ELEMENTI DI RIFLESSIONE DEL CENASCA PORTATI AL DIBATTITO DEL XV CONGRESSO DELLA CISL, AGGIORNATI PER L’ASSEMBLEA ORGANIZZATIVA.

 

 

1. Il Cenasca come espressione della società civile

 

1.1. Non è senza significato che il Cenasca si diriga verso L’Assemblea Organizzativa della Cisl con una forma statutaria che riprende e valorizza la dimensione associativa, la più idonea per riattualizzare la cooperazione come parte costitutiva della tradizione di autotutela e auto- promozione dei lavoratori accanto e insieme alla mutualità e al sindacato. L’esperienza degli ultimi anni ha verificato una costante richiesta di rappresentanza da parte del modo cooperativo e di terzo settore vicino alle idealità della Cisl e solo un Cenasca-Associazione può assumerne la diretta rappresentatività.

E' inoltre questa dimensione associativa che può sostenere efficacemente un'azione che, come precisa ancora il nostro statuto, intende eleggere a proprio campo di azione “l'economia sociale, il non profit, l'associazionismo, il volontariato, la cooperazione, l'autogestione e tutte le forme di lavoro associato, atipico e innovativo”. Un Cenasca-Associazione soggetto di emanazione della Cisl, della sua "strategia e delle sue scelte".

D'altra parte, se c'è un tratto distintivo, un filo rosso che ha segnato la storia della Cisl e la sua specificità, esso è rappresentato da un libero convenire di liberi lavoratori, da un gesto di libertà che definisce l'adesione al sindacato come volontà di associarsi per agire collettivamente in solidarietà con altri, mettendo in gioco la propria responsabilità.

 

1.2. In questo senso l'esperienza sindacale non può che essere esperienza di partecipazione, un sentirsi parte, legato a un progetto di società, a un sistema di valori che produce identità;  un prendere parte, un agire per dare attuazione e spessore sociale al sistema di valori.

E' per questo che il Cenasca, attraverso la via della partecipazione, si propone e insiste su modelli organizzativi che non penalizzino obiettivi di efficienza e di efficacia, ma che allo stesso tempo non indeboliscano le condizioni per consentire ad ogni associato di svolgere con pienezza il proprio ruolo.

Si tratta di salvaguardare l'equivalente della democrazia interna del sindacato, evitando fenomeni impropri di impoverimento del senso di appartenenza e di svilimento del principio di responsabilità.

 

1.3. Del resto è il tessuto associativo che dà consistenza a quella specifica forma di società fondata sulla sussidiarietà e che si caratterizza per una capacità di autoregolazione, espressione di norme e valori che rispecchiano la sua dimensione etica.

E’ questa società - va ricordato - che la nostra Costituzione riconosce nella presenza delle formazioni sociali e in cui i diritti inviolabili dell'uomo sono garantiti anche in relazione alla possibilità di esprimere, attraverso esse, la sua personalità e di esercitare i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

 

1.4. Si configura in questo modo un modello di democrazia che per l'esperienza sindacale è storicamente vitale. Il sindacato vive delle libertà democratiche fondamentali e della libertà di associazione in particolare. Ma questa libertà associativa esige di essere riconosciuta in termini di cittadinanza attiva. Non può essere mortificata da una prassi che si confronta pressoché unicamente con una pubblica opinione fatta di spettatori. Le nuove piazze mediatiche non vanno semplicemente demonizzate; è anzi da valorizzare tutto ciò che può produrre un’ informazione sempre più ampia. Ma una democrazia meramente concorrenziale rischia di lasciare le persone in uno stato di asimmetria rispetto alle diverse forme del potere politico e soprattutto di deprivarle della capacità di corresponsabilizzazione che è essenziale per la partecipazione.

 

2. Territorio, sviluppo, istituzioni

 

2.1. Bisogna riconoscere che questo modello di democrazia pluralista, decisivo per la vita del sindacato e per lo stesso rapporto tra istituzioni e società civile, è da tempo sotto tensione  per ragioni di schieramento politico e di sottostima nei confronti dei corpi sociali intermedi, ma anche per la "pretesa" inevasa del riconoscimento di una loro specifica soggettività politica (non sovrapposta ai partiti).

Da un lato le società contemporanee post-moderne hanno visto esplodere forme di soggettività intense, ma anche di natura più individualistica e comunque meno proiettate verso gli orizzonti delle solidarietà lunghe, caratterizzate da obiettivi di equità sociale. Non vengono meno, necessariamente, l'interesse per gli altri, l'attenzione alle situazioni di disagio, il senso della giustizia. Ma diminuisce la fiducia nell'agire collettivo, prevale l'appartenenza ai gruppi circoscritti, il desiderio di un'espressività più concreta.

 

2.2. D'altro canto, le istituzioni di governo appaiono oggettivamente più distanti dalla vita quotidiana delle persone e meno capaci di proporre sia letture convincenti delle dinamiche sociali, sia mete comuni da condividere e conseguire. E' evidente, in questo, il condizionamento di fenomeni come la globalizzazione, che tendono a indebolire i tradizionali apparati di governo della società, in particolare quelli nazionali, limitati nei loro poteri dalla doppia pressione dei nuovi (e vecchi) localismi e dai processi di carattere sovranazionale, politici così come economici.

 

2.3. Ma senza solidarietà e senza un rapporto di senso tra società civile e istituzioni, la convivenza sociale deperisce e cresce invece il rischio di relazioni societarie disarticolate.

A maggior ragione c'è necessità di creare nuovi legami sociali, rinsaldarli come premessa per nuovi equilibri e nuove forme di governo.

Il territorio, sotto questo profilo, rappresenta un'occasione straordinaria per il significato che ha assunto.

 

2.4. E ciò, innanzi tutto, per la collocazione che il Cenasca rivendica rispetto al mondo del volontariato e dell'intero terzo settore, sede specifica dell'ascolto dei nuovi bisogni e delle nuove fragilità emergenti nella nostra società; così come esso è allo stesso tempo il luogo delle risposte ai problemi che la società civile tenta di darsi da sé, in termini di auto-organizzazione.

 

2.5. E’ nel territorio che emerge la rilevanza di ciò che viene definito capitale sociale, così determinante per lo sviluppo.

E’ importante allora che  il Cenasca intenda rideclinare lo strumento cooperativo in termini di una imprenditività sociale che ha il valore di una disseminazione della capacità di rischio in forme diffuse e condivise e  il carattere di una promozionalità da dare alla cooperazione sociale, fuori da ogni schema assistenzialistico.

 

2.6. Il territorio è, alla fine, anche il luogo ove più concretamente e immediatamente si ridefiniscono nuove forme di governo, ove istituzioni, parti sociali e soggetti della società civile si misurano sugli strumenti di una governance che ha un duplice significato:

-         quello di superare modalità di programmazione e di gestione di tipo burocratico, di fatto autoreferenziali, secondo una razionalità tutta interna alle istituzioni stesse e come tale soggetta a distorsioni e conseguenze non attese;

-         quello di valorizzare, in una logica di rete, “pubblico” e “privato” insieme, ovvero coinvolgere nuovamente sulla base del principio di sussidiarietà orizzontale o sociale, tutti i soggetti della società civile in grado di concorrere al soddisfacimento dei bisogni, secondo un’idea di bene comune da condividere, promuovere, costruire.

 

3. Un nuovo welfare plurale

 

3.1. Il nuovo welfare che si sta  ridisegnando, di fronte alla crisi dello Stato sociale, si presenta ormai come ambito emblematico per un nuovo rapporto tra società e istituzioni ove sperimentare nuovi modelli di governance.

Sono note le ragioni che hanno portato a ripensare le politiche sociali. Sono ragioni che discendono dallo squilibrio tra risorse disponibili, decrescenti, e domanda di servizi legati ai diritti sociali crescenti; ma sono anche ragioni che, da un lato, hanno a che fare con la convinzione che sia lo Stato, la mano pubblica, a dover assicurare tali servizi per la loro natura di carattere universalistico, dall’altro, si rifanno anche ad una concezione indifferenziata dei bisogni che spinge ad attese continuamente crescenti.

 

3.2. A queste difficoltà si è cercato di rispondere con interventi restrittivi e insieme ricorrendo al mercato, di fatto privatizzando buona parte dei servizi sociali. Nell’un caso e nell’altro, a soffrire sono stati – e sono – i ceti più deboli e le persone in condizioni di marginalità, con ciò approfondendo le disuguaglianze in essere.

 

3.3. Il consolidamento del terzo settore è stata una prima risposta autonoma della società civile che ha avuto nei problemi di welfare il suo campo d’elezione. Ma ad esso ha fatto ricorso anche la politica, utilizzandolo come equivalente funzionale dell’intervento pubblico, perseguendo costi più bassi uniti  all’obiettivo di conseguire un maggiore consenso sociale.

 

3.4. Il modello assunto a riferimento è il welfare mix, ove sono le istituzioni di governo che programmano, mentre la gestione viene attuata attraverso le organizzazioni di società civile, con modalità che possono essere anche quelle di mercato; un mercato, peraltro, definito istituzionalmente  nei suoi criteri di funzionamento, alimentato da risorse pubbliche.

 

3.5. Ma il welfare mix  non può offrire un tipo di governance quale quello evocato. In realtà una piena legittimazione della società civile  a codefinire le politiche sociali non può che venire da modelli di welfare plurale. In questo caso, il terzo settore è chiamato, secondo le specificità delle sue istituzioni, a definire gli obiettivi, entrare nel processo di individuazione dei bisogni, implementare nuove modalità di programmazione “dal basso”.

 

 

4. Un più forte protagonismo economico

 

4.1. Le organizzazioni di terzo settore non possono, d’altronde, vivificare nessun modello di welfare plurale se non in una prospettiva più ampia, nella quale è l’intera economia a porsi come realtà in cui convivere, in una situazione di complementarità: imprese profit e imprese sociali, organizzazioni e istituzioni non profit, il “pubblico libero” come le Fondazioni, le imprese sociali legate o meno alla cooperazione. Si tratta, con altre parole, di immaginare un’economia che ospita in sé una dimensione non profit, dove l’obiettivo di dare voce e spessore alla società civile si esprime non solo sul lato dell’offerta dei servizi, ma anche su quello della domanda. E’ importante che la società civile stessa si organizzi per rispondere a bisogni sociali; ma è importante che ciò avvenga producendo beni e servizi con finalità e modalità volte ad umanizzare il sistema delle relazioni sociali così come quello delle relazioni economiche.

 

4.2. Non c’è nessuna pretesa di uscire dal capitalismo e neppure è in discussione l’idea di mercato. Ciò che va ricercato, più semplicemente, sono forme produttive alternative a quelle tradizionali (e il Cenasca non può non ricordare che nei suoi scopi statutari c’è anche l’autogestione, come volontà di protagonismo del lavoro); e il mercato per parte sua è inteso per quello che è; non un semplice sistema di scambi, ma un complesso normativo, un insieme di regole che ricomprendono una dimensione etica socialmente orientabili.

 

4.3. In questo sta la rilevanza di un’impresa sociale che opera anche sul versante della domanda di beni e servizi per sostenere l’iniziativa della società civile: né semplicemente funzionale, né subalterna allo Stato o al mercato.

È in gioco dunque la salvaguardia di una ricerca di libertà che nessun bisogno sociale può mettere in discussione e che invece è a rischio quando la risposta a tale bisogno può risultare condizionata o condizionabile. La prospettiva è quella di uscire dal paradigma dell’utente e da quello di cliente, per entrare invece in quello del cittadino.

Del resto, è ciò che la Cisl si propone nel più vasto mondo dell’economia di mercato quando propone la partecipazione nei suoi diversi significati e, all’interno degli stessi processi di accumulazione, come occasione di protagonismo per l’intero movimento sindacale.

 

 

5. Il sostegno all’occupazione

 

5.1. Storicamente il movimento cooperativo ha avuto nella promozione dell’occupazione un fattore di legittimazione, ma è anche vero che tale fattore ha dovuto e deve, nelle società di mercato, confrontarsi con il rapporto tra lavoro associato e lavoro dipendente, rapporto massicciamente a favore di quest’ultimo.

 

5.2. Ad uno sguardo più attento vale però la constatazione che il peso della cooperazione è variabile da settore a settore e che in alcuni casi tale peso assume una dimensione di rilievo.

Per altro verso, in alcuni servizi in particolare, esiste un problema di qualità e di costi insieme, che va affrontato e risolto ogni volta che si traduce in condizioni di svantaggio per i lavoratori soci o dipendenti.

 

5.3. Ma c’è una dimensione del mercato del lavoro che si presta oggi ad essere guardata con particolare attenzione da una realtà come il Cenasca.

La flessibilità da un lato e le politiche di welfare to work dall’altro (un welfare che pone al suo centro l’occupazione), richiamano interventi di tipo innovativo con i quali le politiche del lavoro devono essere per definizione attive e promozionali, ma dove anche la precarietà dei rapporti di lavoro atipici reclama comunque l’introduzione di misure di sicurezza che non riguardano solo il reddito, ma le condizioni complessive di vita e l’accesso a beni quali –solo per esempio- il credito e la casa.

 

5.4. L’intervento pubblico può far molto (o almeno potrebbe); ma anche in questo caso la prospettiva vincente è quella della rete tra pubblico e privato: centri per l’impiego e insieme istituzioni formative, sostegno all’imprenditorialità, associazionismo professionale e altro.

L’esperienza di questi anni evidenzia che la costruzione di questa rete si presenta più complessa che in altri ambiti ed ha comunque un volume minore di esperienze alle spalle quando deve interagire con i problemi dell’occupazione.

E in ogni caso, problemi particolarmente vivi restano sia l’entrata nel mercato del lavoro, sia l’uscita quando avviene in condizioni di età e/o qualificazione tali da rendere difficile la ricerca di una nuova occupazione.

 

5.5. Come per il welfare plurale, vale qui progettare soluzioni affidate alla capacità di autopromozione dei soggetti che si trovano in condizioni di difficoltà. In questo caso è l’offerta di lavoro, sono i lavoratori stessi che dovrebbero poter contare su forme di associazionismo che consentano loro di avere rapporti attivi, e non solo passivi, con le politiche che li riguardano. È un tema questo che riguarda l’intero sindacato, il quale, non a caso, si è dotato di specifiche strutture associative per la tutela dei rapporti di lavoro atipici, ma che può trovare nelle diverse declinazioni del non profit anche altri modi e strumenti per non abbandonare alla logica del mercato quest’ area cruciale del mondo del lavoro. Anche in questo caso, rendendo i lavoratori protagonisti del loro destino occupazionale, già nella ricerca del lavoro e nella “manutenzione” professionale per il tramite di forme associative e mutualistiche dedicate, accanto e insieme agli altri strumenti di cui il sindacato si è dotato, a partire da quelli della bilateralità.

 

 

6. Gli impegni che ci attendono

 

6.1. La prossima Assemblea Organizzativa, per tanti versi essenziale al fine di aggiornare la strategia organizzativa ai cambiamenti straordinari che abbiamo vissuto negli anni più recenti, sarà un’occasione anche per rilanciare, nel contesto di tale strategia, le prospettive che il Cenasca intende assumere in continuità, ma anche innovando rispetto alla propria storia.

 

6.2. Innanzi tutto è necessario che, già sul piano culturale, della interpretazione dei fenomeni in atto e in quella della sperimentazione di nuove iniziative, il Cenasca potenzi un rapporto più stretto ed efficace con l’organizzazione confederale tutta, per sostenerne un’autonomia che è frutto anche di capacità di percezione e di valutazione di ciò che si muove nella società, per coglierne il senso e ricomprenderlo nell’orizzonte della sua azione.

Fare rete, sviluppare i coordinamenti territoriali in raccordo con IAL, INAS, CAF, ANOLF, ANTEAS, SICET, ADICONSUM, ETSI e le altra Entità organizzate, con le Categorie e con le Strutture orizzontali è un obiettivo che ha valenza sul piano dell’efficienza organizzativa, ma ancor più rappresenta un’esigenza imprescindibile per sostenere progetti di nuova sindacalizzazione del lavoro.

 

6.3. Nella logica di una presenza organizzata secondo i modelli di rete, il coordinamento e l’integrazione con le altre strutture della Cisl deve rappresentare un obiettivo prioritario, legato alla capacità di guardare alla società. Non si deve rinunciare al lavoro come base di legittimazione dell’azione sindacale, ma si deve saperlo leggere immerso nelle relazioni (e nei bisogni di tutela) che ne definiscono, oggi, senso e valore rispetto alla società stessa e ai suoi cambiamenti. Tutto ciò che fino ad oggi è sembrato collaterale e parallelo all’ organizzazione sindacale, come gli stessi servizi offerti ai lavoratori, non si presenta più come aggiuntivo, come una sorta di mercato interno opzionale per favorire assistenza, tempo libero, formazione. Questo mondo si fa costitutivo del modo d’essere del sindacato, è un valore aggiunto rispetto a quelle capacità di dare risposte puntuali ai problemi dei lavoratori e che costituisce una peculiarità della Cisl, una estensione della sua presenza da mettere al servizio degli obiettivi di sindacalizzazione nel territorio e nelle categorie.

 

6.4. Un’attenzione particolare va data ai problemi dell’immigrazione , del mondo dei giovani e delle donne, per le contraddizioni e le difficoltà che segnano le loro possibilità di entrata e presenza qualificata nel mercato del lavoro, nella consapevolezza che l’esperienza del Cenasca può essere utilizzata come canale di autopromozione e di sostegno/tutela in un mercato del lavoro che si fa vieppiù problematico in tutto il ciclo di vita.

In tal senso, va potenziato il crescente impegno per il Servizio Civile Nazionale, quale strumento di dialogo e contatto con i giovani, ma anche di esperienza, di conoscenza e di ingresso nel mercato del lavoro, magari proprio attraverso la realtà sindacale a molti di fatto sconosciuta all’inizio del Servizio e di cui, al termine, si condivide profondamente le motivazioni. Non meno importante, rispetto alle problematiche giovanili sopracitate, riteniamo essere l’esperienza ormai decennale del Progetto Policoro, centrato nel Mezzogiorno, che ha permesso alla Cisl di incontrare oltre 6000 giovani.

 

6.5. Un ruolo di particolare valore va confermato al Cenasca nei confronti del terzo settore, alla possibilità di costruire un’economia declinata in termini sociali e civili, ovvero, come si è detto, organizzando l’offerta di servizi sociali, ma anche promuovendo la domanda. È una prospettiva questa di particolare significato, che valorizza la dimensione partecipativa e consente che tale dimensione possa entrare nei nuovi modelli di governance, propri del welfare plurale. Il Cenasca può, in questo senso, arricchire e rafforzare l’azione della Cisl, e, come avviene già in molte iniziative avviate da tempo, favorire l’alleanza con la molteplicità di corpi sociali che esprimono il bisogno di alternative alle logiche di puro scambio, quelli che, nei nuovi contesti sociali, risultano essere portatori di nuove solidarietà e del valore della reciprocità.

 

6.6. La ripristinata natura associativa del Cenasca e il suo rafforzamento organizzativo postulano una condizione strutturale e gestionale da perseguire anche attraverso appropriate forme organizzative nel territorio. Dotandosi di strumenti di lettura della società e sviluppando formazione della propria rappresentanza e degli associati, il Cenasca potrà ritrovare e rafforzare quella capacità di rapporto con il mondo cooperativo a cui non può non appartenere. E, in particolare, potrà aprirsi con vigore e impegno all’insieme delle variegate realtà del terzo settore; quelle realtà che possono fare della nuova Associazione una leva importante per dare risposta ai problemi della società che cambia, diventando strumento strategico per il futuro della Cisl.