Siracusa

Relazione della Segreteria tenuta da Giuseppe Timpanaro

FORUM CISL SU AMBIENTE, SVILUPPO, OCCUPAZIONE

Premessa

Il tema posto oggi ha bisogno di essere collocato in contesti di interrelazione più ampi.

Il rischio di incidente rilevante connesso con determinate sostanze pericolose mette a dura prova nelle aree territoriali la capacità dei soggetti di affrontare le questioni con una visione interdisciplinare.

Nè può mancare uno sforzo che sappia condurre le impostazioni ed i ragionamenti oltre la delimitazione delle aree stesse.

La sana ambizione è ormai quella di un orizzonte globale dal quale nessuno può prescindere.

Questo modo di stare dentro i problemi contribuisce, nel nostro caso, a generare fatti nuovi ed azioni significative dagli effetti simbolici straordinariamente positivi: il moltiplicarsi simbiotico delle buone prassi industriali, eco-compatibili.

C’è infatti la necessità di imprimere un’accelerazione ad una situazione in movimento, un significativo riposizionamento dentro e fuori le due aree: si deve dimostrare la capacità interattiva dei soggetti economici, sociali ed istituzionali di cooperare per lo sviluppo, di avviare un’ulteriore fase industriale, salvaguardando al contempo l’ambiente e le seguenti compatibilità sociali.

Noi riteniamo che l’industria sia da considerare ancora il fulcro del cambiamento e che le aree di cui ci stiamo occupando hanno dentro un potenziale, non solo localistico, sul quale val bene la pena scommettere.

Le distrazioni, i ritardi e le omissioni in tema ambientale, le incoerenze rispetto alle logiche dello sviluppo eco-compatibile, l’assenza di modi e ruoli istituzionali, economici e sociali adeguati lascerebbero la situazione in bilico.

Depriverebbero in definitiva le due aree e l’intero contesto isolano del proseguo di una visione industriale e tecnologica capace di determinare nuovo valore e nuovo lavoro.

Senza segni tangibili di un’inversione di tendenza si rischia di depotenziare le prospettive industriali: forme di sviluppo non sostenibile o non adeguatamente compatibili finiscono con l’incidere negativamente sulla capacità delle imprese di mantenere ed accrescere la competitività.

La condizione di stallo spesso determinata dal ruolo bloccante delle istituzioni regionali, ed in qualche caso anche di quelle sub-regionali, pone un problema etico, ancor prima che politico, economico e sociale per le due aree e la comunità isolana.

Se non si realizzano in fretta tutte le azioni di risanamento, di infrastrutturazione e di bonifica si incide negativamente su ognuna delle chanche che consentono di puntare sulla prospettiva da protagonisti.

Occorre determinare immediatamente tutte le condizioni necessarie per governare un processo in evoluzione nel suo rapporto costante col mercato e gli adeguamenti legislativi in materia ambientale.

Gli strumenti sono tutti alla nostra portata.

C’è bisogno di un approccio rapido e creativo per sfruttare costruttivamente tutte le opportunità di cui godiamo e determinare una prospettiva nuova di sviluppo, di accrescimento delle chances industriali ed occupazionali per le due aree e la comunità isolana nel suo insieme.

Questo è un ambito industriale che si riadegua continuamente e che deve generare da dentro riposizionamenti continui e progressivi nei processi e nei prodotti, così come nelle compatibilità ambientali e sociali.

 

La situazione siciliana nel passaggio dalla Seveso I alla Seveso II.

Nella fase attuale non si può fare a meno di evidenziare quanto e come incide sulla situazione isolana l’avvicendamento normativo determinato dal recepimento della Direttiva Europea 96/98. Essa ha comportato l’innesto di importanti modifiche nella normativa precedente (imperniata quasi interamene su DPR 175/88 – Seveso 1 – e DPCM 31/03/1989), con l’approvazione e la pubblicazione del DLGS 334/99 (meglio noto come Seveso 2).

La nuova normativa contiene importanti novità che vanno dal campo di applicazione (cioè quante e quali sono le aziende sottoposte agli obblighi), all’introduzione di un sistema di gestione della sicurezza (SGS); dall’effetto domino (cioè la vicinanza di più stabilimenti può aumentare i danni in caso di incidenti), al controllo dell’urbanizzazione (lontananza tra stabilimenti ed aree urbanizzate o sensibili); dalle competenze della PA (nazionali, regionali e locali, Vigili del Fuoco, Prefetti, Sindaci, Agenzia per la prevenzione, Asl etc), ai controlli (almeno una volta l’anno per le aziende più pericolose); dai piani di emergenza esterni ed interni (con la consultazione e il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori), alle Sanzioni (qualche volta aumentate e qualche altra diminuite); dagli allegati tecnici (parziali modifiche in alcuni casi e rinvio a successivi decreti in altri), al ruolo delle parti sociali e dei lavoratori.

Ma mentre la normativa precedente era rivolta solo ai depositi o agli stabilimenti ove si svolgevano determinate attività industriali, la nuova coinvolge qualsiasi gestore che superi determinate quantità di sostanze di alta pericolosità, indipendentemente dal settore merceologico.

Vengono variate le quantità delle sostanze da cui derivano i vari obblighi.

E, pur mantenendo la divisione in quattro classi (C, che rimane identica; B2 che viene spaccata in B ed A2; B1 che viene divisa in B e A2 ; e la A1 quasi identica), vengono individuati obblighi quali: l’identificazione dei rischi e l’informazione dei lavoratori (c); la relazione semplice (b), la notifica semplice (a2) e la notifica completa, il rapporto di sicurezza ed i piani di emergenza esterni (a1).

Le classi A1 e A2 dovranno provvedere alla predisposizione di un apposito sistema di gestione della sicurezza entro sei mesi dall’entrata in vigore del dlgs, in esecuzione di linee guida da emanarsi con apposito decreto entro i prossimi tre mesi.

Alcuni obblighi aziendali fanno emergere e riconfermano la necessità della partecipazione sociale dei lavoratori ai cicli ed ai processi di sicurezza.

La predisposizione di piani di emergenza interni ( previsti dall’art. 4 del dlgs 626/94) e l’informazione, la formazione, l’addestramento e l’equipaggiamento dei lavoratori sono alcuni dei passaggi fondamentali mantenuti nella nuova normativa.

Il ruolo della Regione diventa fondamentale poi nell’individuazione delle aree ad elevata concentrazione di stabilimenti per la predisposizione del piano di emergenza dell’area, mentre le provincie ed i comuni svolgono un ruolo decisivo per il controllo dell’urbanizzazione.

Non può essere infine sottovalutato l’intreccio normativo e gli obblighi derivanti dalla Seveso 2, col dlgs 372/99 che riguarda "la prevenzione e la riduzione integrata dell’inquinamento" e col dlgs 351/99 "sulla valutazione e la gestione della qualità dell’aria ambiente".

La nuova normativa prevede infine il corretto e tempestivo svolgimento dei ruoli assegnati alle istituzioni ai vari livelli: dalla Regione che definisce gli indirizzi per i piani provinciali, disciplina le prassi amministrative, vigila sulla corretta applicazione delle previsioni normative, sui criteri di urbanizzazione e sulla garanzia dell’accessibilità delle popolazioni ai rapporti di sicurezza; alle provincie che predispongono i piani provinciali di emergenza, alle Prefetture ed al loro ruolo di protezione civile, ai comuni ed al loro ruolo informativo nei confronti della popolazione, ai vigili del Fuoco ed al loro ruolo di istruttoria tecnica, rilascio di nulla-osta, all’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale (non ancora istituita in Sicilia) ed al suo ruolo di supporto tecnico, che garantisce servizi alle istituzioni ed alle aziende ed affidabilità e trasparenza al sistema di rilevazione e di monitoraggio.

Nelle due aree quindi tutti i soggetti interessati: economici, sociali ed istituzionali dovranno affrontare un cambio di fase evolutivo delle norme, recuperando i ritardi realizzativi della 1° fase e soddisfare in tempi strettissimi tutti i parametri previsti dagli adempimenti della precedente previsione legislativa.

Al contempo però, occorre innestare, nell’ambito della revisione dei piani, la fase degli adeguamenti successivi previsti alla Seveso 2 con i conseguenti riposizionamenti tecnologici delle aziende.

E’ una fase particolarmente delicata nella quale bisogna fare molta attenzione a tre aspetti delle questioni: il primo riguarda i ritardi e gli intoppi nella realizzazione degli interventi previsti nelle due aree e gli effetti positivi che avrebbero dovuto produrre; il secondo riguarda i ritardi della Regione nel recepire la normativa sull’istituzione dell’ARPA, sulla semplificazione delle procedure burocratiche ed amministrative riferite alle aree ecologicamente attrezzate ed agli sportelli unici autorizzativi, e lo svolgimento del ruolo attivo prima descritto; il terzo è quello relativo ad alcune decisioni aziendali, che anzicchè affrontare e risolvere i problemi di alcuni impianti hanno preferito chiuderli.

I rischi e le opportunità nelle due aree.

a) Lo stato dell’arte dei due piani di risanamento ambientale.

L’avvio dei due piani di risanamento ambientale risale ormai a circa cinque anni fa.

Due decreti del Presidente della Repubblica del 2 Maggio 1995 hanno stabilito l’assetto normativo.

La stipula di due accordi di programma del Gennaio 1996 e la loro successiva pubblicazione, in forma di decreti del Presidente della Regione (Aprile 1996), ne hanno determinato l’assetto pattizio, il ruolo di tutti i soggetti interessati agli interventi, e gli obblighi che scaturiscono per ognuno di essi.

I due piani di disinquinamento ambientale prevedevano, nella loro 1° fase realizzativa, interventi con fondi pubblici pari al £ 40 miliardi per Gela (CL) e £. 100 Miliardi per Siracusa, ma avrebbero dovuto attivare ulteriori interventi delle aziende per un costo globale di oltre £. 600 miliardi a Gela (CL) e di oltre £. 1000 Miliardi a Siracusa.

I comitati di coordinamento tecnico ed i collegi di vigilanza delle due aree, costituiti in forza delle previsioni normative e pattizie di cui si è detto, non sono stati messi nelle condizioni della migliore agibilità, anche se in qualche caso si sono astenuti dal promuovere iniziative adeguate.

La Regione Siciliana e l’Assessorato competente, quello al Territorio ed all’Ambiente, cui spetta il coordinamento tecnico – scientifico, il Comune di Gela e la Provincia Regionale di Siracusa cui sono affidati i compiti di Segreteria tecnica, non si sono trovati ad adempiere con puntualità e coerenza dei loro atti amministrativi agli obblighi ed ai compiti scaturiti dagli accordi di programma.

Ciò ha determinato il fatto che la disponibilità delle risorse pubbliche in capo alla Regione Siciliana (dal 1996, quando il Ministro dell’Ambiente le ha trasferite al bilancio regionale) non ha mai determinato la fase della progettazione esecutiva e della successiva realizzazione di opere ed infrastrutture.

Questa situazione ha raggiunto l’acme del paradosso circa un anno fa, quando, nell’ambito di un’iniziativa unitaria delle Confederazioni Regionali Cgil Cisl e Uil, riscontravamo alcune concomitanze che nel loro coesistere continuano tutt’ora a fungere da blocco degli interventi pubblici dei due piani.

Continuano a persistere tutte le problematiche evidenziate ripetutamente dal Sindacato, e in particolare dalla Cisl a tutti i livelli, da circa 4 anni: le strutture di supporto tecnico specialistico ai comitati di Coordinamento non hanno trovato attuazione a causa di intoppi burocratico – amministrativi, anche ministeriali.

Le strutture di supporto tecnico specialistico sono fondamentali: realizzano la maggior parte degli interventi del piano, provvedono all'aggiornamento dello stesso, supportano la segreteria tecnica nell'istruttoria delle pratiche e svolgono gli interventi propedeutici al piano.

La Regione Siciliana non ha mai trasferito agli enti titolari degli interventi ricadenti nelle aree le somme relative alla progettazione (5%) e della direzione dei lavori (5% ulteriore).

La normativa specifica prevista dall’ultima legge finanziaria regionale non ha determinato nei fatti l’avvio di questa parte dei piani.

Specifiche conferenze di servizio potrebbero generare una condizione positiva nella quale possa essere finalmente chiaro: chi fa, che cosa, quando, come, con chi etc.

Ruolo di coordinamento della regione e calendario di incontri presso il Ministero.

Per quanto riguarda poi gli interventi previsti nel piano e relativi alle industrie, dalla rielaborazione dei dati che ci sono stati forniti dai comitati delle due aree, emerge questo quadro:

1. Siracusa (aggiornamento al Luglio 1999) interventi attuati, autorizzati o in corso di realizzazione pari a circa il 95%;

2. Gela (aggiornamento al marzo 1999) interventi attuati, autorizzati o in corso di realizzazione pari a circa il 75%;

* Specifica Siracusa progetti aziende mancanti.

C’e tuttavia da rilevare:

* Specifica Gela progetti aziende mancanti.

C’è tuttavia da rilevare come in un caso, quello dell’impianto di ricezione e stoccaggio criogenico ammoniaca si sia in fase di modifica progettuale da parte di Enichem, ed in altri due casi la stessa Enichem ha usato la tecnica della chiusura degli impianti, volendo quasi rimuovere alla radice il problema.

Sembra si tratti di una tecnica di deindustrializzazione esplicita, contro la quale richiamiamo il ruolo attivo della Regione e del Ministero – perché non siano sterilizzati gli strumenti attivati nei due territori.

Questo quadro evidenzia tuttavia il persistere di una condizione stridente all’interno delle due aree.

Una contraddizione dove il protagonismo negativo delle istituzioni a livello regionale e sub-regionale può determinare una fase calante dell’attenzione e dell’interesse aziendale nella prosecuzione delle operazioni di risanamento e di bonifica determinati dagli aggiornamenti intervenuti.

Mentre ora diventa sempre più evidente la necessità di costruire volontariamente sistemi di gestione interni più favorevoli all’ambiente e predisporre ed offrire alla comunità informazioni periodiche sullo stato di attuazione dei programmi e delle politiche interne di gestione.

La fase attuale è connotata a Gela dallo schema di un nuovo piano da sottoporre ai soggetti contraenti e dalla previsione di una serie di interventi per aggiornare il piano con nuove proposte.

Sul contratto di programmazione invece il comitato ha espresso il proprio parere.

Occorrerebbe passare alla fase dell’approvazione e della sottoscrizione.

Mentre a Siracusa si connota con la necessità di aggiornare il piano, tenendo conto del sopraggiungere di nuove emergenze quali: il rinvenimento di una discarica abusiva di amianto nell’area dello stabilimento Eternit (contrada Tàrgia a Siracusa), il rilevamento di alto tasso di benzene nell’area a rischio, l’inquinamento da onde elettromagnetiche, la necessità di aggiornare la raccolta dati, la ridelimitazione dell’area a rischio, le problematiche delle aree dismesse, l’emergenza rifiuti e la necessità di una piattaforma polifunzionale, la necessità di delocalizzare la ferrovia, la decoibentazione delle strutture coibentanti di amianto.

La necessità di aggiornare i piani deve fare i conti con la soluzione immediata di problematiche una per tutte: la rilocalizzazione della Caserma dei Vigili del Fuoco a Gela, opera del tutto sussidiaria al piano, come è evidente.

b) Il Ruolo delle istituzioni regionali e sub regionali.

Una delle problematiche che intendiamo evidenziare è quella relativa al modo con il quale, nell’applicazione della normativa, frattanto mutata, e nell’esecuzione dei due piani (che è necessario aggiornare periodicamente ed in progress), la Regione e le istituzioni locali intendono valorizzare l’apporto delle parti sociali: cioè delle aziende e delle loro associazioni, dei lavoratori, consapevoli e coinvolti, e delle O.S.

Bisogna chiarire inoltre come si intende procedere, da un lato, alla informazione – consultazione dei cittadini e, dall’altro, alla gestione degli interventi di emergenza.

Il quadro dato rende evidente come nella gestione della prevenzione, dell’informazione e della formazione non si può più prescindere dall’istituzione dell’ARPA, fondamentale anche per i ruoli di controllo assegnati ai vari livelli istituzionali.

E’ infine utile sottolineare come, per il controllo dell’urbanizzazione, il coinvolgimento delle parti sociali da parte dei sindaci serve ad evitare conflitti tra cittadini ed insediamento industriale.

Serve ad uscire da una sorta di ambiguità, e cioè che l’espansione urbanistica o delle infrastrutture per la città non è più legittima dell’insediamento industriale, soprattutto dove l’insediamento già esiste ed è sottoposto ai vincoli dei piani di risanamento o della Seveso 2.

c) Il ruolo delle parti economiche e sociali e delle forze ambientalistiche.

E’ appena il caso di chiedersi se per queste due aree, esiste il rischio di deindustrializzazione per via ambientale.

Con consapevole equilibrio possiamo sostenere che tale rischio esiste, se non si cominciano ad immaginare percorsi politici ed istituzionali coerenti che portino alla prevenzione ed alla riduzione integrata dell’inquinamento.

Quella attuale è un’occasione importante che viene offerta a tutti gli interlocutori economici, sociali, istituzionali ed ambientali per riposizionare l’intervento e la gestione delle problematiche connesse alle aree ad elevato rischio di incidente rilevante.

Esistono alcuni obiettivi che sappiamo essere certamente comuni:

1. la riqualificazione ambientale delle attività produttive;

2. la infrastrutturazione del territorio e la realizzazione di reti e servizi ecologicamente adeguati;

3. la partecipazione organizzata, qualificata e responsabilizzata dei più diretti protagonisti e delle popolazioni più immediatamente coinvolte;

4. la definizione di un ruolo delle istituzioni, che oltre alle funzioni di vigilanza e controllo, promuovono l’assunzione sussidiaria di responsabilità e competenze da parte dei soggetti sociali.

C’è un pericolo che occorre ad ogni costo evitare: quello dell’avvio di un processo forse non sempre esplicito, ma progressivo di deindustrializzazione, di impoverimento delle dotazioni tecnologiche innovative presenti nelle due aree, di scarico sulla collettività e sull’occupazione di costi di bonifica e recupero ambientale.

Evitare questo rischio presuppone l’esercizio di un ruolo positivo delle forze attive delle comunità locali mentre occorre perseguire al contempo gli obiettivi dei due piani, realizzare tutti gli interventi previsti e applicare i nuovi adempimenti normativi.

C’è bisogno di un patto che possa rimettere a fuoco volontà, impegni e realizzazioni dei soggetti sociali economici ed istituzionali.

Per questo proponiamo a Confindustria Sicilia ed a Cgil e Uil la stipula di un protocollo di intesa per l’avvio ed il perseguimento di azioni comuni contro la deindustrializzazione delle due aree.

Proponiamo inoltre la stipula, sempre insieme a Cgil e Uil, di un patto di collaborazione con le associazioni ambientaliste.

La finalità è quella di combattere i pericoli determinati da processi di deindustrializzazione che mentre non risolvono i problemi ambientali esistenti, ne creano al contempo di nuovi dal punto di vista sociale ed occupazionale.

Questi ci sembrano due passaggi fondamentali e necessariamente propedeutici alla realizzazione di un accordo di programma sul modello Porto Marghera.

Realizzare un accordo di programma siffatto chiama in causa sensibilità e responsabilità a tutti i livelli.

I soggetti sociali ed economici e le istituzioni locali dovranno fare per intero la loro parte, la Regione dovrà compiere il necessario salto di qualità verso i ruoli di indirizzo e programmazione delle politiche industriali, ed ambientali lo Stato dovrà poter incentivare ed accompagnare un processo di interesse strategico sotto il profilo sociale economico ed ambientale.

Alcune proposte

Siamo convinti che giocare d’anticipo è utile e può risultare vincente per il futuro delle due aree dal punto di vista della prospettiva industriale e di un nuovo e più avanzato equilibrio eco-compatibile.

Serve avviare un processo di qualificazione e di miglioramento ambientale capace di propagarsi dall’industria per investire le istituzioni, i corpi sociali e i cittadini delle comunità interessate.

Occorre puntare a trasformare progressivamente le due aree in aree ecologicamente attrezzate.

Ma per consentire e favorire tutto ciò la Regione recepisca immediatamente il dlgs 112/98 (una delle Bassanini ancora non recepita, sebbene considerata tra le leggi di grande riforma dell’ordinamento).

Occorre mettere in campo e diffondere programmi di informazione e di formazione che a partire dai luoghi di lavoro si completano e si rafforzano con il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche e della popolazione locale.

La determinazione di condizioni di accompagnamento dei programmi di gestione ambientale delle imprese può determinarsi con l’adozione di programmi di contabilità e qualificazione ambientale da parte degli enti locali, che, mentre da un lato, rendono trasparenti ed affidabili i bilanci ambientali delle imprese, dall’altro, realizzano un "bilancio ambientale di area" che evidenzia la strategia globale di miglioramento e le tappe successive dei processi realizzativi.

Noi continuiamo a pensare ad assetti di concertazione delle politiche del territorio anche in relazione alle problematiche ambientali ed industriali.

La realizzazione di due comitati territoriali per il miglioramento ambientale determinerebbe forme di integrazione e di esaltazione di funzioni e responsabilità specifiche.

I Comitati territoriali dovrebbero indicare gli obiettivi e la strategia per migliorare le condizioni ambientali, un piano di formazione ed informazione dei soggetti, a seconda del coinvolgimento e della responsabilità, contribuire nell’elaborazione del Piano di emergenza sotto la direzione dei VV.FF. per far fronte all’eventualità di incidente rilevante, ed infine verificare il piano di emergenza e partecipare allo svolgimento dell’esercitazione quando si svolge.

Occorre dunque realizzare contemporaneamente: partecipazione e ruoli pubblici, protoganismo dei soggetti sociali, delle istituzioni e degli organismi tecnici e tutti i livelli.

Ai comitati territoriali occorrerà aggiungere in Sicilia un comitato regionale con ruolo di indirizzo più generale, di coordinamento delle azioni e dei sensori del monitoraggio, di supporto e di promozione degli interventi che possa interagire con l’istituenda ARPA, alla quale spetta il ruolo ad oggi scoperto, di un’efficace azione di servizio istituzionale rivolto agli enti ed alle istituzioni e di elevato interesse e utilità sociale ed economica.

La costituzione dell’ARPA in Sicilia determinerebbe un salto di qualità nella concezione dei servizi di protezione ambientale, valorizzerebbe le risorse umane isolane nell’ambito di una prospettiva occupazionale stabile e duratura atta a produrre nuovo valore sociale.

Conclusioni

L’inversione di tendenza che occorre realizzare all’interno delle due aree è in definitiva come passare da un intervento centralistico e risarcitorio ad interventi negoziati e partecipati, preventivi e coinvolgenti al punto da attivare forte senso di corresponsabilità sia per la prospettiva industriale che per quella ambientale.

Se la prospettiva è quella della realizzazione di un accordo di programma - modello Porto Marghera – non sono più sufficienti gli incontri irrituali presso la Task Force della Presidenza della Regione.

Si tratta infatti di orientare l’evoluzione e lo sviluppo del settore chimico verso scenari globali ed eco-sostenibili, sapendo che c’è un patrimonio da qualificare ed orientare verso linee rigorose ed innovative, nel rispetto dell’ambiente.

Si tratta di perseguire obiettivi di risanamento e tutela dell’ambiente attraverso azioni di disinquinamento, bonifica o messa in sicurezza dei siti, di riduzione delle emissioni in atmosfera, nel suolo o in acqua e di prevenire i rischi di incidente rilevante.

Così come si tratta di veicolare adeguati investimenti industriali per dotare gli impianti esistenti delle migliori tecnologie ambientali e di processo e renderli concorrenziali sul piano Europeo e mondiale, garantendone l’economicità nel tempo ed assicurando il mantenimento, il rilancio e la qualificazione dell’occupazione.

Queste sono scelte di politica economica e priorità di politica industriale che debbono trovare cittadinanza negli assetti della programmazione regionale ed extraregionale.

In tal senso il Governo della Regione trasferisca la discussione dal tavolo preventivo e tecnico della Task Force regionale a quello di merito politico tra istituzioni, forze sociali, aziende interessate ed associazioni datoriali ed indichi con chiarezza la prospettiva di questo accordo di programma come una delle priorità della programmazione regionale, da raccordare col DPEF regionale, Agenda 2000 gli strumenti di Programmazione negoziata attivata.

Tutti i soggetti in campo dovranno poi cimentarsi con coraggio e determinazione nell’esplicitare gli obiettivi, gli ambiti di riferimento, il quadro degli interventi e le relative risorse finanziarie, le azioni di risanamento e di tutela dell’ambiente, gli investimenti per la salvaguardia, l’accrescimento e la qualificazione dell’occupazione, le procedure autorizzative ed i controlli.

Noi pensiamo a forme di partenariato, a forme dell’imparare facendo. Partenariato tra queste due aree e Porto Marghera per acquisire e scambiare esperienze, buone prassi industriali eco-compatibili e sistemi avanzati di monitoraggio, controllo, emissione dei rischi e bonifica.

Nuovi Orizzonti sindacali verso il III° Millennio

Il sindacato confederale siciliano e la CISL in particolare, dovranno cimentarsi per una nuova scommessa, una nuova prospettiva di sviluppo.

Bisogna acquisire la coscienza e la consapevolezza che il linguaggio e la prassi dello sviluppo sostenibile attraverserà in orizzontale tutti i settori dell’economia, della società e delle istituzioni.

Connoterà gli stili di vita ed i consumi di milioni di cittadini, influirà sulla qualità del lavoro di tanti, uomini e donne.

Si tratta di un passaggio epocale, paragonabile negli effetti e nelle conseguenze a ciò che è stato per le aziende, il management ed il mondo del lavoro il passaggio dall’organizzazione fordista a quella post-fordista.

Il sindacato, la CISL dovrà saper declinare questo linguaggio in forme comprensibili e condivisibile da parte dei lavoratori.

Ci dovremo saper rivolgere al cervello ed al cuore, agli interessi ed ai valori di tutti quelli che col loro lavoro producono beni alimentari. Essi dovranno condividere il fatto che è giusto salvaguardare le risorse naturali, ma che conviene anche farlo, perché il prodotto "ecologico" è il più ricercato dai consumatori e sul mercato vale di più.

Dovremo saper parlare agli educatori ed alle istituzioni scolastiche per essere co-protagonisti di un salto culturale che qualifichi i modelli di vita e di lavoro.

Dovremo sapere perseguire coi lavoratori della Pubblica Amministrazione gli obiettivi collegati alla valutazione della compatibilità ambientale nella progettazione dello sviluppo, ai sistemi di verifica e di monitoraggio, alla celerità ed alla qualità dei sistemi autorizzativi.

Occorre proiettarsi in un orizzonte di medio termine, sapendo che questa è una battaglia complessa che ha bisogno di tutta l’attenzione ed il raccordo confederale per garantire approcci ed impostazioni interdisciplinari a tutti i livelli.

Tutto ciò può essere alla nostra portata e il sopraggiungere della Seveso 2 è un’opportunità per qualificare ulteriormente la nostra azione coi lavoratori nel territorio e per contribuire a produrre cose che abbiano valore per le due aree e l’intera comunità isolare.

Grazie.

Palermo, 18/11/1999

 



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