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Preg.mo
Presidente della Regione Angelo Capodicasa Palazzo dOrleans P A L E R M O |
Palermo, 10 novembre 1999
Caro Presidente, lo spettacolo offerto ai siciliani nei giorni che hanno preceduto la Tua elezione, come Tu stesso ai rilevato parlando a caldo allArs, non è stato dei migliori. E una politica che aspiri a puntare in alto, guardando in prospettiva ai problemi, non certo di poco conto, che affliggono questa regione, non può passare oltre, come se nulla fosse. Pena lapprofondirsi del fossato che al momento separa le istituzioni e la società. Tra laltro, in un momento in cui lIsola rischia, come ammonisce la vicenda del Banco di Sicilia, di vestirsi allolandese, e dessere ostaggio della grande finanza multinazionale. E noto a tutti infatti il peso che Abn Amro Bank, col suo 10% circa, tra laltro elevato da poche settimane, ha in Bancaroma, la quale saccinge ad acquistare il Mediocredito centrale. Non intendiamo, con ciò, puntare lindice contro i processi di globalizzazione, che in sé possono anche rappresentare un aspetto della necessaria modernizzazione. Il punto è non farsi travolgere dalle refluenze, dagli effetti collaterali e indiretti di simili processi, ritrovandosi di fatto a giocare il ruolo affidato storicamente ai possedimenti doltremare. Occorre insomma un progetto complessivo di sviluppo di questa terra, che vada aldilà della logica degli accomodamenti, dei tatticismi e delle mezze misure. Si tratta di una priorità, a cui non possiamo sottrarci in alcun modo. E a cui cinchiodano tra laltro i dati preoccupanti della disoccupazione e della fragilità delleconomia isolana. E anche il via libera arrivato proprio stamane da Bruxelles al sostegno fornito negli anni più recenti al Bds, è in qualche modo un richiamo al senso di responsabilità di tutte le parti in gioco, nellagone della politica e della società. In questo senso riteniamo urgente, indifferibile, imboccare la via delle riforme. I mesi che ci porteranno nel duemila dovranno, ad avviso della Cisl, caratterizzarsi come la stagione della svolta. Anche perché non ci sono più margini. Né alternative, se non la delegittimazione delle istituzioni e lo strozzamento delleconomia e della società. Il sindacato è pronto per questo a fare la sua parte, ma dal Governo sattende fatti nuovi. E contenuti nuovi alla politica di concertazione. In primo luogo, un nuovo slancio sulla via della stabilità e dello sviluppo, attraverso una nuova legge elettorale. E mediante una serie di ineludibili riforme: da quella della pubblica amministrazione a quella del bilancio allaltra, delle politiche attive del lavoro. Inoltre, rivendichiamo il diritto a una politica che sia capace di mettere a frutto le opportunità fornite dallEuropa, anche attraverso misure, accettabili a Bruxelles, per un fisco di vantaggio nuovo. Per nuove opportunità cioè, che ci auguriamo si muovano nel solco delle potenzialità di cui gode la Sicilia, sul terreno del turismo, dellambiente e dei beni culturali. Anche se, è inevitabile che quale che sia la politica che si decida dintraprendere, ci saranno due condizioni contro le quali si dovranno fare i conti. E che pertanto il Governo regionale, riteniamo, dovrà porre in testa allagenda delle proprie priorità: lo sviluppo delle istituzioni - e quindi le opportune sollecitazioni al Parlamento nazionale per il varo dello Statuto riformato e lammodernamento e il potenziamento della rete delle infrastrutture. Due conditio sine qua non, assieme alle altre inevitabili riforme, per fare della Sicilia una terra capace di competere senza ipoteca alcuna, e guardando al futuro con serenità. E per questo, caro Presidente, che nel riformularTi i migliori auguri di buon governo, della Cisl, Tinformo dattendere una convocazione che consenta al sindacato che rappresento, assieme a Cgil e Uil, desporre compiutamente allEsecutivo le proposte e le attese di sviluppo che il mondo del lavoro nutre. [ Torna all'articolo ] |