
CISL: PER IL KOSOVO DANTONI PROPONE PRIMO MAGGIO DI LAVORO
E SULLECONOMIA AVVERTE: LITALIA FINANZIA LO SVILUPPO ALTRUI
Un Primo maggio di lavoro, se la guerra nel Kosovo non si dovesse arrestare. Una straordinaria mobilitazione che dovrebbe impegnare fabbriche e uffici di tuttItalia, nel nome della solidarieta. La proposta lha avanzata Sergio DAntoni, segretario generale nazionale della Cisl, concludendo stamane ad Acireale (Catania) lassemblea programmatica della Cisl Sicilia. Naturalmente ha precisato il leader sindacale dinanzi a una platea di oltre un migliaio di persone uniniziativa del genere dovrebbe passare attraverso la consultazione dei lavoratori. In ogni caso, noi preferiamo che la diplomazia riprenda il sopravvento sulle bombe. Anche se, ha rimarcato, Milosevic e un tiranno che ha usato senza pregiudizi larma della pulizia etnica contro popolazioni inermi. E pertanto va fermato. Il ricavato della giornata di lavoro, ha quindi precisato DAntoni, dovrebbe andare a favore del Kosovo e della sua ricostruzione, a guerra finita. E a favore delle popolazioni kosovare se espressa anche lassemblea programmatica della Cisl, che ha approvato allunanimita un ordine del giorno primi firmatari il segretario siciliano Paolo Mezzio e il braccio destro di DAntoni, Luigi Cocilovo - che sollecita tra laltro le associazioni economiche e sociali a tutti i livelli, in Italia e in Europa, a battersi perche i Governi riportino in sede Onu la ricerca di ogni sforzo per ricostruire la pace e il rispetto dei diritti fondamentali delle popolazioni oppresse. Un obiettivo per il quale la Cisl, ha annunciato DAntoni, mobilitera i propri istituti di cooperazione internazionale, che si recheranno nel Kosovo a portare la solidarieta dei lavoratori italiani.Quanto ai temi dello sviluppo, il leader cislino ha invocato la normalizzazione produttiva del Paese a partire dal Sud. Il Mezzogiorno, ha chiosato, ha bisogno di recuperare capacita competitiva. E in questo senso, va superato il pregiudizio Ue che considera il vantaggio fiscale lesivo della concorrenza. Lassenza in Sicilia e nel Mezzogiorno di molte precondizioni dello sviluppo e allorigine di fenomeni come quello registrato nellultimo triennio: nel 96 gli investimenti italiani allestero erano di 10mila miliardi; nel 97 sono diventati 18mila. Lanno scorso sono stati 29mila. In altre parole, il risparmio italiano sta finanziando lo sviluppo di altri Paesi, mentre in Italia si allarga la forbice tra nord e sud. E infatti, dei 203mila posti di lavoro sorti nellultimo anno, appena il 20 per cento ha riguardato zone in ritardo di sviluppo. Il tema della crescita ha costituito anche il cuore del documento che lassemblea cislina ha approvato concludendo i lavori. Vi si impegna tra laltro il sindacato a scommettersi su alcune grandi sfide: leconomia, limpresa sociale, il decentramento del welfare e la partecipazione ai processi economici, le nuove poverta e i nuovi diritti di cittadinanza, a partire dagli immigrati extracomunitari.
Acireale (Catania) 9 Aprile 99