LA CISL NISSENA PER IL LAVORO NELLA DIMENSIONE EUROPEA
RELAZIONE CONGRESSUALE
di ANGELO PRIZZI
Segretario Generale Copertina
INTRODUZIONE
Il tema del nostro Congresso La CISL nissena per il lavoro nella dimensione europea è esplicitamente e significativamente indicativo del ruolo che ci attribuiamo, dellobiettivo che vogliamo realizzare e dello scenario entro il quale dovremo muoverci.
Elementi motivanti che sostanziano questo nostro Congresso.
Siamo qui per confermare quel valore di democrazia partecipata che da sempre ha contraddistinto il nostro essere e fare sindacato, cogliendo questa occasione, volutamente non rituale e non formale, per operare, insieme, un momento di sostanziale verifica, di attenta analisi, di valutare proposte programmatiche, realizzando un vivificante appuntamento che rinforzi motivazione e speranza, gratificazione ed impegno, fiducia e costante disponibilità al senso di servizio.
Siamo qui, insieme, delegati dagli iscritti alla CISL ed in loro rappresentanza, per riaffermare i valori fondanti la nostra organizzazione: la solidarietà, la giustizia sociale, leguaglianza, lautonomia; valori che si concretizzano, nellinteresse del mondo rappresentato, con le grandi scelte strategiche della concertazione, con le modalità contrattuali e negoziali, e con lesercizio costante della tutela e difesa dei diritti.
Valori e scelte che restano di grandissima rilevanza politica, sindacale e sociale, idonei sempre, oggi come ieri, a guidare il nostro comune impegno.
Questo percorso ideale, questo costante riaffermare valori e praticare strategie, si inserisce realisticamente in un mondo sempre più complesso e variegato, sempre più mutevole e, spesso insidioso, la cui complessità e mutevolezza impongono a noi tutti di essere vigili e attenti, disponibili e competenti, per continuare ad essere protagonisti del cambiamento.
E ancora oggi questo si può! Dopo cinquanta anni di vita e di storia della CISL permane la consapevolezza dellintuizione originaria: quella del legame forte che cè tra lemancipazione di chi lavora e sviluppo della società tutta intera.
Possiamo continuare a farlo adattandoci al nuovo per progettarlo e gestirlo, aggiornandoci continuamente, offrendo il meglio della continuità e della novità.
E abbiamo dimostrato di saperlo fare, perché noi la nostra scommessa, sulla libertà e sullautonomia, sul protagonismo e sullinnovazione, e sul far stare insieme pluralismo e unità, labbiamo vinta .
GLI SCENARI
Laver evidenziato, nel tema congressuale, la dimensione europea" della CISL di questo territorio nel suo impegno per lo sviluppo ed il lavoro, non risponde a slogan di moda, ma alla convinzione, ormai definita, di scenari ed orizzonti nuovi, consolidati che già sono i nostri parametri di riferimento.
La moneta unica, leuro, è una costante, ormai invariabile, della nostra vita quotidiana, costituendo essa, oggi, la nostra seconda moneta, e domani sarà la prima e unica moneta.
Ed ancora, in effetti, a livello di Unione Europea già si decide oltre il 20% del valore effettivo - del potere di acquisto di salari e pensioni del continente ed oltre il 30% della legislazione nazionale è determinato da direttive europee.
La stessa politica economica nazionale, con i vincoli di stabilità e i relativi esami annuali, nelle sue dimensioni macro è condizionata da vincoli, scelte, impegni ormai spostati a livello comunitario.
Nel mondo della globalizzazione, con le sue opportunità e i suoi rischi, cambia il lavoro sotto tutti gli aspetti, perché cambiano i modi della produzione, della conoscenza, della circolazione di finanze, merci, uomini: sta cambiando la cultura del mondo, con gravi rischi per la giustizia, lambiente e la democrazia se ci faremo dominare dal mercato e dalla finanza senza confini.
Occorre governare la globalizzazione, globalizzando la democrazia, la solidarietà, i diritti insieme alleconomia, facendo andare insieme sviluppo economico e sviluppo sociale.
E larea europea quella dove hanno più peso scelte omogenee dei poteri economici e finanziari.
E, tra le resistenze forti ed i misurati passi in avanti anche del vertice di Nizza, si fa sempre più evidente che, per non arretrare, lo stesso processom di unificazione monetaria va accompagnato da un processo di armonizzazione accelerata economica, sociale e politica, con un Sindacato europeo che contratti, negozi, concerti e firmi a Bruxelles.
E di dimensione europea parlaimo in ogni momento del percorso, lungo e difficile, che stiamo realizzando a livello istituzionale, concertativo, e tecnico-progettuale, per la piena utilizzazione dei fondi comunitari di Agenda 2000.
E in Europa ci siamo grazie agli accordi di concertazione degli anni novanta, risultati decisivi per il risanamento finanziario e per lingresso del Paese nellEuropa Unita.
La CISL ha successivamente aspramente criticato, (e negli ultimi anni molto spesso da sola) le involuzioni dei governi di centro-sinistra rispetto alla politica di concertazione ( .nei fatti sempre più misconosciuta e negata ), alle gravi questioni del riequilibrio dellaumentato divario Nord-Sud, del lavoro negato, specie al Sud e ai giovani, a uno Stato Sociale da tutelare riformandolo con equità e giustizia, alla costante sottovalutazione del rischio inflazione.
E abbiamo dato corpo alla critica con la mobilitazione visibile: basti pensare alla manifestazione nazionale al Palaeur di Roma del novembre 1999, e alla manifestazione di cento città: per il lavoro che manca, per il lavoro che cambia del febbraio 2000.
Questa soggettività politica espressa dalla CISL è la manifestazione alta della sua autonomia fondata sul primato della persona umana, sul pluralismo e sui principi di solidarietà e di sussidiarietà, in una visione dello Stato interessato a sostenere lautonomia delle forze organizzate della società.
Il Sindacato associazione è espressione organizzata di questo tipo di società, e la sua soggettività politica è necessariamente avversata dalle forza liberiste e dirigiste; dalle prime, in nome di un individualismo che misconosce i soggetti intermedi della società; dalle seconde, in nome di una vecchia cultura che afferma il primato dello stato e del partito politico e il ruolo subordinato del sindacato.
Nellattuale sistema politico italiano, con una legge elettorale che facilita la creazione di un falso bipolarismo si è finora affermata legemonia delle culture liberiste e dirigiste, pregiudicando e tentando di annullare la rappresentanza di posizioni attente al pluralismo e allautonomia del sociale.
Questa legge elettorale per la CISL, e già con Sergio DAntoni Segretario Generale, è da modificare in senso meno seccamente maggioritario e più proporzionalista, pur garantendo meccanismi di stabilità governativa, per rispettare sia gli impegni incoerentemente disattesi da molti riformatori poi pentiti sia la volontà popolare che ha disertato i referendum anti-proporzionale, sia la nostra cultura politica ancora profondamente desiderosa di visibilità distinte e di chiara, coerente rappresentativa e responsabile identità.
Per queste ragioni è ancora più necessario uno sviluppo forte della soggettività politica e dellautonomia del sindacato per garantire la prospettiva strategica della valorizzazione del pluralismo sociale.
Autonomia e pluralismo che vengono garantiti dalla politica di concertazione, che, nonostante i meriti riconosciuti, è stata sistematicamente depotenziata dalla politica, dai poteri economici e da perplessità e distinguo di parte del sindacato.
Nel respingere la concezione della concertazione come invasione dei campi istituzionale e politico da parte del sociale, la CISL considera la concertazione una politica che porta le parti sociali, economiche ed istituzionali a condividere gli obiettivi dello sviluppo in una condivisione autonoma e reciproca di responsabilità.
Pertanto, essa va rilanciata nel Paese con un nuovo patto per lo sviluppo, in Europa va conquistata e praticata nella costruzione economica, politica e sociale comunitaria, ai livelli regionali e locali va realizzata nellambito della programmazione negoziata e dei confronti con le amministrazioni, poiché essa promuove una forte coesione sociale, mobilita solidarietà e sussidiarietà, contrastando i rischi di neocentralismi regionali e le stesse tentazioni presidenzialiste indotte dallelezione diretta dei sindaci, presidenti provinciali e regionali.
E se è vero (recente studio pubblicato nellinserto Economia del Corriere della Sera) che dal 1980 al 1999 la quota di reddito nazionale che va al lavoro dipendente sarebbe scesa dal 56 al 40%, mentre crescono rendite e profitti, si evince un serio problema nella distribuzione dei redditi e della ricchezza che deve essere assunto con la conseguente assunzione di attenzione e di responsabilità.
Il problema dei problemi è per noi loccupazione che non cè e che resta la grande emergenza del Paese e continua ad aggravare lo squilibrio Nord-Sud, non risolvibile con le emigrazioni reali dei nostri giovani in cerca di un lavoro, spesso incerto e precario, ma con la certezza di un disagio personale e sociale, ne con le emigrazioni annunciate o sponsorizzate.
E mancata una chiara, organica, coerente e costante azione di governo per aggredire e cominciare a risolvere realisticamente questo dramma sociale, in termini concreti e visibili.
Il tasso di disoccupazione nel nostro paese sta calando, tra enfatiche dichiarazioni degli attuali governanti, senza evidenziare, però, il ricorso sempre più massiccio a forme di contratti atipici e, quindi, al lavoro precario, che laddove lo sviluppo cè può trasformarsi in lavoro stabile in buona parte dei casi.
Ma non possiamo ignorare che nel Sud leconomia sta lentamente migliorando e che emergono isole di significativa e importante innovazione, non ci si può accontentare di un calo della disoccupazione dal 21, 1 al 20% (da ottobre 1999 ottobre 2000), quando nelle regioni settentrionali si colloca al 4,3%.
Il problema del
lavoro in Italia è il problema del Sud.
E proprio perché convinti dellattualità del dettato costituzionale ( lItalia è una repubblica fondata sul lavoro ), confortati dalla dottrina sociale della Chiesa ( la persona umana, nella sua integralità, è il soggetto del lavoro ed ha il primato su di esso ), persuasi che la realizzazione della dignità e della libertà di ogni cittadino passi attraverso il lavoro, abbiamo, e non da ora, posto il lavoro e la sua tutela-realizzazione-espansione come lobiettivo primario della nostra azione ( la CISL si ispira al principio della supremazia del lavoro sul capitale e si impegna a perseguire il miglioramento delle condizioni economiche delle classi lavoratrici ).
Ciò ci obbliga a non allentare liniziativa, anche perché siamo convinti che oggi le possibilità di far crescere loccupazione ci sono, che è possibile distribuirla in modo ordinato nellintero Paese e che non esiste solo il problema della mobilità dei lavoratori dal Sud al Nord, ma anche, e soprattutto, quello della mobilità delle attività dal Nord al Sud.
Per questo servono coerenti e visibili organiche politiche infrastrutturali per lo sviluppo dellintero Sud ( a quando una decente e coerente decisione del Governo sulla fattibilità del Ponte sullo Stretto? La CISL Nazionale, unitamente alla CISL di Sicilia e Calabria, nelliniziativa del 3 febbraio u.s. ha sostenuto la necessità storica, politica, economica e sociale della fattibilità!).
Sono necessarie anche politiche di reale vantaggio fiscale, di convenzioni tariffarie, di diffusa e alta formazione, di governo del mercato del lavoro, di legalità e di sicurezza.
Abbiamo da tempo sostenuto che la flessibilità governata e accompagnata da garanzie sociali produce risultati, anche nella creazione di posti di lavoro nel nostro Sud.
In tal modo la flessibilità contrattata diventa unopportunità di sviluppo e di occupazione tutelata, per superare e contrastare il lavoro irregolare e sommerso.
E in merito ai recenti moniti del Governatore della Banca d'Italia sulle riforme per loccupazione, sulla tenuta dei conti pubblici, sullinflazione pongono problematiche da affrontare in maniera seria e corretta ( le considerazioni di Fazio non possono essere certamente lette come tentativi di lesa maestà governativa ).
La lunga, troppo lunga campagna elettorale non sembra essere tarata su questi temi; la cattura del consenso ad ogni costo porta, purtroppo, ad affrontare in modo o spettacolare/partigiano o congiunturale questioni che richiederebbero seri e concertati interventi di struttura.
E i due cosiddetti poli hanno chiaramente, e da tempo, optato per la politica dellannuncio sloganistico, dellimmagine mediatica, della rissa continua, contribuendo a realizzare una progressiva disaffezione dalla partecipazione e politica e elettorale.
Lattuale maggioranza, inoltre, creato un pericoloso precedente nella vita istituzionale di questo Paese, con la modifica costituzionale in senso federalista votata a maggioranza, offrendo ad altre eventuali maggioranze, di segno contrario, lalibi per continuare un metodo di riforme costituzionali portate avanti a colpi di variabili maggioranze parlamentari.
La proposta CISL per modernizzare il Paese prevede anche laggiornamento del modello contrattuale, affidato unicamente alla volontà delle parti, convinti sempre che la legge non difende i lavoratori meglio del contratto; gli interventi legislativi consentono, in merito, intromissioni esterne sulla autonomia sindacale e sul diritto dei lavoratori a determinare le proprie scelte.
I due attuali livelli di contrattazione vanno rivisitati, coniugando al meglio la contrattazione nazionale e la contrattazione aziendale o territoriale di secondo livello collegata alla produttività e redditività.
Una altra proposta forte riguarda la sfida della democrazia economica.
Riteniamo che i lavoratori, fondamentale capitale umano, possano diventare anche azionisti collettivi dellimpresa e titolati, perciò, a decidere e co-decidere.
Ciò consentirebbe di modernizzare il mercato finanziario di questo Paese.
Democrazia economica significa per la CISL avere una visione pluralistica delleconomia in cui trovi legittimità anche linventiva sociale: non profit, forme cooperative diverse, tutta larea del privato-sociale, che non aspira propriamente al profitto ma crea imprese e strutture capaci di dare risposte complementari allo stato sociale.
Limpegno a sostenere e potenziare il privato sociale con finalità pubbliche ci vede protagonisti, per sollecitare ladeguamento degli ordinamenti giuridici e fiscali, stabilire un rapporto diretto con tutto il terzo settore, superando ogni residua anomalia sulla contrattazione.
La riforma dello stato sociale è stata e rimane una continua sfida per il Sindacato che ha di fronte a se due obiettivi: da un lato portare a termine le riforme già fatte pensioni, sanità e assistenza- dallaltro, completare la riforma del welfare col collegamento tra lavoro e ammortizzatori sociali per tutelare i lavoratori e governare tutte le flessibilità che li coinvolgono.
La modernizzazione del welfare non può significare labbandono dellindividuo ai rischi che si presentano nel corso della vita, garantendo solo ai più poveri il sostegno dello Stato.
Nei vari settori bisogna individuare la soglia delle prestazioni essenziali (uniformi e non minime) che garantisce a tutti, e quelle da erogare invece attraverso una compartecipazione dei cittadini sulla base del reddito, basato su scale di equivalenza familiare.
Continua e maggiore attenzione dovrà essere realizzata nei confronti dellistituzione famiglia.
E , parlando di stato sociale, non possiamo non parlare di pensioni.
Abbiamo contribuito a realizzare due recenti riforme del sistema previdenziale, cercando di coniugare omogeneità e solidarietà, tutele e cambiamenti.
Queste riforme, incomplete per quanto riguarda la parte della previdenza complementare e del trattamento di fine rapporto o buonuscita, prevedevano un momento di verifica proprio questanno: verifica tanto attesa e annunciata quanto puntualmente rinviata o per rispetto o per timore delle scadenze elettorali.
Riteniamo che di adeguamenti o riforme della riforma se ne possa decentemente parlare solo dopo il previsto appuntamento di verifica: averne parlato troppo spesso in termini punitivi, non ha giovato ai coriferi dellanatema sulle pensioni.
Troppi interessati riformatori ( ovviamente in peggio per i futuri pensionati e forse anche per gli attuali ) continuano a trovare eco in autorità soprannazionali (naturalmente non esposti alle intemperie elettorali): lultima bacchettata ci è stata inferta dalla B.C.E. e prima ancora dal F.M.I., i quali non sanno che esiste in Italia il vero problema dei pensionati, (del quale pochi parlano) che dovrebbero vivere con un reddito inferiore e (spesso di molto) al milione al mese, e molti di questi ovviamente sono in questo profondo Sud!
E anche sul tema della verifica riformatrice sul sistema pensionistico si è conosciuta una ulteriore divergenza con la CGIL.
Troppo spesso, in troppe occasioni, queste divergenze hanno sempre più allontanato ( e per i più pessimisti fatto tramontare ) la proposta dellunità sindacale.
Dagli accordi separati, agli scioperi realizzati dalla CISL (v. vertenza Poste ed ENEL), passando per divergenze sempre più strategiche e valoriali.
E nonostante ciò non riteniamo la proposta di unità sindacale un reperto da archivio.
E un valore e come tale rimane nel nostro orizzonte ideale.
Continuiamo a ritenere lunità dazione necessaria senza che lagire insieme porti alla paralisi dei veti accettati o subiti.
La prospettiva dellunità passa oggi attraverso il percorso della competizione, con lavvertenza che il cemento di ogni possibile unità dei lavoratori è, in primo luogo, la ricerca del merito delle cose, dei problemi e delle soluzioni, indipendentemente, anche, degli schieramenti nominali.
LO SCENARIO LOCALE
Dovendo operare alcune riflessioni sugli più a noi prossimi cominciare a farlo iniziando dalleterna incompiuta dello Statuto della Regione Siciliana.
Nel momento in cui con la recentissima legge di riforma costituzionale il federalismo si appresta, salvo imprevisti, a diventare realtà, dobbiamo, con rabbia ed amarezza, constatare come il nostro Statuto Regionale avesse anticipato, più di cinquanta anni fa, un modello di autonomia regionale, invidiabile e imitabile nel lungo dibattito sul federalismo, ma utilizzato in maniera parziale, ritardata, incoerente da generazioni di dirigenze politiche certamente via via sempre meno capaci di apprezzarne la validità e la lungimiranza.
Sono ben evidenti i danni derivanti dalluso imperfetto dellautonomia, al di là dello storico sottosviluppo, dei gap secolari da colmare, delle mutazioni sociali ed economiche nazionali ed internazionali, delle grandi scelte macro-economiche operate a livello nazionale ed europeo.
Sono ben noti gli indicatori socio-economici, che costantemente ed ossessivamente, ci fanno ricordare, qualora avessimo la fortuna o la possibilità delloblio, le nostre vecchie e nuove povertà, il miraggio o lillusione di un lavoro abbastanza stabile per intere generazioni di giovani e meno giovani, con una diffusa emarginazione sociale dei più deboli ed indifesi, con un crescente disagio giovanile, in unisola sponsorizzata in tutto il Paese e nel mondo dal fenomeno mafioso.
E per dare i numeri ricordiamo che la Sicilia ha avuto una media di crescita del P.I.L. del 63,5% della media dellUnione Europea nel 1999, di fronte ad una analoga crescita italiana del 101%, e che la Sicilia fa parte delle regioni obiettivo 1, cioè quelle regioni che hanno il prodotto interno lordo inferiore al 75% della media europea,e pertanto, destinatarie di interventi economici strutturali e straordinari quali lattuale Agenda 2000.
Il nostro tasso di industrializzazione è
ancorato al 20%, contro il 405 del Nord-Est e il 23% nazionale: esiste ancora un abisso
tra le due Italie.
Siamo in presenza di uneconomia irregolare pari al 33% di quella regolare, contro il 13% DEL Centro-Nord, e la Sicilia, con Campania e Calabria, è al livello più basso della graduatoria occupazionale italiana, con il 23-25% di disoccupati.. (da Conquiste del lavoro del 15/02/2001)
E le industrie del Nord continuano a non arrivare, nonostante la diffusione delle iniziative derivanti dai patti territoriali e contratti darea, incentivazioni varie (Legge 488, incentivi per limprenditoria giovanile, decontribuizoni e defiscalizzazioni varie, ecc), preferendo, ancora, la Romania e Timisoara.
I giovani
partono per il Nord e così la
provincia
perde
posti di lavoro, mentre nel resto dItalia aumentano, sia
pure di poco.
Contemporaneamente gli imprenditori veneti del mitico
Nord-Est celebrano a Timisoara, terza città della Romania, le diecimila industrie da loro
impiantate che hanno prodotto mezzo milione di posti.
Il mercato è molto più sveglio e dinamico del
Governo, che tra laltro non può dare gli incentivi che vuole al Sud perché la
comunità mette paletti.
Insomma lIrlanda può dare le agevolazioni che vuole perché è Nazione, agevolazioni che le Regioni del nostro Mezzogiorno non possono avere perché appunto regioni. Da qualunque parte la giri siamo sempre fregati (da La Sicilia del 27/02/2001)
e in questo contesto non ci aiuta e non ci ha aiutato la costanza del fenomeno mafioso, negatore di legalità, decisamente combattuto nellultimo decennio, e che oggi non è ancora finito, forse domato, apparentemente silenzioso, continuamente dedito a mimetizzarsi per sopravvivere, per essere meno esposto e visibile, ma non meno insidioso e pericoloso.
Occorre non abbassare la guardia, ed essere, anche noi, costruttori e garanti di legalità per realizzare sviluppo e lavoro nella sicurezza.
Certamente cinque Governi Regionali con alterne maggioranze in cinque anni non hanno aiutato questa disastrata regione: incapacità ed incoerenze politiche, stentatissime politiche riformatrici, ritardati avvii di recepimento di leggi nazionali (dalle riforme Bassanini alla riforma previdenziale) logiche diffuse di interessi particolari e/o localistici, carenza di visioni ed elaborazioni strategiche, crescenti deficit di bilancio, una produzione legislativa scarsa espressione di paralizzanti confusioni assembleari, mancanza di una organica, chiara, coerente, concreta e costante voglia di politica della concertazione ed una infinita corsa per tentare(?) di superare lenorme precariato vecchio e nuovo, omogeneamente diffuso e continuamente alimentato.
Questo sarebbe servito nel passato e si sta cominciando a realizzare ora, per provare, insieme alle istituzioni locali alle forze sociali, imprenditoriali e culturali, di delineare scenari di sviluppo, partendo da unattenta analisi della realtà e cercando di prevedere cosa potrà diventare questa Regione con Agenda 2000, dopo Agenda 2000 e con il 2010 quando lintero Mediterraneo diventerà area di libero scambio, in una logica comunitaria di coesione sociale e di integrazione economica
Per realizzare questi obiettivi, a cominciare dai problemi del mondo dellagricoltura, si è realizzato uno sciopero generale unitario regionale del settore, con manifestazione a Palermo il 2 marzo: ciò a ulteriore testimonianza dellautonomia dellorganizzazione nei confronti dei governi (e di questo Governo Regionale che, con ostinazione, ci attribuiscono come vicino).
La concretizzazione degli impegni e delle responsabilità connesse alla progressiva realizzazione di Agenda 2000 ci sta impegnando e ci impegnerà sempre di più.
Nel ricordare che la nostra capacità di utilizzo dei fondi comunitari non è stata certamente né esaltante né invidiabile (capacità di spesa 1994/1999 del 56,5%), dobbiamo rammentare che Agenda 2000 parte con una dotazione finanziaria complessiva di 18.500 miliardi di lire, e con modalità procedurali e scadenze temporali tanto dettagliate quanto rigide.
Dovremmo, per esempio, essere capaci di rendicontare entro il mese di ottobre del 2002, spese già fatte, nellintera Sicilia, per 3.500 miliardi!
Il mancato rispetto di queste scadenze, ci farebbe perdere i fondi non utilizzati, non potendoli reimpiegare e questi fondi sarebbero utilizzati per finanziare lallargamento della Unione Europea verso i Paese dellEst.
Ciò, nella consapevolezza della irripetibile occasione fornitaci, carica di enorme responsabilità i soggetti istituzionali, in primis, e con essi i protagonisti del partenariato sociale, corresponsabili dei processi concertativi.
Certamente a ben guardare ritmi, tempi, modalità, divergenze strategiche iniziali sui centri decisionali e sui centri di spesa, conflitti tra mondo politico e tecnico-burocratico, non hanno aiutato la partenza e il faticoso cammino di realizzazione.
E mentre il Programma Operativo Regionale, approvato dallU.E. nellagosto 2000 identifica le priorità strategiche e le politiche trasversali che devono essere obbligatoriamente rispettate, il Complemento di Programmazione, strumento operativo-tecnico-procedurale non risulta ancora formalmente vigente.
Certamente non aiutano le polemiche di questi giorni tra Governo ed opposizioni sui ritardi (che ci sono) e sul rischio di perdere le prime quote di finanziamento e il prossimo periodo di vacanza elettorale.
E in questo scenario non esaltante né edificante, e pur qualcosa si muove.
Gli effetti diretti ed indotti dagli interventi finanziari della programmazione negoziata (n. 18 patti territoriali, 3 contratti darea) e degli aiuti nazionali e regionali alle imprese, lestensione di nuove tecnologie di servizi, tipiche della nuova economia dellera informatica-telematica o punte di eccellenza quali il distretto informatico di Catania, stanno producendo una inversione di tendenza anche sul piano delloccupazione, timida quanto irregolarmente sparpagliata sul territorio regionale, pur con i ritardi procedurali le difficoltà burocratiche o le incoerenze legislative ( leggi regionali senza adeguate coperture finanziarie ).
Una adeguata e forte azione di governo, sorretta da una reale e convinta concertazione, può oltre che garantire il lavoro che cè, sempre a rischio per scelte lontane di razionalizzazioni (v. FS, Poste, ENEL, Telecom . Poli petrolchimici Pubblico Impiego etc.), contribuire a creare nuovo lavoro attivando quelle condizioni di convenienza e opportunità che producono vero sviluppo.
In questa direzione ogni responsabile impiego della CISL sarà profuso per evitare di negare anche la speranza ai nostri figli!