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Un accordo blindato contro la criminalità
di Paolo Mezzio
Un accordo blindato, per alzare l'argine delle coscienze contro la criminalità. E per fare della Sicilia una terra in cui il lavoro non sia più il privilegio di appena più di un quarto della popolazione, com'è adesso. E nessun alibi sia offerto alla voglia d'investire delle imprese. E' questa, per la Cisl, la strada maestra attraverso cui assicurare alla regione ritmi sostenuti di sviluppo. E un tasso di crescita che non conosca più, com'è attualmente, la voragine del 36% di occupazione irregolare su quella complessiva: un esercito sconfinato di precari a cui è negata ogni ipotesi di effettiva qualità dell'esistenza.
L'accordo a cui pensiamo, un vero "protocollo per la legalità e il lavoro in Sicilia", dovrà essere il frutto di un'intesa tra istituzioni e società, tra lo Stato, la Regione, gli enti locali e le forze sindacali e imprenditoriali. E dovrà canalizzare verso l'Isola le risorse nazionali e Ue a partire da quelle già ora destinate a fondere legalità e lavoro. I due termini del binomio potrebbero tradursi infatti in un fecondo circolo virtuoso: tra sicurezza-investimenti-occupazione e sviluppo. Ma per questo, occorre alzare la soglia della sicurezza e spingere in avanti i processi di sviluppo.
Il senso della mobilitazione lanciata in questi giorni da Cgil, Cisl e Uil - venerdì a Vittoria con D'Antoni, oggi a Caccamo con Cofferati e sabato a Milano coi vertici al completo del movimento sindacale - è tutto in questa prospettiva. E nella considerazione che la sicurezza è una delle pre-condizioni dello sviluppo. Non certo l'unica, ovviamente. Il decollo dell'economia è il risultato di un mix armonioso di fattori: dall'efficienza della pubblica amministrazione alla qualità del credito all'ammodernamento delle infrastrutture. E su tutti questi fronti è necessario che la Regione acceleri, dando il segno di un'effettiva volontà riformatrice.
Ma è la sicurezza il punctum dolens di una Regione in cui è stata sconfitta forse la mafia stragista ma nella quale l'80% dei reati è privo di colpevole e impunito rimane addirittura il 98% dei furti. Per non parlare di estorsioni, i cui casi denunciati sono stati l'anno scorso, nelle sole tre città metropolitane, ben 64.
Ecco dunque perché vogliamo un accordo blindato, cioè forte, su un terreno che riteniamo fondamentale per la democrazia e il grado di civiltà. E chiediamo che siano il presidente del Consiglio D'Alema e quello della Regione, Capodicasa, i primi firmatari dell'intesa. Un protocollo che faccia tesoro delle indicazioni dei grandi accordi del '93 e del '96, e del patto di Natale del 22 dicembre, ma che vada oltre tracciando, in forza della concertazione con le forze economiche e sociali, i binari di un qualificato "progetto sviluppo nella sicurezza". Un progetto che apra alla Sicilia, con le chances della strategia, le porte del nuovo millennio.
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