I SEGRETARI CISL DEL SUD: POSSIAMO PARLARNE
"A DETERMINATE CONDIZIONI"
Palermo, 10 Gennaio - S'infrange il tabù dei minimi del salario.
La disponibilità a discutere sulla flessibilità "dei livelli contrattuali, oltrechè degli orari e dell'organizzazione del lavoro", è stata annunaciata stamane dai segretari Cisl di sei regioni del Sud: Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania, Puglia e Basilicata.
"Siamo aperti al confronto con gli imprenditori e le loro associazioni - hanno dichiarato nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Palermo Nino Amato, Antonio Uda, Enzo Damiano, Nicola Martino, Enzo Giase e Antonio Papaleo - ma a determinate condizioni. In pratica, "la deroga alle disposizioni del contratto collettivo nazionale può avvenire solo in cambio di occupazione aggiuntiva, deve essere un fatto a termine, e collocarsi nel solco della contrattazione e della concertazione tra le parti sociali".
Dunque si tratta, hanno precisato i leader delle sei organizzazioni cisline, che in totale rappresentano 1.200.000 lavoratori sui 3.850.000 iscritti nel complesso alla Cisl, di una scelta "consapevole", finalizzata alla lotta alla fame di lavoro e alla precarietà occupazionale. Si trova al Sud, infatti, il 50% circa dei lavoratori irregolari, e cioè sommersi. L'altro 50% (2 milioni in valore assoluto) si distribuisce tra le regioni del Centro e del Nord. "Ecco perchè - hanno insistito i sei sindacalisti - è necessario un colpo d'ala che consenta al sindacato di governare e non subire un processo che c'è". "Il nostro obiettivo - hanno quindi spiegato - è il superamento delle rigidità ideologiche del passato",
in una prospettiva duplice: legalizzare per un verso le aree di sommerso che ci sono e che al Sud toccano punte del 90% in agricoltura e del 70 in edilizia. E accelerare per un altro l'ammodernamento del mercato del lavoro, attraverso la massima valorizzazione di strumenti come i contratti d'area, gli accordi di programma, i patti territoriali, i distretti industriali. Inoltre, hanno affermato i rappresentanti delle Cisl di Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania, Puglia e Basilicata,
chiediamo che siano "destinati esclusivamente al Mezzogiorno misure di politica attiva per il lavoro e d'incentivazione agli investimenti, quali i contratti di formazione e la detassazione degli utili reivestiti". Tra le altre richieste avanzate dalla Cisl del Sud, con una nota firmata da Amato, Uda, Damiano, Martino, Giase e Papaleo,
un "Patto dei mille giorni" col Governo e le imprese, perchè il Mezzogiorno agganci, attraverso la riforma della pubblica amministrazione e investimenti su infrastrutture, beni culturali, turismo, ambiente, ricerca e formazione, "quel grande evento economico e sociale, oltrechè religioso, che sarà il Giubileo del duemila". Infine, saranno "ricercate le opportune convergenze con Cgil e Uil", anche in vista di uno sciopero generale per il lavoro al Sud e, "di concerto" col vertice nazionale Cisl, sarà lanciata un'iniziativa sul processo di decentramento amministrativo e istituzionale.