistema di “relazioni industriali” dove la responsabilità verso le ragioni dell’impresa si è tradotta nella capacità di rendere partecipi i lavoratori dei cambiamenti organizzativi e dei benefici della produttività, dove la concertazione ha saputo trarre dalle politiche salariali benefici sul piano della tutela sociale e dove l’interesse per le persone si è tradotto in una contrattazione più attenta sia alle esigenze concrete della condizione lavorativa, sia allo sviluppo di servizi e strumenti legati a bisogni primari di carattere generale, alla formazione, all’assistenza, all’autopromozione del lavoro e delle politiche sociali.

In questo ambito, l’esperienza del Cenasca ha ripreso i principi originari dell’associazionismo e del cooperativismo europeo: “libero convenire di liberi cittadini” mossi dall’esigenza di soddisfare i propri bisogni negli ambiti non coperti o alterati dal mercato. Il tutto con un’idea di responsabilità sociale che vede l’impegno per gli altri come un atto pubblico con il quale si afferma il primato delle relazioni situandosi sopra l’intervento di solidarietà compassionevole e lo Stato assistenziale,

Il consumatore di beni e servizi al centro dell’attività produttiva, come vero e proprio soggetto dell’attività imprenditiva, pone così “in nuce” le premesse per la costruzione di quella democrazia economica che può veramente contribuire a costruire una società  “tarata sui bisogni umani”.

 

  1. Autonomia, partecipazione, attenzione alle persone si trovano oggi a confrontarsi con i grandi cambiamenti della società post-industriale:

-          l’esigenza di nuove tutele determinata dalla ricerca di flessibilità dei sistemi produttivi post-fordisti incide profondamente sulla regolazione del mercato del lavoro;

-          cresce la mobilità occupazionale e il lavoro autonomo,l’i la partecipazione e l’espressione individuale nel lavoro, come necessità indotta dalle trasformazioni, ma anche come bisogno di protagonismo soggettivo nell’ambito di professioni vecchie e nuove, particolarmente nei servizi alle persone;

-          il territorio è diventato risorsa e opportunità per lo sviluppo, con le sue peculiarità storico-sociali e con i suoi sistemi di piccole e medie imprese, ma è diventato anche il luogo di programmazione e gestione del nuovo welfare: dalle politiche attive del lavoro all’assistenza, alla sanità, all’istruzione e alla formazione. Mentre i problemi ambientali, di inclusione sociale, etnici, culturali hanno assunto rilevanza e dinamiche inedite;

-          la globalizzazione dell’economia, i problemi di debito pubblico, i cambiamenti demografici, le immigrazioni, povertà nuove e nuove patologie sociali, il privatismo e l’individualismo dilaganti postulano il formarsi di un privato sociale e di un più articolato Welfare societario.

Si tratta di cambiamenti destinati ad influire non poco sulle strutture attuali della contrattazione, sul ruolo del sindacato nell’impresa e nel territorio, sulla stessa composizione della rappresentanza. Ma profonda è anche l’influenza sugli strumenti di cui la Cisl si è dotata per sostenere e ampliare la sua presenza nel mondo del lavoro e nella società.

 

  1. La riforma in atto nel mercato del lavoro e le ulteriori misure attese, il suo diversificarsi in relazione alle nuove tipologie contrattuali, la crescita di spazi per la imprenditorialità diffusa costituiscono insieme un’opportunità straordinaria per la promozione di lavoro associato entro la quale la flessibilità produce sì nuova occupazione, ma a rischio di precarietà, di inadeguata partecipazione sociale e di scarsa qualità. Da qui la necessità di collegare il lavoro che si autopromuove con i servizi per l’impiego, con le occasioni di formazione, con le nuove forme di assicurazione sociale che l’emergente mercato del lavoro sollecita con crescente evidenza.

Se queste opportunità (che sono anche bisogno e propensione personale) valgono per diverse fasce professionali e per molti settori, possono avere un significato importante per gruppi di lavoratori meno avvantaggiati in taluni  segmenti di attività anche più tradizionali, dove può crearsi il circolo vizioso di un lavoro di bassa qualità che non produce accumulo di competenze e conduce a “ghetti” professionali scarsamente tutelati.

I lavoratori immigrati costituiscono una “platea” emblematica sotto questo profilo,  ma il crescente e differenziato mondo dei rapporti di lavoro cosiddetti atipici è ormai largamente  esteso e consolidato. Un’area di particolare interesse tra queste è, per più aspetti, quella dei lavoratori autonomi fuori dagli ordini professionali e con scarse prospettive previdenziali, così come di grande significato, anche sotto il profilo etico, resta ogni forma di sostegno per e nel lavoro dedicato alle persone in difficoltà, come ai diversamente abili.

Ma, insieme e oltre queste aree di svantaggio sociale e personale, va ricordato il ruolo che il lavoro associato svolge come opportunità occupazionale alternativa e come occasione di esercizio di una imprenditività collettiva e condivisa, da promuovere e valorizzare per l’insieme del sistema economico nazionale.

 

  1. In rapporto a quest’ ultimo aspetto, c’è un campo di azione che il Cenasca sta sperimentando da tempo e che porta un particolare valore per l’intera Cisl: la promozione dello sviluppo laddove stenta a mettere radici per ragioni ambientali, oltreché culturali.

Il progetto “Policoro”, che tra l’altro è sede di comune collaborazione con quel mondo cattolico che tanto significa per la Cisl pur nella sua originale declinazione a-confessionale, testimonia l’importanza di interventi volti a far crescere l’imprenditorialità sotto le forme della cooperazione e l’utilità di un sostegno all’animazione sociale dei territori attraverso la formazione, l’informazione, la collaborazione tra esperienze ed ambienti diversi: aumentano le occasioni di lavoro e aumenta soprattutto quel capitale sociale che è, con sempre più evidenza, condizione imprescindibile per ogni processo di crescita.

 

  1. Incalza irreversibilmente un nuovo welfare, caratterizzato dal passaggio della prioritaria dipendenza dallo Stato (il welfare state) all’attuazione del principio di sussidiarietà (la welfare society) e allo sviluppo di una economia civile in cui l’intreccio tra istituzioni pubbliche e terzo settore si fa sempre più fitto. Si manifesta l’esigenza di corresponsabilizzare la società per ragioni di efficienza e di efficacia, ma anche per l’affermarsi del richiamato principio di sussidiarietà, che vale nelle relazioni tra istituzioni di livello diverso (sussidiarietà verticale), ma ancor più vale nel rapporto tra istituzioni e società stessa (sussidiarietà orizzontale).

La cooperazione, e più in generale l’impresa sociale, è da tempo uno strumento legittimato a giocare un ruolo da protagonista in queste dinamiche del nuovo welfare, anche se il contesto normativo non è ancora del tutto adeguato e non sono ancora definitivamente risolte le ambivalenze e le ambiguità presenti nel suo utilizzo, specie laddove essa è chiamata a svolgere un ruolo di semplice supplenza.

 La legge-quadro di riforma del sistema dei servizi sociali ha da tempo disegnato uno scenario in cui tutto il terzo settore è destinatario di funzioni non solo gestionali, ma anche propositive, in dialogo con le istituzioni, promozionali e di advocacy nelle situazioni di particolare disagio sociale. Quel che si va affermando è una nuova cultura del welfare, fondato su paradigmi come la community care e su orientamenti ormai ampiamente condivisi quali:

-          la sussidiarietà, così come è stata evocata e voluta dalla Costituzione e quindi la valorizzazione della società civile come risorsa ( occorre rammentare, in questo ambito, i primati del nostro Paese in termini di generosità e di gratuità espressi dal volontariato, i quali, davvero, costituiscono il nostro primo “bene comune”);

-          lo sviluppo di forme di partenariato tra istituzioni e attori  diversi;

-          l’enfasi sul livello locale, specialmente per quanto concerne i servizi alle persone;

-          il riconoscimento di una capacità di progetto e di gestione da parte delle organizzazioni di “società civile”.

 

  1. Tra gli aspetti dell’impresa sociale da valorizzare e sviluppare vi è quello della adesione personale e della dimensione partecipativa che essa implica, ed anzi esige, da parte dei suoi membri. E’ un problema di democrazia interna alla stessa impresa, che si proietta peraltro al di fuori della stessa e coinvolge utenti e istituzioni pubbliche, facendone un fattore di concreta democrazia economica. Non è per caso che il terzo settore avverta autonomamente il problema della responsabilità sociale e dei modi con cui realizzarla e testimoniarla nei confronti dei propri stakeholder. In questo, anzi,  il Cenasca, attraverso i propri associati, può svolgere un ruolo dimostrativo ed esemplare verso esperienze come i bilanci sociali e, più in generale, verso gli strumenti di democrazia economica, che rappresentano un asse fondamentale della strategia della Cisl.

 

  1. Per altro verso, natura e scopi del Cenasca lo rendono particolarmente idoneo a cogliere i bisogni di solidarietà emergenti, in forma talvolta debole, ma comunque espressiva di tendenze e domande di nuova promozione e tutela, verso le quali un sindacato confederale di alta ispirazione valoriale non può restare indifferente. Si tratta di un insieme di esperienze per le quali è stato proposto l’appellativo di quarto settore, fondato su relazioni di prossimità, forme di mutuo aiuto, interventi orientati al collegamento tra persone e famiglie che condividono comuni esigenze e criticità, ma anche comuni ideali.

C’è un coacervo di associazioni, di volontariato, di nuove mutualità informali, uno straordinario patrimonio ideale, insomma, che la Cisl può interpretare e da cui può trarre suggestioni e interesse per il suo agire e che tuttavia comporta forme di mediazione culturale ed organizzativa proprie della missione del Cenasca. Non è da trascurare, in questa prospettiva, l’azione che lo stesso Cenasca ha fin qui svolto in materia di servizio civile e che svolgerà nei prossimi anni per effetto della nuova configurazione che l’istituto sta assumendo. Azione che tra l’altro ha consentito a molti giovani di conoscere la Cisl nel vivere concreto della sua struttura e soprattutto di accoglierli, spesso, tra le sue file in ruoli di rappresentanza e impegno attivo.

Il Cenasca rappresenta il punto di contatto più avanzato e lo strumento diretto più concreto con cui avvicinare e creare relazione ed interesse con i giovani, uno strumento insomma col quale costruire vere e proprie politiche per i giovani.

Il Servizio Civile, gli incontri territoriali con migliaia di giovani del sud e con gli Animatori di Comunità del Progetto Policoro, la promozione e lo sviluppo di ogni forma di associazionismo e dell’ impresa sociale fanno del Cenasca il veicolo del marchio Cisl più prossimo e concreto, il mezzo più incisivo e convincente per raggiungere e per interessare i giovani al lavoro e al sindacato.

 

  1. L’Assemblea Organizzativa è dunque un’occasione irrinunciabile, anche per il Cenasca, per riappropriarsi e rilanciare il proprio ruolo nei modi e con gli strumenti più adeguati e per assolvere ai nuovi compiti che lo attendono. È peraltro necessario che, in questa prospettiva, si dia attuazione alla sua ripensata connotazione organizzativa, ma anche a strategie che, in primo luogo, devono vedere coinvolta e impegnata la Confederazione, affinché:

a)      sia forte ed efficace il ruolo che il Cenasca svolge rispetto alle politiche della Cisl;

b)      sia assicurato ed efficiente  il raccordo con le categorie, con gli Enti e con le Strutture a livello territoriale, specie laddove si determinano aree di convergenza specifica, come nel caso delle politiche sociali;

c)      vengano assicurate intelligenti e costanti forme di cooperazione tra quegli organismi della Cisl che possono sinergicamente conferire un valore aggiunto alla Confederazione e rendere al tempo stesso possibile e più efficace la loro specifica azione e il loro sviluppo;

d)      si avvii una vasta strategia di confronto, di proposta, di promozione e di impegno attivo nei riguardi del vasto mondo della cooperazione, dell’impresa sociale e dell’associazionismo.

 

 

  1. Il Consiglio nazionale del Cenasca del 13  Giugno 2007, ha avvertito l’esigenza per la Cisl che, con decisione, si torni ad organizzare e  ad assumere  forme di partecipazione sociale ed economica ispirate e “sostenute” dalla Confederazione, da far valere come modelli e rappresentanza di una società partecipata ad ogni livello e in ogni ambito. Per puntare verso questi obbiettivi, il Cenasca, ha formulato un primo percorso che andrà definito in termini di proposta complessiva, quale contributo alla prossima Assemblea organizzativa e programmatica della Cisl:

e)      si tratta, in  primo luogo, di valorizzare il ripensamento statutario intervenuto con il quale è stato ripristinato il modello associativo, in coerenza con la ridefinizione della missione del Cenasca, ma certo non indifferente in ordine al suo complessivo profilo organizzativo e alle modalità della sua azione. La natura associativa, tra l’altro, accentua la necessità di predisporre e qualificare servizi generali e specifici a sostegno dei soci, tanto nel caso di adesione  diretta al livello nazionale, quanto nel caso di adesione mediata  da strutture territoriali o settoriali;

f)        va inoltre ridefinito, come naturale priorità, il rapporto con il terzo settore e le sue organizzazioni e in primo luogo con il Forum, per riaffermare e rafforzare il ruolo di collegamento che il Cenasca è chiamato a svolgere verso questa consolidata realtà del nostro paese, in qualche misura riconosciuto anche con la nomina di un Vicepresidente Cenasca individuato dalla Centrale confederale;

g)      in parallelo, andranno valorizzate la funzione e la presenza del Cenasca nell’ente bilaterale di settore (Coopform), attraverso un’azione e un raccordo costanti, tanto nei confronti dei territori e delle conseguenti realtà bilaterali, quanto degli Enti Cisl che, direttamente o indirettamente, risultano impegnati nelle attività formative del mondo della cooperazione;

h)      coerentemente con quanto precede, va altresì affrontata la questione di uno sviluppo del Cenasca oltre le imprese cooperative, verso le imprese sociali e i diversi soggetti del terzo settore, il volontariato, le strutture di promozione sociale.

Si impone ovviamente, in ogni caso, un criterio associativo che per la specificità del Cenasca e del suo ruolo dovrebbe fare appello a requisiti quali: la sottoscrizione di una “Carta dei Valori”, l’effettiva partecipazione dei soci e/o dipendenti ai processi decisionali, la responsabilità sociale, la certificazione sociale, i bilanci etici, l’applicazione rigorosa dei contratti nazionali di lavoro e delle collegate normative specifiche, un volontariato gratuito;

i)        va ripensata, alla luce della rilevanza del territorio per le nuove politiche sociali e del lavoro e per la promozione d’impresa, la presenza e l’organizzazione delle strutture locali del Cenasca, in particolare di quelle regionali, che devono vedere rafforzate le loro competenze di conduzione e di coordinamento dei territori e per tutte le attività che fanno statutariamente capo allo stesso Cenasca (prime fra tutte quelle riferite al Servizio Civile Volontario).  Tra l’altro, ciò consentirebbe un rapporto più stretto con le stesse politiche contrattuali, laddove queste incrocino problemi di welfare e di tutela nei diversi mercati del lavoro.

Ovviamente questo rafforzamento delle strutture decentrate impone una riappropriazione dei compiti dei singoli livelli organizzativi, a partire da quello nazionale, e un più deciso riorientamento dell’attività del Cenasca nel contesto delle politiche della Cisl, che, nel e per il territorio, appaiono oggi trovare ulteriori ragioni di sfida che impegnano contestualmente tutte le risorse disponibili;

j)        va d’altra parte ammesso che non pochi problemi qui riferiti al Cenasca sono gli stessi che vivono altre realtà di emanazione Cisl. Per questo occorre adottare una strategia diretta a moltiplicare e rendere più ricche le opportunità da offrire a tutta l’Organizzazione, agli iscritti, alle strutture “alleate”, a partire dal terzo settore. Non si tratta di attentare ad alcuna competenza, né di indebolire alcuna identità. Se, però, si pensa ai bisogni di promozione emergenti per le categorie di lavoratori più a rischio; agli intrecci tra informazione, formazione e occupazione dipendente e autonoma; alla crescita della partecipazione individuale alle sorti dell’impresa e dell’economia ; al funzionamento sussidiario della società, al lavoro e alla domanda di personalizzazione dei servizi; alle sempre più estese competenze degli enti locali in materie di interesse diretto per i lavoratori, è del tutto evidente l’opportunità, e anzi la necessità, di agire secondo una logica di rete e di sistema. Una rete di solidarietà diffusa, si potrebbe aggiungere, dove nessuna competenza viene diminuita e nessuna identità attenuata, ma dove tutti sono chiamati a concorrere per realizzare tutele e soddisfare bisogni sempre più differenziati e insieme sempre più messi in discussione dai nuovi equilibri tra capitalismo, democrazia ed equità sociale;

k)      un progetto di rilancio per il Cenasca non può prescindere dall’identificazione delle risorse economiche su cui poter far riferimento e sui potenziali ambiti in cui poterle attivare/attingere. Negli ultimi anni l’esperienza della Struttura nazionale può dimostrare che un impegno costante e professionale rispetto alle opportunità esistenti è in grado di determinare una certa autonomia finanziaria. Quest’ultima va pianificata, come preciso traguardo di medio periodo, sia per gli evidenti obiettivi di autogoverno e di autosufficienza finanziaria, sia per i riflessi positivi che detta autonomia rappresenta nei confronti della Cisl e della capacità di sviluppare un ruolo efficiente ed efficace nell’ambito delle aree di attività in cui il Cenasca è impegnato. Il ritorno alla forma associativa permetterà di riattivare un flusso diretto di quote sociali, che, seppure  non sufficienti e non certo motivo in sé della trasformazione avvenuta, potranno rappresentare un volano nello sviluppo di concrete attività in tutti i territori. Tuttavia, per poterlo fare, servirà una fase di promozione e di avvio particolarmente dispendiosa ed impegnativa, tanto sul piano economico che su quello organizzativo. Non bisogna nemmeno  trascurare l’impegno affinché risorse scaturiscano da sinergie organizzative all’interno della Cisl, potendosi utilizzare al meglio le strutture, i servizi e le risorse umane esistenti sul territorio, con reciproco, mutuo vantaggio. In sintesi, occorre prestare attenzione alle seguenti opportunità: quote associative, progetti, servizi Cisl, servizi Cenasca, servizi Alcot, servizio civile volontario, odc, ecc.;

l)        ovviamente, per rendere più concrete e funzionali le sinergie prima richiamate, potranno essere approntati specifici protocolli tra il Cenasca e le diverse entità della Confederazione, non tanto per ribadire le rispettive convergenze “politiche”, quanto per fissare gli ambiti e le modalità funzionali ed operative delle reciproche collaborazioni. Ma il Cenasca potrà affrontare un simile impegnativo lavoro (che dovrà sostenere ed accompagnare con adeguati supporti comunicazionali, banche dati e costante informativa, con formazione mirata, con l’ausilio di dibattiti ed iniziative pubbliche, interne ed esterne al sistema confederale, con servizi e strumenti adeguati a promuoverne e a qualificare la sua rappresentanza) se la Cisl, ad ogni livello, farà suo questo impegno e valuterà suo l’obiettivo alto da raggiungere con questo suo strumento, il Cenasca, il quale, per poter raggiungere i risultati attesi, ha inizialmente necessità di un investimento e di uno sforzo straordinari e, ancor più, di convinzione consapevole. Da ultimo, se davvero si è persuasi che le attività “sindacali”  sviluppate in questo ambito producono, tra l’altro, la migliore interlocuzione e il maggiore e più proficuo rapporto con il mondo giovanile, la Cisl dovrà rapidamente dotarsi, ad ogni livello, delle strutture e degli strumenti del Cenasca, affinché in modo corale e coordinato possano essere messe a programma e fatte avanzare tutte le iniziative promozionali e di rilancio già concretamente pianificate.

 

Roma, 13 Giugno 2007