CISL TRAPANI   RELAZIONE AL VI CONGRESSO TERRITORIALE

  di SALVATORE MANCUSO
SEGRETARIO GENERALE)

 GIUSTIZIA SOCIALE, DEMOCRAZIA, LEGALITA’


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 PREMESSA:   DALLE DIFFICOLTA’ ALLE OPPORTUNITA’.

 Amiche e amici delegati,                

                                       consentitemi prima di iniziare questa relazione di ringraziare  le Autorità presenti, tutti gli invitati ed i nostri operatori tecnici che hanno collaborato con la segreteria della CISL alla organizzazione di questo congresso.

 Un grazie sentito voglio rivolgere a Paolo Mezzio e a Raffaele Bonanni, anche a nome di tutti voi. A Raffaele e Paolo mi sento legato da stima ed amicizia, da un comune sistema di valori, dallo stesso modo di concepire e vivere la militanza sindacale, dallo stesso progetto della CISL.

 Ma, soprattutto, voglio ringraziare voi, amici delegati, che siete i protagonisti di questo congresso. A voi è assegnato il ruolo decisionale e la responsabilità della scelta del gruppo dirigente che dovrà guidare l’organizzazione per i prossimi quattro anni.

 Vi confesso che, nel preparare questa relazione, mi sono chiesto mille volte come impostarla, da dove cominciare, come cominciare.

Alla fine ho concluso che era  più semplice scegliere di cominciare “ricordando”.

 Ricordo che, quando Sergio D’Antoni  mi nominò REGGENTE, nell’autunno del 1996, ero in segreteria regionale della CISL, quella nomina mi colse di sorpresa. Con non poca fatica e con un cumulo di interrogativi per il compito di  grande responsabilità assegnatomi, mi disposi ad assumerlo con spirito di servizio e con umiltà.

Arrivato a Trapani  mi sono sentito come paracadutato. Ho iniziato il mio lavoro pensando di concluderlo nei sei mesi canonici. Poi, mi sono detto, sarei tornato a svolgere il mio compito di segretario regionale a Palermo.

 Invece di tornare a Palermo, il 7 marzo 1997, mi sono ritrovato eletto segretario generale della CISL di Trapani. Cosa che mi gratificò particolarmente.

Ricevere i consensi in un congresso è un fatto importante e gratificante.

Devo dire pure che, a rendere più gradevole l’evento, contribuì il luogo, fortemente emblematico, della mia elezione: il “GIARDINO EDEN” di Trapani. Stando al nome del luogo tutto lasciava intravedere cose belle e buone. In effetti, poi, il lavoro che mi attendeva non è stato rose e fiori. Però quel nome, “EDEN”, mi accese la speranza di riuscire nell’impresa e fu, metaforicamente, un incoraggiamento.

 Lungo il cammino ho trovato amici e colleghi che mi hanno aiutato, standomi vicino e dandomi il loro leale sostegno nei momenti difficili.

Un importante sostegno che da nuovo arrivato non mi ha fatto sentire “straniero”.

 Questi amici sono presenti in questa sala che, guarda caso, si chiama SALA ARMONY. Anche questa volta il luogo del congresso è di buon auspicio.

Questo nome, Armony, rappresenta bene il clima di amicizia che si è generato in questi anni di lavoro comune all’interno della CISL. Un lavoro svolto con volontà e determinazione, che ha visto la partecipazione di dirigenti, operatori tecnici, operatori comunali e giovani alla loro prima esperienza.     

 Voglio ringraziare tutti questi amici, uno ad uno,  a partire dai colleghi di segreteria Angela Bica e Gino Gianfala.

 In questo quadriennio molta acqua è passata sotto i ponti, come si diceva una volta: tante difficoltà incontrate sono state superate.

Tanti problemi affrontati sono stati risolti.

Non tutti, naturalmente.

 Guardando ai risultati positivi conseguiti, nei diversi settori di attività, si può dire che siamo passati dalle DIFFICOLTA’ alle OPPORTUNITA’. Ciò è avvenuto perché abbiamo saputo guardare avanti, superando ostacoli interni ed esterni all’organizzazione.

 Abbiamo voluto il cambiamento, guardando al futuro. Abbiamo PROGETTATO il FUTURO, come diceva lo slogan del passato congresso. Abbiamo gettato le basi per costruire il futuro attraverso il rinnovamento e la riorganizzazione della CISL.

L’organizzazione è riuscita così a difendersi bene, facendo fronte anche ad  avvenimenti imprevisti che avrebbero potuto paralizzarla. Ha saputo rilanciarsi con rinnovata passione ed entusiasmo.

 A questa organizzazione, alla sua forte identità ed autonomia, deve andare il nostro plauso ed il nostro applauso.

 Amiche e amici,                                   

                         la segreteria, a nome della quale, io presento questa relazione, ha   scelto i temi della giustizia sociale, della democrazia e della legalità, perché ritiene che questi temi siano fondamentali e decisivi per lo sviluppo del territorio, per il futuro dei lavoratori e dei cittadini che lo abitano.

Questi temi sono una proposta di impegno, per tutta la CISL trapanese, per i prossimi quattro anni.

 L’ORGANIZZAZIONE

La CISL trapanese con i suoi 29.000 iscritti è un organizzazione in crescita, nei settori  produttivi, nei servizi, fra i pensionati. E’ una organizzazione che svolge bene i propri compiti. E’ presente in tutto il territorio provinciale con 16 strutture comunali e zonali e attraverso le sue 15 categorie di 1^ e 2^ affiliazione.  

 Si tratta di una crescita quantitativa e qualitativa, avvenuta nonostante le ristrutturazioni, le crisi aziendali e di settore, fronteggiando e superando diffidenze e ostilità di ambienti che non vedono di buon occhio l’attività del sindacato.

 E’ una crescita determinata dalla qualità dell’azione sindacale che abbiamo saputo sviluppare in questi anni.

 La credibilità, la competenza, l’impegno del gruppo dirigente, fanno la differenza, sempre, sia all’esterno che all’interno dell’organizzazione.

 In una parola, la qualità dell’azione sindacale, svolta dai dirigenti e dagli operatori della CISL, sta alla base della crescita quantitativa dell’organizzazione.

 C’è stata, per questo, anche una espansione organizzativa della CISL. 

Al miglioramento ed alla riorganizzazione dei settori e delle strutture esistenti,  si è aggiunta la nascita di nuove categorie ed associazioni sindacali per la tutela dei lavoratori e dei cittadini.

·     Voglio ricordare qui la nascita e la crescita della CISL MEDICI;   
·      la nascita di una nuova categoria per la prima volta in Italia, quella degli  ARTIGIANI – ARTISTI, che fa parte del settore dei lavoratori autonomi del CLACS;              
·      la nascita e la crescita  continua dell’ADICONSUM, l’associazione a tutela dei consumatori;
·      la ricostituzione del Gruppo Giovani. L’apertura dello Sportello Informalavoro e   orientamento alla creazione d’impresa;
·      la nascita dell’osservatorio sul  mercato del lavoro;
·      la costituzione dell’ANTEA, che associa i pensionati valorizzandone il volontariato   per attività culturali e di tempo libero;
·      la rinascita del SICET, il sindacato che si occupa della casa, dell’ambiente e   territorio;
·      l’apertura dello sportello ANTIMOBBING, a tutela delle lavoratrici e lavoratori colpiti da molestie e violenze psicologiche nelle relazioni interne ai luoghi di lavoro;
·      la riorganizzazione ed il rilancio dell’ANOLF, l’associazione degli immigrati.
·      Nel campo dei servizi fiscali agli iscritti ed ai cittadini, abbiamo costituito un’apposita società, la SERV.INT, presente in tutto il territorio provinciale, che ha fatto registrare, nell’ultimo anno, il raddoppio del volume di attività.    
·      Nel campo della ricerca e delle attività culturali disponiamo del CE.SE.T.,  un’associazione senza fini di lucro, che svolge anche attività di partnariato in progetti di carattere nazionale ed internazionale.
·      Per quanto riguarda gli Enti collaterali, abbiamo riorganizzato la struttura dell’INAS   nel territorio, per garantire continuità ed efficienza del servizio di patronato;
·      abbiamo ricostituito l’ETSI, l’Ente per il turismo sociale della CISL, secondo i nuovi indirizzi nazionali;
·      abbiamo ricostituito il CENASCA, per svolgere attività legate alla formazione specialistica ed alla formazione di impresa.
·      Abbiamo costituito l’ALAI, l’associazione dei lavoratori autonomi e interinali.
·      Dobbiamo costituire l’associazione dei Quadri ed alte professionalità.
·      Nell’ambito dei rapporti Nord-Sud, abbiamo promosso, concordato e deliberato il gemellaggio fra la CISL di Parma e la CISL di Trapani.

 LE STRATEGIE PER LO SVILUPPO

Per quanto riguarda le strategie sindacali, la CISL di Trapani ha portato avanti il modello concertativo ed ha promosso il modello contrattualistico e partecipativo.

 Il risultato è stato “l’accordo quadro per lo sviluppo e l’occupazione”, firmato nel novembre del 1998 dalla Provincia Regionale di Trapani e dalle associazioni imprenditoriali.

Un importante risultato, questo, ottenuto dopo un anno di faticoso impegno che abbiamo condotto, inizialmente, in assoluta solitudine, poi unitariamente con CGIL e UIL
I Patti Territoriali di Trapani Nord, Trapani Sud, del Golfo di Castellammare; della Valle del Belice;  quello di settore dell’agricoltura, turismo e pesca; quello di Pantelleria e delle isole; il contratto di programma per il turismo, come il PRUSST “Terre d’Occidente”; tutto ciò ci ha visti impegnati attivamente, dall’inizio alla fine della loro lunga gestazione, convinti come siamo che  lo sviluppo del territorio può e deve ripartire con la concertazione ed il protagonismo dei soggetti istituzionali, imprenditoriali e sociali locali.

 LA   CONCERTAZIONE, per noi, rimane la strada maestra per lo sviluppo e per il governo dei processi economici e produttivi.

 Lo dimostrano i risultati raggiunti con gli accordi di luglio del 92 e 93, con il Patto per il Lavoro del 1996 e con il Patto di Natale’98.
Anche se, questi accordi, non sono stati rispettati in tutte le loro parti, anzi sono stati in larga parte disattesi.

Senza quegli accordi non ci sarebbe stata la politica dei redditi,  non si sarebbe messa l’inflazione sotto controllo, non si sarebbero rinnovati i contratti, non saremmo entrati nell’Unione Monetaria Europea.

La concertazione ha dimostrato di essere più di un metodo.

La concertazione è un vero e proprio modello di democrazia economica, che realizza la partecipazione e la responsabilizzazione di tutti i soggetti di rappresentanza collettiva, per promuovere lo sviluppo nella coesione sociale.

Mi rendo conto, purtroppo, che di questi tempi si parla molto di concertazione ma se ne fa poca.

Per i problemi del nostro territorio non c’è alternativa: o si mettono assieme tutti i soggetti istituzionali, imprenditoriali, sindacali e sociali,  per condividere obiettivi di sviluppo e comportarsi di conseguenza, oppure, non ci sarà sviluppo.

Viste le difficoltà a praticare la concertazione, e vista la sua funzione decisiva per lo sviluppo, io credo che occorra battersi per inserire normativamente il riconoscimento in via di principio della concertazione come politica di governo, ai diversi livelli  territoriale, regionale e nazionale.

Il riconoscimento politico-istituzionale, attraverso una apposita normativa di legge del principio per cui la politica di sviluppo non si fa dall’alto, ma si costruisce e si determina col concorso e col consenso delle parti, a me sembra indilazionabile.

LA CONTRATTAZIONE,   a livello nazionale ed a livello aziendale , come sistema di relazioni sindacali bilaterali, è l’altro nostro asse strategico per tutelare le condizioni ed i diritti dei lavoratori.
La funzione del contratto nazionale deve essere quella di garantire regole generali e diritti fondamentali.

La funzione della contrattazione aziendale deve essere quella collegata con la produttività e la redditività delle singole imprese, Enti o Istituti.

Le categorie del settore privato hanno nobili tradizioni e grande esperienza di contrattazione, sia nazionale che aziendale, e continueranno su questa strada aggiornando le piattaforme rivendicative ed i metodi della contrattazione.

Le categorie del settore pubblico, invece, cominciano adesso.

Per il settore pubblico la contrattazione aziendale, negli Enti Locali, nelle amministrazioni  statali, negli Enti e nelle Istituti Scolastici,  è la nuova frontiera dell’impegno sindacale.

Fare contrattazione nei luoghi di lavoro attraverso la definizione di piattaforme rivendicative e la negoziazione col “datore di lavoro”, significherà fare sindacato come nei settori privati.

Le relazioni sindacali avranno più peso rispetto alle relazioni burocratiche regolate soltanto da leggi e circolari applicative.

Il consenso dei lavoratori al sindacato bisognerà conquistarselo con le capacità, gli strumenti negoziali e con i risultati degli accordi aziendali.

Nel nostro territorio bisogna fare contrattazione a tappeto, in tutti i rami del settore pubblico: nei Comuni, alla Provincia,  negli uffici dell’amministrazione statale, in quelli regionali, negli Enti del parastato, nelle aziende ospedaliere.

La contrattazione, però, non si ferma all’interno delle aziende. Dove non si può fare contrattazione aziendale si deve fare contrattazione territoriale.

Fra le categorie che dovranno fare contrattazione c’è anche quella dei pensionati.
La FNP ha già preparato la piattaforma per aprire la contrattazione sociale a tutti i livelli, e in particolare nei confronti degli EntiLocali e del sistema sanitario territoriale.

Nella contrattazione sociale è impegnata, a fianco della FNP, la confederazione che, a Trapani, ha promosso il Forum del Sociale composto da 16 associazioni di volontariato, allo scopo di intervenire sul disagio sociale.

Col Forum abbiamo lanciato la piattaforma sociale nei confronti delle istituzioni e degli Enti e avviato un programma di interventi che, oggi, è in dirittura di arrivo.

Si tratta del “Comitato Etico” costituito con l’Assessorato Provinciale alla Solidarietà Sociale, con l’associazione nazionale per la formazione sociale A.F. FORUM, la Caritas di Trapani e quella di Mazara del Vallo, e la ASL n° 9.

Il Comitato Etico esprimerà un’ Autority della solidarietà, che avrà il compito di monitorare il territorio ed operare interventi di sostegno e di risanamento sociali.

 GIUSTIZIA SOCIALE

Come si vede, non c’è separazione fra la nostra azione sindacale e l’azione sociale che svolgiamo insieme con le associazioni del volontariato ed in rapporto con le istituzioni pubbliche.
 La nostra azione sindacale si estende nel sociale e si collega con le associazioni del volontariato come impegno volto a risolvere i problemi dei più bisognosi, degli esclusi e degli emarginati.

 Mentre tuteliamo gli inclusi nel mondo del lavoro combattiamo contro l’esclusione. Proprio perché all’esclusione sociale, all’emarginazione, all’impoverimento, non si arriva per caso: si arriva, prima di tutto, per mancanza di lavoro perché non c’è sviluppo.

Nella originaria mancanza di lavoro, per chi non ha altro reddito, sono da ricercare le cause del disagio sociale. Da qui nascono i problemi dei più bisognosi.

Quando la dimensione della inoccupazione e della disoccupazione giovanile raggiunge il 50%; quando chi cerca lavoro è costretto ad accettare di essere precario e sottopagato,  allora bisogna dire, chiaramente, che siamo di fronte ad una questione non soltanto economica ma sociale, di giustizia sociale.

Il problema dei più bisognosi, degli esclusi  e degli emarginati è un problema di giustizia sociale e quindi va affrontato come tale.

E’ un problema che riguarda tutti, e non solo gli interessati che, secondo le nefaste teorie del liberismo, se la devono cavare da soli.

Il problema va affrontato attraverso interventi di solidarietà sociale, con politiche solidaristiche e con politiche attive del lavoro. Ma anche riducendo gli squilibri territoriali, ed accorciando il divario Nord-Sud.   

Molto semplicemente, questi devono essere i capisaldi di un programma di interventi condiviso e concertato fra istituzioni di governo, associazioni imprenditoriali e sindacali.

Noi, come CISL, ci batteremo per portare il lavoro dove non c’è, come abbiamo fatto finora: mettendoci a disposizione per negoziare le condizioni contrattuali favorevoli alla nascita di nuove imprese per creare occupazione nel territorio.
Il nostro obiettivo prioritario è quello della occupazione e del lavoro. Un lavoro regolare, tutelato dal contratto e dalla legge, specialmente per dare un futuro alle giovani generazioni.

Giustizia sociale vuol dire anche disporre di servizi pubblici che funzionano e danno risposte in tempo reale ai cittadini.

Giustizia sociale è avere strutture sanitarie attrezzate ed efficienti, in grado di tutelare la salute dei cittadini, senza lunghe attese, senza far loro spendere soldi con i medici privati, senza dovere emigrare per farsi curare.

Giustizia sociale è sottrarre la società civile al condizionamento della criminalità organizzata e alla mafia.

Questo è lo snodo principale della questione sociale del nostro territorio, come dell’intero territorio della Sicilia. 

Ma è anche lo snodo della questione economica, per via degli intrecci fra il mondo degli affari e quello della mafia, che emergono quando si svolgono i processi giudiziari.

Come è anche lo snodo della questione politica, quando si evidenziano gli intrecci fra mafia, affari e politica nei processi giudiziari riferiti al sistema degli appalti pubblici.

Più che snodi, questi, sembrano nodi inestricabili.

Per sciogliere questi nodi e sconfiggere la mafia non basta, come non è bastata finora, la cattura dei capi mafia o dei capi mandamento. E’ stata importante la cattura di Virga come è stata importante quella di Riina. La mafia ha i suoi ricambi e le sue strategie difensive, anche se, come sappiamo, è principalmente specializzata nelle azioni di attacco.

 I magistrati definiscono la strategia difensiva attuale della mafia come “IMMERSIONE”.

 E’ una immersione che serve alla mafia per continuare a fare i suoi affari.

 Ma dove si immerge la mafia?

E qui torniamo al punto di partenza.

La mafia si immerge nella società “amica”.

La società “ricattata” e “ricattabile” da minacce di morte.

 Una società che difende se stessa da quelle minacce utilizzando l’omertà.

Una omertà che serve ai mafiosi per nascondersi all’interno della società.

 E’ questo circuito intricato di relazioni sociali “sommerse” che rende possibile “l’immersione” della mafia.

Le relazioni sociali  “sommerse” fanno sì che “ciò che appare non è, e ciò che è non appare”.

Per spezzare questo circuito infernale, la magistratura e le forze dell’ordine devono fare la loro parte, come del resto stanno facendo attraverso l’azione di controllo e l’azione repressiva; la politica e la burocrazia devono fare la loro parte, impedendo l’ingresso della mafia negli appalti, promuovendo e favorendo lo sviluppo dell’economia regolare; gli imprenditori devono fare la loro parte facendo impresa sana e competitiva; il sindacato deve continuare a fare la propria parte per lo sviluppo dell’economia e dell’occupazione e per l’affrancamento della società civile.

E’ dei giorni scorsi il messaggio inviato dal Papa alla Conferenza Episcopale Siciliana riunitasi ad Acireale. Messaggio nel quale il Santo Padre dice che “solo sconfiggendo queste forze negative (la mafia) sarà possibile portare a piena attuazione le molteplici potenzialità di bene e i non pochi valori umani che caratterizzano l’operosa gente di Sicilia”.  

Anche la società locale deve fare la propria parte per liberarsi della mafia.

Deve collaborare con gli altri soggetti e contribuire attivamente al proprio sviluppo civile ed economico, nella legalità.           

 DEMOCRAZIA E GLOBALIZZAZIONE

Amici,  vivendo nell’epoca della globalizzazione dobbiamo saper sfruttare le opportunità che essa offre per combattere i nostri vecchi mali.
Ma con le nuove opportunità si affacciano nuovi rischi.

I diritti di cittadinanza di una società attraversata da profondi cambiamenti, possono essere messi in discussione ed aprire nuovi problemi di giustizia sociale.

La rivoluzione informatica e la globalizzazione dell’economia hanno dato nuovo impulso ai sistemi produttivi ed ai mercati ma hanno generato nuovi squilibri. Hanno mondializzato la competizione fra le imprese ed hanno cambiato prodotti e modi di produrre, dando vita alla cosiddetta “nuova economia”.

“Nuova economia” e vecchia economia industriale ora viaggiano insieme e sono fra loro complementari.

Assieme hanno determinato e determinano il nuovo sviluppo dell’economia, che però genera nuovi rischi per la giustizia, per la democrazia e l’ambiente.
Il dominio incontrollato del mercato globale, della finanza senza confini, delle multinazionali, che decidono al di là e al di sopra degli Stati nazionali, ripropone la questione dei diritti sociali e politici dei popoli.
Come si dice nei temi confederali, “nei paesi cosiddetti avanzati, nel nostro paese, l’esperienza di questi rischi si concretizza nella precarizzazione del lavoro e, in particolare da  noi, negli squilibri economici e sociali che accentuano quelli storici, nei fenomeni di emarginazione, nei dissesti ecologico-ambientali, nella testimonianza degli immigrati che, del sommarsi di questi rischi e di quelli eclatanti della disparità evidente, sono le prime vittime”.

 Per combattere il liberalismo senza regole che rafforza i forti e indebolisce i deboli bisogna porsi “l’obiettivo di globalizzare la democrazia, la solidarietà, i diritti insieme all’economia”.

 "Sviluppo economico e globalizzazione devono andare di pari passo, governando la globalizzazione con più politica, più partecipazione, più società, più democrazia”.
LA DEMOCRAZIA POLITICA, intesa soltanto come diritto dei cittadini di andare alle urne ogni quattro anni, per scegliere da chi farsi governare, da sola non è sufficiente a svolgere la propria funzione regolatrice della società.

Senza la partecipazione dei cittadini organizzati in associazioni di volontariato sociale,  senza i corpi intermedi della società,  fra cui c’è il sindacato, la democrazia è incompleta ed incompiuta.
Alla democrazia politica devono affiancarsi la democrazia economica e la democrazia sociale. 

La CISL non delega la politica a risolvere i problemi dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati.
La CISL entra in rapporto con la politica con tutta la propria autonomia, con proprie proposte, da mettere a confronto tra le parti attraverso la concertazione o la contrattazione. Concertazione e contrattazione sono due pilastri dell’azione sindacale ma anche della democrazia sociale.
La partecipazione della società alla politica, e non l’assorbimento della società nella politica, è l’altro pilastro della democrazia sociale.

Federalismo, sussidiarietà e solidarietà sono i nuovi canali di partecipazione della società alla politica.

“Fondamento del federalismo è la traduzione in forme istituzionali e partecipative di una visione pluralistica della società. La sua direzione è la coesione sociale, il cui principio regolativo ed orientativo è la solidarietà”.

Questo tipo di federalismo solidale e cooperativo è anche la risposta a chi tende a creare una falsa contrapposizione tra Nord e Sud.
E’ un federalismo, questo, che tende ad unire il paese e non a dividerlo.

“L’istituzione di una vera e propria Camera delle Regioni ed una precisa definizione di ruoli e funzioni decentrate – regioni, province e comuni – sono necessarie, da un lato, per coniugare responsabilità locali e nazionali e, dall’altro, per evitare sovrapposizioni tra diversi livelli.
LA DEMOCRAZIA ECONOMICA, è partecipazione alla distribuzione della ricchezza, alla redistribuzione dei poteri e delle risorse, scegliendo la via dell’inclusione progressiva, per chi è emarginato e per chi è escluso.

Questo è l’obiettivo che dobbiamo perseguire nei confronti delle istituzioni e nei rapporti con le imprese, attraverso la concertazione, la contrattazione e la partecipazione al sistema economico.

La concertazione come strategia di governo delle politiche economiche e sociali a tutti i livelli (nazionale, regionale, provinciale e comunale).

La contrattazione nazionale di categoria per la definizione dei diritti di informazione e consultazione sulle politiche settoriali ed aziendali.

La contrattazione nei luoghi di lavoro e sul territorio, per realizzare la partecipazione alle strategie aziendali e la definizione di premi salariali legati al raggiungimento di obiettivi concordati fra le parti.

La partecipazione dei lavoratori direttamente e collettivamente ai processi di accumulazione del capitale per co-decidere le scelte strategiche attraverso i fondi di pensione complementari e l’azionariato dei dipendenti.

 LA DEMOCRAZIA SOCIALE è fondata sulla autonomia del sociale come luogo dove la persona umana esercita i diritti primari ed universali e dove la persona vive e si realizza  quotidianamente.

La CISL ha scelto l’autonomia come proprio valore fondativo proprio perchè pone al centro la persona umana, e quindi il personalismo cristiano, come valore primario di riferimento.

La CISL non ha scelto nessuna ideologia, ma fa riferimento a valori ideali, come giustizia, libertà, eguaglianza.

Nella propria azione sindacale la CISL adotta il metodo del pragmatismo, che consiste nella capacità di guardare alle questioni concrete per dare ad esse soluzioni concrete, senza pregiudiziali politiche o ideologiche.

Queste scelte fanno della CISL una sindacato autonomo e laico.

L’autonomia della CISL dai governi, dai padroni e dai partiti, affonda le sue radici nell’autonomia del sociale. La  CISL esercita la propria  autonomia attraverso la propria rappresentanza e rappresentatività.

L’obiettivo da portare avanti per rafforzare la democrazia sociale è quello di ottenere dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni il riconoscimento del ruolo delle organizzazioni del sociale, come ruolo complementare e non subalterno alle istituzioni di  governo.

Si tratta, dunque di fare spazio alla costituzione materiale del nostro paese, all’interno della costituzione formale.

LEGALITA’ E ILLEGALITA’

Fra le cause del mancato sviluppo del nostro territorio, come di certe aree del Mezzogiorno, c’è quella della forte presenza della criminalità organizzata.  

Gli imprenditori del Nord non investono al Sud perché il territorio è controllato dalla mafia e prima o poi alla mafia si deve pagare il pizzo.

Da un punto di vista economico, quindi, la mafia è un costo aggiuntivo che si somma agli altri costi dovuti alla carenza di infrastrutture, alle disfunzioni della pubblica amministrazione, alla inefficienza dei servizi. Non si può dire che ciò non sia vero, perché abbiamo esempi di imprenditori siciliani che sono stati costretti ad andarsene per non rimetterci la vita, oltre che l’azienda.

Nonostante l’azione repressiva esercitata dalla magistratura e dalle forze dell’ordine nel corso di decenni, il controllo del territorio non è ancora interamente passato nelle mani dello Stato.

Tant’è vero che si dice che la Mafia  è uno Stato nello Stato.
Come è vero anche che la mafia è un fenomeno non solo locale, ma nazionale ed internazionale.

E’ chiaro, quindi, che un fenomeno così esteso e così complesso deve essere affrontato con diverse strategie e diversi strumenti.

Oltre all’azione repressiva bisogna, contestualmente, esercitare l’azione preventiva.

Fa certamente parte dell’azione preventiva costruire infrastrutture di collegamento, come il ponte sullo stretto di Messina.  

E’ azione preventiva il programma di investimenti contenuto in Agenda 2000-2006 per lo sviluppo delle zone poco sviluppate dell’Europa, come è la nostra.

E’ azione preventiva anche facilitare gli investimenti al Sud offrendo condizioni fiscali favorevoli.

E’ azione preventiva predisporre terreni attrezzati per accogliere e fare sviluppare le nuove imprese.

E’ azione preventiva non perdere tempo nel finanziamento e nell’attuazione dei patti territoriali approvati.

E’ azione preventiva favorire l’emersione del lavoro sommerso e del lavoro nero per regolarizzarlo.

E’ azione preventiva aiutare concretamente la società locale a liberarsi della mafia con interventi che sviluppano solidarietà e coesione sociale, anche attraverso la riforma dello stato sociale.

Dunque, azione repressiva e azione preventiva devono camminare assieme per fare sviluppo e sconfiggere, così, la mafia.

STATO SOCIALE E LEGALITA’

Per fare sicurezza e coesione sociale ci vuole la riforma dello stato sociale. Riforma che si rende necessaria in funzione dei vecchi bisogni e anche dei nuovi bisogni di protezione che nascono dagli sconvolgimenti creati dall’economia globale.
“Le domande di protezione rispetto al non lavoro, alla malattia, all’ignoranza, alla povertà, alla vecchiaia, all’inabilità e all’abitare esigono risposte  più mirate, qualitativamente più adeguate”.

Per cominciare a dare risposte a queste domande occorre portare a regime le riforme già fatte, come quella delle pensioni, della sanità e dell’assistenza e, insieme, portare a compimento la riforma degli ammortizzatori sociali per tutelare i lavoratori e tutelare tutte le flessibilità che li coinvolgono.

La solidarietà sociale e la coesione sociale si raggiungono e si mantengono con un’adeguata protezione sociale.

Occorre adottare un modello di Stato Sociale che abbia la capacità di fare patto fra pubblico, privato - non profit e volontariato.    
Uno stato sociale che risponde ai problemi del territorio, dando risposte a chi ha bisogno di assistenza, che va incontro a chi ha bisogno della casa, che offre servizi alla persona, che allevia le condizioni di indigenza, che migliora la vivibilità, questo stato sociale, sicuramente alza il livello di coesione sociale.

In questo modo, lo Stato Sociale, protegge la comunità territoriale   dalle varie forme di illegalità che nascono e si sviluppano nelle situazioni di disagio sociale.

C’è un collegamento stretto, ad esempio, fra disagio sociale e micro-criminalità.

La micro-criminalità diventa brodo di coltura della grande criminalità organizzata.

Come tutti sappiamo, non basta l’azione repressiva, ci vuole l’azione preventiva.

Per affrontare meglio questi problemi si possono stipulare patti sociali nel  territorio, con i Comuni e le Province per prevenire la criminalità, per innalzare il livello della qualità sociale e ridurre così i comportamenti illegali.
Il Comitato Etico e l’Autority per la solidarietà, costituiti con la Provincia Regionale di Trapani  per intervenire sul disagio sociale, sono un modo concreto per operare nella giusta direzione, attraverso il patto sociale.
SINDACATO E POLITICA

Per quanto riguarda il rapporto fra sindacato e politica, in questi ultimi mesi il dibattito è stato particolarmente acceso.

Il versante maggiormente interessato è stato quello del rapporto critico fra il sindacato e la politica dei governi nazionale, regionale, provinciale e comunale.

A tutti questi livelli, a partire dal più alto, si è evidenziata una componente, per così dire, dirigistica dei governi che ha bloccato la concertazione.

La prima conseguenza di questo blocco è stato il disimpegno delle istituzioni di governo e la trasformazione della concertazione in mera consultazione.  E ciò è avvenuto a cascata, dal centro alla periferia.

Nella nostra esperienza con la provincia Regionale,  dopo qualche incontro di verifica degli impegni, la Presidenza non ha più convocato il tavolo di concertazione.

E’ proprio in questo strano e contraddittorio percorso che si evidenziano i modi diversi di considerare i rapporti con la politica.

La CISL esprime la propria  soggettività politica e chiede il rispetto e l’attuazione degli accordi sottoscritti in forza della propria autonomia.

Il governo fa orecchio da mercante e lavora per lo svuotamento della concertazione.

In questi comportamenti si possono individuare le differenti concezioni del rapporto fra sindacato e politica.

La CISL, come fa sempre nei suoi comportamenti, valuta i fatti, fa proposte autonome, giudica i governi dalle risposte che danno ai problemi concreti.
Quando gli impegni non vengono mantenuti il giudizio è negativo e il dialogo si interrompe.

 E’ molto semplice: la CISL non è subalterna a nessuno, e non accetta veti da nessuno, anche a costo di trovarsi da sola a fare la propria battaglia in difesa dei lavoratori e delle fasce deboli della popolazione.

 L’altro versante del rapporto sindacato-politica  è quello dei partiti.

 Per chiamare le cose col loro nome e cognome, quando esistevano i partiti di massa,  la DC, il PCI, il PSI, già allora, il rapporto sindacato/partito era diverso, sia culturalmente, che di fatto, a seconda delle  sigle sindacali.

La cultura della CISL, basata sull’autonomia del sindacato dai partiti e dai governi, è stata perfino istituzionalizzata, emblematicamente, con la regola statutaria della incompatibilità fra gli incarichi sindacali e quelli politici e istituzionali a tutti i livelli.

A giudicare dai comportamenti e dai fatti, la cultura delle altre organizzazioni sindacali confederali rimane quella della cinghia di trasmissione dal partito verso il sindacato, anche se in versione aggiornata.

 La differenza è qui, si vede, ed è culturale prima di essere comportamentale.
La concezione dei rapporti con i “governi amici”, verso i quali non si deve scioperare per non disturbare il manovratore, nasce,quindi, dalla cultura della cinghia di trasmissione.

Tale cultura è stata, ed è, estranea alla CISL.

E’ qui, in questa differenza di fondo, che trova origine e spiegazione il diverso modo di vedere e di definire la concertazione fra noi e le altre organizzazioni sindacali. Per noi la concertazione è un modello di relazioni fra le parti e, insieme, una strategia politica per lo sviluppo.

Per noi, che siamo gelosi della nostra autonomia, ci può essere un rapporto da cinghia di trasmissione, ma al contrario: dal sindacato verso i partiti, mai viceversa.

Partendo da questa concezione, la CISL elabora autonomamente proposte, programmi, progetti, piattaforme rivendicative, li discute nei propri organismi e li propone ai lavoratori – per poi confrontarsi con tutti gli interlocutori politici, di governo o imprenditoriali.

CRISI DELLA POLITICA

Le difficoltà insorte ultimamente nei rapporti fra le organizzazioni sindacali, in ogni caso, non hanno messo in crisi il sindacato confederale italiano, come qualcuno vorrebbe che fosse.

La rappresentatività del sindacalismo confederale italiano, ampiamente dimostrata e certificata dal B.I.T., fra i lavoratori attivi è intorno al 38%; è anche dimostrata dal successo del referendum antisindacale e dalla diffusa ed alta presenza delle R.S.U. nei luoghi di lavoro, elette con una massiccia partecipazione dei lavoratori al voto.

Al contrario, invece, la politica, sta attraversando una lunga crisi che non accenna a risolversi, ma che si aggrava sempre più.

Gli indicatori dell’astensionismo elettorale sono in crescita. Si parla di cifre che vanno dal 30% al 40% di cittadini che non vogliono andare a votare.
L’astensionismo elettorale e la disaffezione ai partiti non sono “malattie” del cittadino elettore. Sono, innanzitutto, gravi disfunzioni, difetti e problemi dei partiti e del sistema elettorale. Disfunzioni e difetti sui quali occorre intervenire con apposite riforme del sistema elettorale, per favorire la partecipazione reale, e non virtuale, dei cittadini alla vita politica del nostro paese.

La democrazia politica reale, e non virtuale o televisiva, è una questione che riguarda tutti i cittadini, singoli e organizzati in associazioni.

Riguarda ognuno di noi, come riguarda la CISL, che vuole svolgere il proprio ruolo all’interno di regole politiche democratiche e partecipative.

La CISL, inoltre, come sempre, è interessata, prioritariamente, ai contenuti ed ai programmi della politica.

Le forze politiche che presentano contenuti e programmi condivisibili e si impegnano a portarli avanti nelle varie sedi e funzioni istituzionali, possono trovare nella CISL un alleato leale che in piena autonomia può sostenere quei contenuti e quei programmi.

 In questo consiste il rapporto fra la CISL e i partiti politici.

Infine, una parola la voglio dire sulla novità che caratterizza questo momento della nostra organizzazione.

Questo è il primo congresso senza D’Antoni. Negli ultimi tre decenni Sergio D’Antoni ha segnato, con la sua presenza intelligente e forte, la storia della CISL: prima palermitana, poi siciliana, poi pugliese e infine, ha dato la sua impronta indelebile alla CISL nazionale.

Ritengo che non  ci sia momento migliore per ringraziare D’Antoni per la sua militanza sindacale, per la passione e la capacità con le quali ha svolto i suoi alti compiti di dirigente.

La sua esperienza sindacale oggi D’Antoni la mette a disposizione della politica, per contribuire a rinnovarla. Anche noi vogliamo che questa politica  si rinnovi.

Lo abbiamo detto in tutti i modi e in tutte le sedi. La battaglia per il rinnovamento della politica la vogliamo fare, nel rispetto del pluralismo, con quanti condividono questo obiettivo.

Senza D’Antoni, il cammino della CISL non si ferma, come non si è mai fermato con l’uscita di tutti i segretari generali precedenti.

Adesso tocca al nuovo segretario generale Savino Pezzotta continuare l’opera, nel solco della tradizione e guardando con fiducia al futuro. All’amico Savino Pezzotta facciamo i nostri migliori auguri per la riconferma alla più alta carica di responsabilità della CISL.           

L’UNITA’ DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI

La proposta della CISL di unità sindacale non ha trovato rispondenza nelle altre organizzazioni confederali. Non bisogna però accantonare il progetto di unità sindacale.

Dobbiamo ripartire dall’unità di azione e tessere la tela di una unità sindacale basata sull’autonomia, il pluralismo e sul modello associativo.

Intanto, unità d’azione deve significare confronto sul merito dei problemi e delle soluzioni, svincolati da ogni pregiudiziale ideologica o politica e indipendentemente dagli schieramenti.

Per questo motivo, e non per altro, la prospettiva dell’unità passa, oggi, attraverso il percorso di competizione. Una competizione sui contenuti, sulle proposte e sulla soluzione dei problemi. Nell’esclusivo interesse e tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.

 Amiche e amici,  nel concludere questa lunga carrellata, fatta di ricordi di bilanci organizzativi e politici, di scelte strategiche e di indirizzi programmatici per continuare la nostra buona battaglia per il futuro, voglio ricordare un ammonimento del filosofo francese RENE’ GIRARD che dice: ”il Cristianesimo ci ha insegnato che la storia ha un senso, e a un livello più profondo ci ha insegnato che le rivalità possono essere risolte fuori dai meccanismi sacrificali. Conservare questo messaggio è il solo gesto rivoluzionario per questo nuovo millennio”.

 Facciamo la nostra battaglia, dunque, rispettando sempre chi non la pensa come noi!   

VIVA LA CISL.


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