VI Congresso Territoriale CISL AGRIGENTO
3-4 Aprile 2001 ore 16 Grand Hotel dei Templi AG
Segretario Generale USTCISL AGRIGENTO
Cari Amici, amiche, autorità, gentili ospiti, delegati
La celebrazione del VI° Congresso dellUnione Sindacale Territoriale della CISL agrigentina è il momento più importante della vita dellorganizzazione, arriva dopo una fase congressuale che ha coinvolto tutte le categorie, che è servita a tutti noi per fare insieme unanalisi del passato proiettando la nostra azione sindacale nel futuro.
Pertanto questo nostro Congresso non può essere un momento rituale, o utile solo a rinnovare le cariche, né può divenire lennesimo quaderno dei dolori, ma ha la pretesa di progettare le linee programmatiche future che devono impegnarci a portare avanti problematiche non risolte affrontandone altre nuove per il raggiungimento di traguardi che questa CISL si prefigge, nellinteresse dei lavoratori che rappresenta.
Per questo la scelta di un tema di così grande motivazione "Abitare il futuro promuovendo sviluppo e solidarietà".
Per fare unanalisi su gli ultimi quattro anni di storia sindacale, quattro anni di impegno sociale, quattro anni in cui questa CISL a livello nazionale, regionale e nel nostro piccolo anche territoriale ha contribuito a scrivere pagine importanti della storia del nostro Paese.
Ma soprattutto per rilanciare e proiettare il nostro territorio in un futuro di sviluppo e di solidarietà.
Questa è anche loccasione per tracciare un bilancio di cosa siamo riusciti a fare in questi anni, di quanto ci eravamo ripromessi di fare e di cosa ancora non siamo riusciti a portare a buon fine.
Cosa volevamo fare?, cosa abbiamo costruito nei due anni di questa Segreteria?
La proposta della CISL è articolata, in buona sostanza, su quattro assi: concertazione per il lavoro, Nord-Sud, democrazia economica e nuova contrattazione, vale sicuramente la pena di richiamare in breve il senso di questi quattro titoli di programma e di azione, di questi quattro cardini intorno ai quali si articola tutta la nostra strategia.
Il cuore, il corpo centrale del nostro progetto è la politica della concertazione non ci stanchiamo mai di reiterarlo, per noi concertare non è solo uno strumento ma è uno sviluppo essenziale, di portata strategica.
Significa ripensare le forme delle relazioni sociali per aprire e praticare spazi reali a uneconomia più partecipata, spazi magari ancora non sperimentati o appena intravisti nel nostro Paese e serve a far valere la voce dei lavoratori, attraverso il lavoro organizzato, nelle decisioni che costruiscono il futuro nostro e dei nostri giovani.
Ed è questa volontà di contare a configurare, poi, lobiettivo, il collante che tiene insieme e dà senso complessivo alle articolazioni della nostra strategia.
Ma la concertazione, questa concertazione, si deve poter sviluppare quanto più possibile insieme su tre livelli, il livello nazionale il livello Europeo e il livello territoriale.
Sul piano nazionale, non solo come tecnica e come strumento ma come politica che definisce e consente un livello alto di coesione sociale: quella coesione che nel passato sè rivelata necessaria a raggiungere leuro e, adesso, diventa determinante per puntare ad una democrazia più piena in termini anche economici.
Poi, sul piano europeo, col realismo necessario a forgiare le alleanze e i riscontri che servono a delegare il livello sopranazionale, che il Paese ha scelto di darsi, anche alcuni, veri e propri poteri contrattuali.
E, poiché è a quei livelli che ormai molte decisioni vengono prese concretamente, materialmente e in maniera tangibile: è necessario che il sindacato, si occupi delle condizioni di lavoro e di vita di decine di milioni di lavoratori in Europa, è a quei livelli che prima o poi con gradualità dovremo trasferire in concreto alcuni nostri poteri negoziali.
Siamo convinti che lEuropa realizzerà il suo progetto in termini positivi se questo vecchio continente diverrà un luogo dove si potrà trovare spazio per la solidarietà tra i popoli, per il lavoro, loccupazione, la realizzazione ed il rispetto dellindividuo e non un Europa delle banche, dei banchieri e degli speculatori.
UnEuropa che rinunziasse ad affrontare e contribuire a risolvere il problema della concentrazione territoriale della disoccupazione non riuscirebbe a costruire un futuro economico veramente stabile e una condizione sociale veramente equilibrata.
Ma bisogna fare i conti con il fenomeno della globalizzazione senza subirla, ma cogliendola come opportunità non facile ma possibile per ridistribuire avere, sapere e potere a tutti e non solo a un pezzo fortunato del mondo e della società, che, tra laltro, non è detto per niente debba e possa restare sempre lo stesso.
E infine, la concertazione va declinata al nostro livello territoriale come politica dintervento che serve a dar corpo, sostanza e normalità ad una riforma federalista dello Stato che non sia solo proclamata o, peggio, urlata ma messa in opera, responsabilmente e solidalmente.
La concertazione è quindi lo sforzo di non lasciare il mercato governare se stesso senza parametri etici o di valore, impedendo agli anonimi controllori dei pacchetti azionari di decidere da soli il quando e il come, i ritmi e le condizioni, i vantaggi e gli svantaggi, del cambiamento in atto.
La concertazione, è discussione e condivisione degli obiettivi tra tutti gli attori sociali, serve per dare condizioni migliori di lavoro, quindi per dare potere a chi lavora e per affrontare, in termini finalmente risoluti e risolutivi, laltro grande asse della nostra proposta: il Nord-Sud, senza graduatoria di priorità.
Dobbiamo ricordarci, per cominciare ad inquadrare in prospettiva realmente strategica questo problema, di essere immersi, letteralmente, in un turbinio continuo di processi di cambiamento: dalla globalizzazione, allunificazione europea, dalla tecnologia che pervade tutto e tutto innova, al crescere prepotente della società della comunicazione, dallavanzamento accelerato di nuovi modelli di economia, a una carenza di lavoro vivo che a troppi sembra andarsi facendo "normale", dai cambiamenti strutturali del lavoro e nel lavoro che resta e che si viene creando, a una declinazione nuova, comunque spesso diversa, dei riferimenti valoriali ed etici degli stessi lavoratori.
Oggi, in questo contesto che cambia e continua ogni giorno a cambiare, lavorare significa spesso muoversi, e sapersi muovere, tra lavori nuovi e diversi e, dunque, insegnare e imparare a rendere quei lavori realmente accessibili con una formazione diversa.
E, oggi, sia lavoro che Nord-Sud sono nodi che si possono sciogliere solo se si affrontano con coerenza.
Certo, servono investimenti robusti di capitale formativo per la qualificazione e riqualificazione del lavoro che cè e di quello che ci sarà, per la creazione e il rinnovamento delle tante infrastrutture carenti.
Servono servizi più efficienti allimpiego e una rimodulazione degli orari e degli ammortizzatori sociali.
Questi sono, del resto, soprattutto per noi e per la nostra terra di Sicilia, gli indispensabili fattori che rendono possibile una flessibilità governata e contrattata nei suoi vari aspetti e che, proprio per questo, non diventa solo precarietà ma può trasformarsi anche, e anzitutto, in opportunità.
Sono fattori e condizioni che, indubbiamente, servono a tutta lItalia ma, certo, di più a quella parte dItalia che sta ancora più indietro sul piano economico.
Poi, per il nostro Mezzogiorno, servono anche politiche specifiche, differenziate e concertate: di riduzione del carico fiscale, di incentivi infrastrutturali e ambientali, di sgravi contributivi e anche di flessibilità salariale legata agli indici di produttività.
Cè unaltra questione di grande rilievo sulla quale fare chiarezza, e noi siamo sempre disposti a confrontare le nostre analisi e le nostre proposte .
E questione che già sta in piedi e si pone con forza da sé, ma che si afferma anche come risultato dei sovrapposti malesseri del Nord e del Sud di questo nostro Paese.
Ed è quella che dobbiamo declinare ormai insieme come la questione dellunità del Paese e di come governarlo nelle sue reali diversità, che in questo periodo vengono minacciate e scambiate da taluni saltimbanchi, ciò si chiama dimensione federalista reale.
Abbiamo assistito a una disputa fra statalisti pentiti e pretesi liberisti, tra fautori generosi del pubblico e arditi paladini del privato, ma tutto ciò riguarda i nomi più che le cose, le affezioni ideologiche più che i comportamenti concreti.
Messe a confronto coi problemi quotidiani, destra e sinistra, ancora una volta finiscono con lo smentire se stesse e col confondersi nei medesimi errori, entrambe prigioniere di modelli astratti, allinseguimento soprattutto di vittorie simboliche, intrappolate in un confronto di convenienze e di rigidità.
La questione del federalismo è troppo seria per essere affidata alle alchimie giurisdizionali, per noi è la questione di come rafforzare lunità del Paese, rendendolo più coeso, più libero, più stabile, più competitivo, più consapevole delle sue mete collettive e della sua posizione in Europa e nel mondo, che tale si mantiene solo se resta insieme, è la storia a insegnarci che il federalismo non nasce per dividere e separare i forti dai deboli, non per escludere ma per allargare le basi della convivenza e della prosperità.
Applicato allItalia, questo vuol dire che il federalismo o sa imporsi come questione nazionale, che parla la stessa lingua a Nord e a Sud e risponde alle loro attese, o si inserisce nellintegrazione piena di tutto il Paese nel contesto continentale e internazionale, oppure diventa causa di isolamento, di marginalità, di disgregazione interna.
Non serve agitare come minaccia permanente o usarlo come imperativo di omologazione forzata, perché non solo, cosi, è inaccettabile, ma anche perché, così, è sbagliato e controproducente, questa è una precisazione doverosa e pregiudiziale, perché le disuguaglianze che percorrono il Paese sono grandi e si sanano solo con unequa distribuzione di risorse in nome della solidarietà e della presa in carico cosciente di un destino comune.
Il Sud ha molto da guadagnare da un federalismo autentico e cooperativo, affermazione di autonomia che intende far leva sulle vocazioni ambientali e monumentali, sulle risorse umane e professionali, sulle responsabilità locali.
Per il Sud può trattarsi di unoccasione di riscatto dopo decenni troppo spesso marcati anche da una passiva dipendenza dal centralismo.
Sturzo, Salvemini e Saraceno, e molti altri con loro, ci hanno fatto vedere come il centralismo statale abbia, anche a forza di elargizioni condizionate, nei fatti impedito il decollo del Sud e ne abbia mortificato gli interessi vitali.
Ma per noi siciliani che abitiamo in un isola di contraddizioni, lautonomia della nostra Regione mal sfruttata diviene in alcuni momenti non una risorsa ma un impedimento.
La sfida del Sud, è il terreno su cui si misurano i principi di sussidiarietà, di autogoverno, di protagonismo del cittadino e delle comunità locali, di impiego virtuoso delle risorse a fini di sviluppo, di allargamento delle sedi di democrazia e di partecipazione politica.
E un processo che non ci fa davvero paura ma che, nel Sud, non può essere calato dallalto ma deve partire con il protagonismo attivo dei soggetti organizzati, della società civile, associazioni, imprese, sindacati, volontariato, Università, forze intellettuali e professionali, e sì, anche i partiti, se e quando ne sono convinti e capaci.
Questo è il federalismo inteso in senso solidale, un federalismo che fa i conti col Nord che deve continuare a crescere ma che, da solo, resta sottodimensionato; e fa i conti coi dati reali del Sud, da incrementare, da incentivare per crescere tutti.
Ma tutto ciò si scontra con la sordità e limpotenza di gran parte della classe politica, che non riesce a suscitare speranze continuando a disertare troppi appuntamenti.
Non basta solo ora in campagna elettorale battere il chiodo su annosi problemi che per anni sono stati dimenticati.
Abbiamo oggi più che mai bisogno di una politica che sia ancora speranza una politica diversa, più attenta al fatto che oggi le decisioni passano più di ieri dalla periferia che dal livello nazionale e centrale, perché oggi, come ieri, fare politica significa sempre governare la polis; ma significa anche, dire le nostre opinioni in libertà.
Del resto, non è un fatto che tanti giovani sono in cerca di riferimenti, cercano la speranza che la politica così concepita ormai non dà più.
Tutto ciò vale in special modo in questa provincia che è presentata con chiarezza da tre numeri in particolare: 472.202 abitanti, dei quali 136.623 sono pensionati, e 132.280 disoccupati, a questo aggiungiamo che siamo in una provincia ad economia molto debole con molti problemi legati alla illegalità e alla mafia fenomeni ancora presenti e non sconfitti.
Il tessuto produttivo si compone di 33.055 aziende tra agricole, commerciali, artigiane ed industriali, dove è difficile avere un quadro completo degli addetti se non di quelle con D.M. iscritte, che sono 6.642, aventi 21.806 lavoratori dichiarati, non si conosce il sommerso e lo sfruttamento minorile.
Il reddito delle famiglie, pur in aumento, non è paragonabile a quello di altre province italiane, gli standard di qualità della vita, come vedremo, sono bassi, cè unemigrazione dilagante dovuta a motivazioni diverse: per lavoro, per sanità, per studio.
Cè un immigrazione non controllata che, per fortuna non ha connotati criminali, ma accanto a questo cè una Chiesa che denuncia i mali ed è accanto ad associazioni e movimenti di volontariato, laici e cattolici, in molti casi sostituiscono lo Stato.
Cè una Magistratura impegnata con successo, con la DIA e le forze dellordine nella lotta contro le illegalità, ma, rimane ancora tanto da fare anche in questo campo.
Perché puntare allo sviluppo del Mezzogiorno significa anche impegnare tutti i poteri dello Stato e tutte le forze vive della società per ricondurre alla legalità istituzionale ed al controllo democratico, interi territori assoggettati alla criminalità organizzata e alla mafia; bisogna quindi combattere questi fenomeni degenerativi che sono zavorre per la società meridionale.
Occorre creare più opportunità di lavoro e lottare il sistema inquinante degli appalti, inserendo nuovi criteri di gestione della spesa pubblica e procedure che richiamino alla massima trasparenza e controllabilità.
Combattere la mafia significa puntare al reale decollo del mezzogiorno e della Sicilia in particolare.
Perché essa diventa una doppia conseguenza negativa per lo sviluppo della nostra isola: primo, in quanto si pone come potere alternativo per il dominio della società, secondo, perché diventa lalibi per non investire al Sud.
Per fare tutto ciò occorre rompere il mostruoso connubio tra gestione amministrativa e gestione politica, cercare di spezzare lintreccio perverso tra affari, politica e criminalità organizzata per rompere i vincoli di omertà, in sintesi abbattere la politica del malaffare e riprendere il gusto di fare politica con la "P" maiuscola.
Siamo molto preoccupati per quanto di grave è accaduto e sta accadendo in provincia e in tutta la Sicilia, sul fronte della recrudescenza criminale e mafiosa.
Le continue intimidazioni nei confronti di politici del nostro territorio, larroganza e la ferocia della malavita agrigentina che opprime la società onesta con messaggi chiari ed inequivocabili ad amministratori e operatori economici, i continui attentati, gli omicidi, sono segnali che debbono destare, in ognuno di noi, un sentimento di ribellione e di denuncia rispetto al ripristino delle condizioni di legalità nel territorio.
Bisogna riattivarsi, e noi siamo titolati a farlo, a stimolare presupposti nuovi di sviluppo capaci di favorire nuove e strutturali occasioni di lavoro per fare tornare la speranza negli occhi di tanti giovani, che rappresentano un mercato troppo esposto alle lusinghe del facile guadagno.
Bisogna inoltre supportare i tanti operatori del commercio agrigentino, messi in ginocchio dal fenomeno dilagante dellusura e dal racket delle estorsioni.
Il Congresso della CISL può rappresentare un momento di confronto e di dibattito sui temi dello sviluppo che per noi è il migliore deterrente, soprattutto in un area depressa come la provincia agrigentina, per ogni tentazione di rivincita della criminalità organizzata.
Da questo nostro Congresso giunge un doveroso attestato di solidarietà ai lavoratori, agli amministratori in prima linea, ai politici minacciati, alle forze dellordine, alla magistratura e a tutti i cittadini della nostra provincia che, soprattutto in questo momento, hanno bisogno di sentire tutto il peso della nostra solidarietà e del nostro impegno.
Con questo quadro di grande difficoltà ci siamo chiesti con gli amici di CGIL e UIL il sindacato cosa deve fare?
La risposta ce la da la gente che si trova a combattere quotidianamente con i problemi inerenti i servizi che non solo sono carenti ma alcuni addirittura inesistenti.
La risposta ce la danno i disoccupati quando dalla Provincia e dai Comuni le risorse tornano indietro e non vengono spesi i finanziamenti tesi a dare lavoro, per risanare i centri storici, le coste, i quartieri degradati, per servizi di assistenza agli anziani ed agli svantaggiati.
Ci chiedono di produrre più sindacato per la società, di recuperare alla nostra quotidianità un valore strategico, di dare un forte segnale interno ed esterno che esprima la comune volontà di CGIL, CISL, UIL e dei suoi gruppi dirigenti di reinsediare il sindacato in tutti i tavoli di decisione e nelle sedi di trattativa e di concertazione, e se dovesse essere necessario, ricorrendo anche alla lotta sindacale che ha vari modi di esprimersi.
Agenda 2000 è un appuntamento troppo importante che ha introdotto grandi mutamenti metodologici di concezione dellintervento finanziario, e ha preteso una rivoluzione culturale da parte di tutti: impresa, ente locale, sindacato, consulenze e progettazioni per entrare dentro la nuova filosofia dello sviluppo dal basso e della programmazione concertata.
Certamente il rischio di un ritorno a vecchie logiche del passato è ancora presente, e proprio per questo il sindacato non può distrarre la sua attenzione rispetto a questa irripetibile operazione, visto che col 2007 saremo fuori dal cosiddetto obiettivo uno per lingresso di regioni ad economia più debole rispetto alla nostra e, quindi, avremo minori risorse disponibili.
Eppure per portare la nostra provincia fuori dallemarginazione economica e produttiva e dalla bassa quota del livello della sua qualità di vita sociale, basterebbe sfruttare le nostre risorse e cioè capitale umano, patrimonio naturale, climatico, termale, delle coste, del suolo, del sotto suolo e culturale, ci sono pure i finanziamenti, ed allora qual è il problema?
Il problema è che ci vuole una politica alta, che dialoghi col sociale e torni a discutere di modelli, di progetti, di speranze e torni ad essere progetto, passione, identità e costruzione di volontà ma soprattutto di solidarietà.
Si solidarietà perché noi siamo preoccupati per il costante declino della tensione solidaristica, che si registra nelle aree più forti del Paese e riteniamo indispensabile uno sforzo eccezionale per redistribuire, le opportunità di lavoro e di sviluppo agevolando e non continuando a penalizzare il nostro territorio.
Il livello di disoccupazione in Sicilia e nella nostra provincia è a dir poco scandaloso, ma rappresenta soprattutto un elemento di debolezza per lintero nostro sistema economico.
Bisogna essere coscienti di un fatto: al di là di ogni motivazione etica, risolvere la questione della disoccupazione costituisce un investimento a favore della stabilità e della competitività del sistema economico nel suo complesso, e rappresenta quindi una garanzia di sicurezza e di prospettiva anche per i settori e le aree più forti.
Per questo ci sembra indispensabile la ripresa di unazione pubblica di grande portata, qualificata su obiettivi di modernizzazione e di sviluppo, da perseguire con estremo rigore.
Purtroppo la nostra situazione attuale può essere definita paradossale e drammatica.
Va ripensata la politica nazionale e regionale, va soprattutto riempita da un fortissimo impegno di solidarietà, accompagnata da redistribuzione concreta di opportunità di lavoro e di sviluppo.
Se la strada del 2001 appare, per lintera popolazione piena di problemi irti di difficoltà, quella della Sicilia ed in particolare modo del nostro territorio diventa un vero e proprio percorso di guerra.
Tutti i settori delleconomia hanno bisogno di essere messi a punto, ma prima ancora devono essere trattati e risolti quelli che abbiamo definito: emergenze civili essendo al passo con il momento difficile che la nostra provincia sta vivendo, cè una crisi strutturale nel settore edile, ma cè anche una forte esigenza di ricostruire su basi nuove, per quanto attiene legalità, qualità delle opere, finanziamento e coinvolgimento dei privati nelle opere pubbliche, compatibilità ambientale, redditività, qualificazione delle imprese, ma anche diritti e sicurezza nei cantieri.
Ma in questo territorio ci battiamo giornalmente con le difficoltà di un economia minacciata dalla siccità, il problema dellacqua sta diventando una piaga sociale non arriva né quella per uso irriguo e alcune volte manca anche quella per uso civile.
Tra queste priorità fondamentale è senza dubbio la elevazione della qualità dei servizi del settore della sanità, intesa anche come salto di qualità nellerogazione dellassistenza, con una più equilibrata articolazione territoriale, integrazione socio-sanitaria e rafforzamento della prevenzione.
La salute è un bene primario.
Una materia ed un contenuto rivendicativo che non riguarda questa o quella categoria, ma linsieme dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati, pertanto linteresse ad agire, non può che essere del sindacato nel suo complesso.
Lelaborazione, da parte della CISL di veri e propri progetti salute per una Sanità a misura duomo, ci consentiranno, di aprire vere e proprie vertenzialità nel territorio.
La filosofia e le linee di fondo rimangono indubbiamente lattività di prevenzione nei luoghi di lavoro e nel territorio, tutela della salute, lintegrazione socio-sanitaria e soprattutto: servizi sanitari a misura duomo.
Se da una parte la nostra attenzione andrà verso la tutela della salute in azienda, al fine di garantire ai lavoratori e al sindacato un effettivo esercizio di ruolo nella conoscenza, nel controllo e nella contrattazione delle condizioni di lavoro e dellambiente; in particolare la priorità va data ai cancerogeni professionali, ai processi di innovazione tecnologica ed organizzativa, alla difesa ambientale dai rischi industriali, alla prevenzione nei settori della piccola impresa e della agricoltura; dallaltra si propone di attivare più efficacemente la tutela di fasce deboli della società: portatori di handicap, anziani non autosufficienti, tossicodipendenti, nomadi, immigrati; detenuti.
La scelta è quella di un intervento socio-sanitario, in quanto la risposta da dare alla persona molte volte non è esclusivamente di carattere sanitario.
Abbiamo detto: Sanità emergenza civile, a volte è anche emergenza di vita; troppe volte assistiamo a lunghe corse in ambulanza o in elisoccorso, per Palermo o altre destinazioni che offrono servizi che una città capoluogo come Agrigento non offre, tutto ciò nel terzo millennio è scandaloso.
Ci chiediamo perché ospedali nuovi rimangono incompleti, mentre gli strumenti e le apparecchiature diagnostiche stanno diventando fatiscenti e tecnologicamente inadeguati, questo costituisce uno tra i principali elementi che concorrono ad ingenerare nei cittadini utenti un sentimento di insicurezza e di sfiducia verso il nostro sistema sanitario.
Assieme a CGIL e UIL va interpretata una campagna tesa a sensibilizzare e smuovere linteresse della collettività agrigentina a tutela e difesa del bene essenziale quale è la salute.
Unaltra emergenza civile è senzaltro la scuola: dal punto di vista didattico per quanto attiene una riforma scolastica imposta piuttosto che discussa e condivisa che ha creato un grave stato di disagio e ansia anche e a maggior ragione nel personale della scuola agrigentina, che si ritrova oltre che in una precarietà programmatica, anche una drammatica situazione per quanto riguarda ledilizia scolastica.
E necessaria perciò una politica dellistruzione e della formazione che riorganizzi in un sistema unitario e coerente il lavoro degli operatori della scuola che costituiscono un enorme capitale di risorse umane che vanno valorizzate e non semplicemente gestite.
Ma il problema è anche, come avevamo detto, di ordine strutturale i nostri giovani sono costretti a frequentare scuole fatiscenti e pericolose dal punto di vista della sicurezza.
Accanto a questo il problema di raggiungere atenei universitari distanti e mal collegati, il problema dei trasporti, è un punto centrale, per lo sviluppo del territorio pertanto chiediamo un impegno chiaro al Governo della Regione che vada in direzione del trasporto intermodale, per far si che anche la nostra provincia rientri nel piano di modernizzazione di detto settore.
Nel settore delle comunicazioni dobbiamo far si che ad Agrigento si realizzi una rete infrastrutturale moderna e capillare con un centro di servizi che darebbe anche un nuovo impulso occupazionale.
Da questi piccoli spunti parte lo sviluppo ipotizzabile per la nostra provincia, su questi versanti bisogna iniziare a percorrere strade di concretezza.
Siamo convinti da tante esperienze delle nostre realtà che il male peggiore del nostro territorio è determinato dallingovernabilità che è nemica dello sviluppo; il non governo ed il suo immobilismo alle volte è più portatore di malessere e guasti che non il malgoverno.
In questa provincia abbiamo strumenti di sviluppo importanti come Lagricoltura, le risorse minerarie e luso del patrimonio storico.
Tre cardini importanti sfruttati male e molte volte non sfruttati, lagricoltura ad esempio è un comparto che soffre della totale assenza di una vera e propria politica delle risorse agricole.
Lagricoltura resta strategica nella nostra provincia e deve sapere inserirsi nelle varie politiche europee, nazionali e regionali, da quelle fiscali a quelle del lavoro, da quelle infrastrutturali a quelle dei trasporti, dal credito alla ricerca, dalla sperimentazione e trasferimento dei risultati di questultima al mondo della produzione, dalla diffusione delle nuove tecnologie dellinformazione a quelle della formazione professionale, dalla sicurezza nelle campagne alla commercializzazione dei prodotti, dalla costruzione di una organizzazione delle politiche di concentrazione dellofferta attraverso lorganizzazione dei produttori, al loro auto governo ed alla creazione di adeguati strumenti di marketing per affrontare le nuove esigenze della distribuzione e del consumo.
Nel settore forestale bisogna incrementare con celerità, la superficie forestale disponibile per favorire una migliore tutela del territorio e dellambiente, tenuto conto che certamente non manca la superficie da rimboschire, abbiamo, infatti, in provincia di Agrigento, circa 80.000 ettari di territorio montagnoso, che non viene coltivato e che se rimboschito oltre al ritorno ambientale potrebbe dare impulso alla nostra economia, nonché alloccupazione di tanti lavoratori.
In questa direzione ci dobbiamo muovere in sintonia programmatica con la Regione, lo Stato e la Comunità Europea.
Per quanto riguarda le risorse minerarie anchesse non sfruttate, ci ritroviamo a ridosso di una scadenza della concessione trentennale allITALKALI per quanto riguarda la miniera di Realmonte, che contiene il secondo giacimento più importante del mondo, per la quale esiste un progetto da anni congelato, di investimenti per centinaia di miliardi per la ripresa dellestrazione e la lavorazione della cainite e la verticalizzazione in sito dei prodotti, che hanno un grande mercato, quindi un progetto capace di riattivare una certezza di lavoro a centinaia di disoccupati, tra estrazione, lavorazione e indotto, in un settore abbandonato per la gestione politica di un passato tutto da dimenticare, dove la Regione, pagava i lavoratori non per produrre ma per tenere gli impianti fermi.
Il problema è stato da noi più volte posto allattenzione dellopinione pubblica e dei politici, per il quale aspettiamo ancora che si vada al di là della presa datto, attendiamo fatti concreti che stentano ad arrivare, arrivano invece inutili passerelle dellAssessore regionale al ramo che viene ad Agrigento facendo promesse che sa di non poter mantenere, e creando di fatto nei lavoratori attese e speranze ancora vane.
A tuttoggi non vi è nulla di concreto e voglio approfittare del momento per fare lennesimo appello alle parti in causa affinché tutti insieme, assumendoci le nostre responsabilità, possiamo creare i presupposti reali per la salvaguardia occupazionale e per lo sfruttamento di una delle poche risorse minerarie presenti nel nostro territorio.
Diciamolo chiaramente il problema resta tutto politico e riteniamo che su questioni strategiche di tale importanza la Regione dovrebbe fare una scelta di campo, definendo una posizione chiara per quanto attiene la dismissione degli enti economici regionali, e quindi la fine della stagione della Regione imprenditrice, privatizzando il settore con aziende che diano sicurezza di investimenti, di mercato e di sviluppo per il benessere futuro della nostra terra.
Per quanto riguarda la fruizione del patrimonio artistico e storico è necessario il recupero del territorio, attraverso la predisposizione dei piani regolatori generali, per avviare progetti di risanamento dei centri storici e la loro concreta fruibilità.
Non a caso limmagine che ha caratterizzato i nostri manifesti e i nostri inviti è una bellissima immagine del tempio della concordia per fare riflettere tutti sul valore della pace, ma anche per porre lattenzione sulla legge sul Parco archeologico che se non va applicata rimane soltanto una pagina del quaderno dei buoni principi.
Su questo versante, la CISL agrigentina si è soffermata a riconsiderare la "Valle dei Templi" e il Parco Archeologico fuori da una visione culturale statica ed inerte che guarda al nostro patrimonio storico e monumentale come ad un tesoro, da custodire e sigillare sotto una campana di vetro proteggendolo anche dal respiro dei visitatori per evitare ogni contaminazione pericolosa.
I nostri Templi fanno parte della nostra storia e la nostra storia ha creato la nostra civiltà ed è questa civiltà che deve portarci ad accettare una visione della cultura viva e fruibile non scindibile dai bisogni e dalle vocazioni della nostra gente, armoniosamente integrata nel sistema socio-economico del nostro territorio.
Salvare la Valle da una mentalità contorta è quindi unoperazione delicata ed impegnativa, ma nello stesso tempo è unoperazione da gestire con equilibrio e realismo senza agitare fantasmi e spauracchi, senza indulgere e ove è necessario, operare con risolutezza.
Cè, inoltre un problema di immagine da recuperare rispetto ad una distorta visione che, in Italia e nel mondo intero, ancora oggi ci sponsorizza come la città che ha consentito di costruire case e palazzoni accanto ai templi.
Ciò è attribuibile alla automartirizzazione di chi, cercando solidarietà culturali esterne, non ha risparmiato di donare al mondo un quadro complessivo ingiusto ed ingeneroso della attuale situazione della Valle.
Su questa tematica la strumentalizzazione ha fatto sempre da padrona, ed è quindi necessaria una spinta che vada in controtendenza da parte di tutti coloro i quali hanno veramente a cuore il volto e limmagine fortemente provata della nostra città, fuori dai veleni e dai personalismi che da sempre sono stati un deterrente negativo per lo sviluppo della nostra terra .
Alcune volte bisogna avere il "coraggio di alzare la voce in difesa della verità" per cercare di generare una reazione positiva e propositiva comune della società agrigentina che ha il diritto di essere difesa da una continua aggressione.
I terreni su cui continuare la nostra battaglia sono alquanto impegnativi, la CISL deve andare avanti sulla strada dei contenuti, della serietà nei rapporti, della dialettica fondata sulla proposizione e sui bisogni del territorio a cui rispondere, senza eccessi, ma senza subalternità, convinti che in questo modo saremo lo stimolo per superare le incertezze e migliorare la qualità della vita.
Non fa parte della cultura della CISL il tanto peggio tanto meglio al contrario bisogna impegnarsi per avere risultati per modificare i comportamenti e le scelte delle amministrazioni delle nostre città, e se questo avviene riconoscerlo valorizzando lazione del sindacato.
Tutto ciò potrebbe innescare un circuito positivo, di investimenti sul fronte delle infrastrutture e della vivibilità delle nostre città, capaci di offrire nuove opportunità occupazionali, ma anche di dotare il territorio di una serie di strumenti come la rete viaria, al raddoppio della linea ferrata, laeroporto, il completamento delle dighe e quantaltro mette in moto investimenti in infrastrutture.
Oggi non cè più spazio per il qualunquismo a tutti i livelli ma tutto ciò vale anche per la nostra provincia dove demagogia e personalismi vari fanno da padroni, dobbiamo essere uno stimolo nei confronti di quelle amministrazioni pubbliche o di quegli uomini politici che vogliono avere un confronto leale, onesto e produttivo con il Sindacato, noi certamente lo abbiamo detto e lo ripetiamo non abdicheremo al nostro ruolo!
Occorre fare accordi dove ci sono produttività e profitti, con salari, investimenti ed occupazione.
Fare tutto questo è certamente rischioso ma possibile avendo una stabilità politica ed istituzionale, avendo governi che scelgano con coraggio, che decidano, che governino davvero.
Se è vero che la politica deve trovare la soluzione dei problemi della gente per stare bene, quanto meno lo sforzo da fare e quello di ricercare i mezzi e gli uomini che possano attuarla.
Noi siamo convinti di potere diventare strumento per determinare questa possibilità, non abbiamo grandi mezzi per migliorare la qualità della vita nelle comunità, e quelli che abbiamo sono frutto della credibilità che la gente ed i lavoratori ci hanno dato, la loro stima, ed il loro consenso uniti alla nostro entusiasmo costituiranno la volontà di andare avanti.
Proprio per questi motivi intendo prendere un impegno che parte da questa assemblea Congressuale, sono convinto che se vogliamo essere ancora più credibili dobbiamo investire molto sulla qualità e la formazione, la CISL è maestra di alta formazione sindacale, dalla nostra organizzazione negli ultimi tempi sono usciti uomini come Sergio Dantoni, Luigi Cocilovo, e il nostro Benedetto Adragna, uomini che hanno dato tanto alla CISL e che oggi continuano a dare tanto alla società e alla politica, come non ricordare in questo congresso le leggi Adragna sul precariato, due testi che rappresentano la linea, caro Paolo, che noi della CISL abbiamo espresso sempre, quella di impedire lingresso di nuovi soggetti nel mondo del precariato e iniziare una nuova fase che vada verso la stabilizzazione del lavoro.
Questi sono i segnali di una buona formazione sindacale pertanto limpegno che io prendo oggi, è quello di fare partire una nuova stagione di formazione sindacale della nostra classe dirigente e dei nostri giovani impegnati nel sindacato.
Sono convinto che solo così affronteremo con più grinta e determinazione le sfide e le scommesse su cui puntiamo nella nostra provincia, nella nostra regione, nel nostro Paese e nellambito sindacale cercando di lasciare un segno tangibile della nostra azione e del nostro cammino.
Si lasciare un segno tangibile di unazione sindacale importante come ha fatto il nostro amico Sergio Dantoni, che oggi si avvia in una nuova grande avventura.
Qualcuno nei giorni scorsi è venuto ad Agrigento a propugnare in una assemblea di Partito lautonomia della CISL dicendo di Dantoni quella frase ormai ritrita che "nessun segretario può pretendere mai di piegare la Cisl ai propri fini politici".
Io voglio tranquillizzarlo dicendo che è cosi, nessuno lo ha mai fatto perché nessuno ha potuto e può farlo. Il genoma costitutivo del Dna della CISL è sempre quello.
Si chiama autonomia, gusto dellautonomia e pluralismo.
Non consentiamo a nessuno di dubitare che qualcuno ne sia meno geloso di qualcun altro, come tutti coloro che in questa cultura sono nati e cresciuti.
Proprio a tal proposito voglio ricordare una citazione che risale a cinquantanni fa ma che oggi più che mai diventa attuale Mario Romani a proposito dellautonomia diceva due cose fondamentali, vere e proprie stelle polari per noi, la prima, dice "non risulta pensabile unazione sindacale politicamente neutra", e questa labbiamo mi pare sempre tenuta presente.
La seconda, dobbiamo richiamarla invece costantemente allattenzione di tutti e dice che "se autonomia significa stabilire in piena indipendenza obiettivi e corsi di azione... cè solo un confine che non possiamo superare, se non vogliamo contraddire in termini laspirazione verso lautonomia quello di decidere autonomamente di non essere autonomi"
In altri termini, autonomia non significa dire no o dire si a nessuno e a chiunque.
Significa, invece, dire no o dire sì quando e se noi, voi, il sindacato decide di dire si o no, è questa lautonomia per la CISL, lautonomia di scegliere, e proprio per questa autonomia tanti di noi seguono a titolo personale ma convintamene lavventura di Sergio Dantoni prima nella fondazione poi nel Partito.
Forti della certezza che per la CISL contano, come sempre, valori e interessi.
E capacità dei dirigenti, poi, di incarnarli dentro e fuori di essa in proposte anche direttamente politiche, coerenti con la propria cultura di cattolicesimo sociale vissuto.
Questo hanno fatto sempre, gli uomini e le donne della CISL e questo, io credo, debbano fare oggi.
Niente di più, niente di meno.
Molti sono i traguardi che dobbiamo ancora raggiungere e molte partite rimangono ancora da giocare, ma cè ancora spazio per un grande sindacato che vuole essere protagonista per una nuova stagione di diritti, restano aperti temi fondamentali come il lavoro, lo sviluppo, loccupazione e la legalità.
Quindi questo Sindacato ha un ruolo difficile e complicato da portare avanti, quello di contribuire a riformare la politica, di rinnovare le istituzioni, di far partecipare la gente, convincendola che cè ancora spazio per rinnovare il sistema democratico, non soppiantandolo con altri sistemi che la storia ha ormai cancellato, e che rende sempre più giusta lintuizione dei nostri padri fondatori, quando fecero la scelta delloccidente, una scelta che a distanza di anni si è rivelata vincente, perché ha garantito pace, libertà e democrazia al Paese.
La CISL ritiene che tutto questo si può fare e che Agrigento ha grandi potenzialità per fare uscire questo territorio dalle secche.
Oggi la CISL Agrigentina lancia una nuova sfida per il lavoro, che è il vero deterrente per combattere il malgoverno e il malaffare: il lavoro deve quindi rappresentare la vera e principale battaglia del Movimento Sindacale.
Due anni fa quando ho raccolto linvito di guidare la CISL agrigentina, ho trovato una realtà fatta di uomini e donne con grandi potenzialità che però non venivano espresse al meglio, cera da ricostruire, cera da legittimare tante categorie che si ritrovavano senza una dirigenza, dovevamo ridare fiducia e rilanciare lazione della valorosa CISL agrigentina.
Ci siamo rimboccati le maniche e insieme agli amici della segreteria Lillo Volpe e Stefano Iacono abbiamo lavorato in questa direzione.
Dopo due anni, oggi consegniamo alla valutazione congressuale tutta la dirigenza delle categorie legittimata da regolari congressi, di questo voglio ringraziare tutti coloro i quali con spirito di abnegazione hanno contribuito dando importanti spunti di discussione e di dibattito al riposizionamento della nostra organizzazione in tutto il territorio provinciale.
Abbiamo puntato al potenziamento delle strutture periferiche, perché una CISL forte in periferia è una CISL forte anche al centro.
Tutto questo è passato grazie al coinvolgimento della FNP e dellINAS e grazie ai servizi che hanno offerto.
Abbiamo razionalizzato le risorse sia umane che finanziarie cercando di aiutare le categorie ad investire nel territorio per un migliore funzionamento delle strutture comunali.
Abbiamo creato un rapporto di interscambio tra le categorie, gli enti e la CISL favorendo e privilegiando sempre più una maggiore mentalità confederale ed evitando compartimenti stagno.
I nostri servizi oggi sono il fiore allocchiello di tutta lorganizzazione a tal fine per dare migliori risposte ai bisogni dei nostri iscritti abbiamo costituito il Centro Servizi Integrati che nel futuro gestirà linsieme dei servizi che la CISL offrirà alla società agrigentina.
La nostra famiglia oggi si arricchisce di un altra importante associazione lAssociazione Nazionale OLtre Frontiere (ANOLF) vogliamo aprirci al mondo degli immigrati che vivono in tanti proprio nel nostro territorio, la loro integrazione è un nostro impegno e il nostro impegno è la loro garanzia.
Due anni fa eravamo 18.000 iscritti oggi siamo cresciuti parecchio e arriviamo a 21.000 dato che ci riempie di gioia ma che ci carica di responsabilità.
Ma se sono arrivati questi risultati è grazie a un Segretario Regionale illuminato che ha saputo dare fiducia a una classe dirigente nuova, caro Paolo questi risultati sono anche merito tuo.
Ci aspettiamo tanto dal nuovo corso della CISL e da questa assemblea mandiamo con forza un in bocca al lupo allamico Savino Pezzotta che insieme al nostro Raffaele Bonanni dovrà guidare la CISL nel nuovo millennio in continuità con un passato glorioso tracciato da Sergio Dantoni.
Per questi motivi siamo come al solito ottimisti, accompagnati dalla certezza di potercela ancora fare.
Si ce la possiamo fare perchè sono sicuro di poter affermare che le difficoltà non ci fanno paura perchè oggi in questa provincia, siamo certi di poter contare su un gruppo dirigente politicamente e moralmente integro, non al traino di nessuno, che non si fa distrarre da beghe interne, ma pronto come sempre con leale impegno a compiere il proprio dovere, capace di gestire nellautonomia e nella democrazia quellazione sindacale di tipo nuovo che oggi deve assicurare la tutela dei lavoratori, dei giovani, delle donne, degli anziani e dei più deboli.
Sono convinto che sapremo affrontare le sfide e le scommesse esaltanti su cui puntiamo nella nostra provincia e nellambito sindacale cercando di lasciare il segno della nostra azione e del nostro cammino.
Perché molti traguardi restano da raggiungere e molte partite rimangono da giocare e da vincere e cè ancora spazio per un grande Sindacato che vuole essere protagonista e che gestisca in una nuova stagione di diritti: il lavoro, lo sviluppo, loccupazione e la legalità.
Questa è la nostra scommessa, qui troviamo rinsaldata la ragione di appartenere alla CISL che abbiamo scelto ed in cui ci identifichiamo, quella che, essendo e facendo sindacato, si fa soggetto di avanzamento, emancipazione e democrazia per i lavoratori e per tutto il Paese.
Amo concludere gli appuntamenti importanti ricordando le parole che il Santo Padre Giovanni Paolo II gridò da Piano S. Gregorio il 9 maggio 1993 in occasione della sua visita ad Agrigento.
"Questo popolo siciliano è un popolo che ama la vita, che da la vita non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, di una civiltà della morte. Qui ci vuole una civiltà della vita".
Con questa speranza noi continuiamo, con la speranza che una civiltà della vita riesca ad impedire che il grande popolo agrigentino sia tenuto ostaggio di una minoranza, abbiamo lobbligo di fare bene il nostro dovere ognuno per la sua parte, noi saremo lì sempre in prima linea impegnati a compiere bene e sino in fondo il nostro mandato di rappresentare e garantire lo sviluppo partendo dalla solidarietà.
Viva Agrigento e Viva la CISL