SEGRETARIO GENERALE)
consentitemi prima di iniziare questa relazione di ringraziare le Autorità presenti, tutti gli invitati ed i nostri operatori tecnici che hanno collaborato con la segreteria della CISL alla organizzazione di questo congresso.
Un grazie sentito voglio rivolgere a Paolo Mezzio e a Raffaele Bonanni, anche a nome di tutti voi. A Raffaele e Paolo mi sento legato da stima ed amicizia, da un comune sistema di valori, dallo stesso modo di concepire e vivere la militanza sindacale, dallo stesso progetto della CISL.
Alla fine
ho concluso che era più semplice scegliere
di cominciare ricordando.
Arrivato a Trapani mi sono sentito come paracadutato. Ho iniziato il mio lavoro pensando di concluderlo nei sei mesi canonici. Poi, mi sono detto, sarei tornato a svolgere il mio compito di segretario regionale a Palermo.
Ricevere i consensi in un congresso è un fatto importante e gratificante.
Devo dire pure che, a rendere più gradevole levento, contribuì il luogo, fortemente emblematico, della mia elezione: il GIARDINO EDEN di Trapani. Stando al nome del luogo tutto lasciava intravedere cose belle e buone. In effetti, poi, il lavoro che mi attendeva non è stato rose e fiori. Però quel nome, EDEN, mi accese la speranza di riuscire nellimpresa e fu, metaforicamente, un incoraggiamento.
Un importante sostegno che da nuovo arrivato non mi ha fatto sentire straniero.
Questo nome, Armony, rappresenta bene il clima di amicizia che si è generato in questi anni di lavoro comune allinterno della CISL. Un lavoro svolto con volontà e determinazione, che ha visto la partecipazione di dirigenti, operatori tecnici, operatori comunali e giovani alla loro prima esperienza.
Tanti problemi affrontati sono stati risolti.
Non tutti, naturalmente.
Lorganizzazione è riuscita così a difendersi bene, facendo fronte anche ad avvenimenti imprevisti che avrebbero potuto paralizzarla. Ha saputo rilanciarsi con rinnovata passione ed entusiasmo.
la segreteria, a nome della quale, io presento questa relazione, ha scelto i temi della giustizia sociale, della democrazia e della legalità, perché ritiene che questi temi siano fondamentali e decisivi per lo sviluppo del territorio, per il futuro dei lavoratori e dei cittadini che lo abitano.
Questi temi sono una proposta di impegno, per tutta la CISL trapanese, per i prossimi quattro anni.
La CISL trapanese con i suoi 29.000 iscritti è un organizzazione in crescita, nei settori produttivi, nei servizi, fra i pensionati. E una organizzazione che svolge bene i propri compiti. E presente in tutto il territorio provinciale con 16 strutture comunali e zonali e attraverso le sue 15 categorie di 1^ e 2^ affiliazione.
Al miglioramento ed alla riorganizzazione dei settori e delle strutture esistenti, si è aggiunta la nascita di nuove categorie ed associazioni sindacali per la tutela dei lavoratori e dei cittadini.
·
la nascita di una nuova categoria per la prima
volta in Italia, quella degli ARTIGIANI
ARTISTI, che fa parte del settore dei lavoratori autonomi del CLACS;
·
la nascita e la crescita continua dellADICONSUM, lassociazione
a tutela dei consumatori;
·
la ricostituzione del Gruppo Giovani.
Lapertura dello Sportello Informalavoro e orientamento
alla creazione dimpresa;
·
la nascita dellosservatorio sul mercato del lavoro;
·
la costituzione dellANTEA, che associa i
pensionati valorizzandone il volontariato per
attività culturali e di tempo libero;
·
la rinascita del SICET, il sindacato che si occupa
della casa, dellambiente e territorio;
·
lapertura dello sportello ANTIMOBBING, a
tutela delle lavoratrici e lavoratori colpiti da molestie e violenze psicologiche nelle
relazioni interne ai luoghi di lavoro;
·
la riorganizzazione ed il rilancio dellANOLF,
lassociazione degli immigrati.
·
Nel campo dei servizi fiscali agli iscritti ed ai
cittadini, abbiamo costituito unapposita società, la SERV.INT, presente in tutto il
territorio provinciale, che ha fatto registrare,
nellultimo anno, il raddoppio del volume di attività.
·
Nel campo della ricerca e delle attività culturali
disponiamo del CE.SE.T., unassociazione
senza fini di lucro, che svolge anche attività di partnariato in progetti di carattere nazionale ed internazionale.
·
Per quanto riguarda gli Enti collaterali, abbiamo
riorganizzato la struttura dellINAS nel
territorio, per garantire continuità ed efficienza del servizio di patronato;
·
abbiamo ricostituito lETSI, lEnte per
il turismo sociale della CISL, secondo i nuovi indirizzi nazionali;
·
abbiamo ricostituito il CENASCA, per svolgere
attività legate alla formazione specialistica ed alla formazione di impresa.
·
Abbiamo costituito lALAI, lassociazione
dei lavoratori autonomi e interinali.
·
Dobbiamo costituire lassociazione dei Quadri
ed alte professionalità.
·
Nellambito dei rapporti Nord-Sud, abbiamo
promosso, concordato e deliberato il gemellaggio fra la CISL di Parma e la CISL di
Trapani.
Per quanto riguarda le strategie sindacali, la CISL di Trapani ha portato avanti il modello concertativo ed ha promosso il modello contrattualistico e partecipativo.
Un
importante risultato, questo, ottenuto dopo un anno di faticoso impegno che abbiamo
condotto, inizialmente, in assoluta solitudine, poi unitariamente con CGIL e UIL
I Patti Territoriali di Trapani Nord, Trapani Sud, del Golfo di Castellammare; della Valle
del Belice; quello di settore
dellagricoltura, turismo e pesca; quello di Pantelleria e delle isole; il contratto
di programma per il turismo, come il PRUSST Terre dOccidente; tutto ciò
ci ha visti impegnati attivamente, dallinizio alla fine della loro lunga gestazione,
convinti come siamo che lo sviluppo del
territorio può e deve ripartire con la concertazione ed il protagonismo dei soggetti
istituzionali, imprenditoriali e sociali locali.
Anche se, questi accordi, non sono stati rispettati in tutte le loro parti, anzi sono
stati in larga parte disattesi.
Senza quegli accordi non ci sarebbe stata la politica dei redditi, non si sarebbe messa linflazione sotto controllo, non si sarebbero rinnovati i contratti, non saremmo entrati nellUnione Monetaria Europea.
La concertazione ha dimostrato di essere più di un metodo.
La concertazione è un vero e proprio modello di democrazia economica, che realizza la partecipazione e la responsabilizzazione di tutti i soggetti di rappresentanza collettiva, per promuovere lo sviluppo nella coesione sociale.
Mi rendo conto, purtroppo, che di questi tempi si parla molto di concertazione ma se ne fa poca.
Per i problemi del nostro territorio non cè alternativa: o si mettono assieme tutti i soggetti istituzionali, imprenditoriali, sindacali e sociali, per condividere obiettivi di sviluppo e comportarsi di conseguenza, oppure, non ci sarà sviluppo.
Viste le difficoltà a praticare la concertazione, e vista la sua funzione decisiva per lo sviluppo, io credo che occorra battersi per inserire normativamente il riconoscimento in via di principio della concertazione come politica di governo, ai diversi livelli territoriale, regionale e nazionale.
Il riconoscimento politico-istituzionale, attraverso una apposita normativa di legge del principio per cui la politica di sviluppo non si fa dallalto, ma si costruisce e si determina col concorso e col consenso delle parti, a me sembra indilazionabile.
LA CONTRATTAZIONE,
a livello nazionale ed a livello aziendale , come sistema di relazioni
sindacali bilaterali, è laltro nostro asse strategico per tutelare le condizioni ed
i diritti dei lavoratori.
La funzione del contratto nazionale deve essere quella di garantire regole generali e
diritti fondamentali.
La funzione della contrattazione aziendale deve essere quella collegata con la produttività e la redditività delle singole imprese, Enti o Istituti.
Le categorie del settore privato hanno nobili tradizioni e grande esperienza di contrattazione, sia nazionale che aziendale, e continueranno su questa strada aggiornando le piattaforme rivendicative ed i metodi della contrattazione.
Le categorie del settore pubblico, invece, cominciano adesso.
Per il settore pubblico la contrattazione aziendale, negli Enti Locali, nelle amministrazioni statali, negli Enti e nelle Istituti Scolastici, è la nuova frontiera dellimpegno sindacale.
Fare contrattazione nei luoghi di lavoro attraverso la definizione di piattaforme rivendicative e la negoziazione col datore di lavoro, significherà fare sindacato come nei settori privati.
Le relazioni sindacali avranno più peso rispetto alle relazioni burocratiche regolate soltanto da leggi e circolari applicative.
Il consenso dei lavoratori al sindacato bisognerà conquistarselo con le capacità, gli strumenti negoziali e con i risultati degli accordi aziendali.
Nel nostro territorio bisogna fare contrattazione a tappeto, in tutti i rami del settore pubblico: nei Comuni, alla Provincia, negli uffici dellamministrazione statale, in quelli regionali, negli Enti del parastato, nelle aziende ospedaliere.
La contrattazione, però, non si ferma allinterno delle aziende. Dove non si può fare contrattazione aziendale si deve fare contrattazione territoriale.
Fra le
categorie che dovranno fare contrattazione cè anche quella dei pensionati.
Nella contrattazione sociale è impegnata, a fianco della FNP, la confederazione che, a Trapani, ha promosso il Forum del Sociale composto da 16 associazioni di volontariato, allo scopo di intervenire sul disagio sociale.
Col Forum abbiamo lanciato la piattaforma sociale nei confronti delle istituzioni e degli Enti e avviato un programma di interventi che, oggi, è in dirittura di arrivo.
Si tratta del Comitato Etico costituito con lAssessorato Provinciale alla Solidarietà Sociale, con lassociazione nazionale per la formazione sociale A.F. FORUM, la Caritas di Trapani e quella di Mazara del Vallo, e la ASL n° 9.
Il Comitato Etico esprimerà un Autority della solidarietà, che avrà il compito di monitorare il territorio ed operare interventi di sostegno e di risanamento sociali.
Come si
vede, non cè separazione fra la nostra azione sindacale e lazione sociale che
svolgiamo insieme con le associazioni del volontariato ed in rapporto con le istituzioni
pubbliche.
Nella originaria mancanza di lavoro, per chi non ha altro reddito, sono da ricercare le cause del disagio sociale. Da qui nascono i problemi dei più bisognosi.
Quando la dimensione della inoccupazione e della disoccupazione giovanile raggiunge il 50%; quando chi cerca lavoro è costretto ad accettare di essere precario e sottopagato, allora bisogna dire, chiaramente, che siamo di fronte ad una questione non soltanto economica ma sociale, di giustizia sociale.
Il problema dei più bisognosi, degli esclusi e degli emarginati è un problema di giustizia sociale e quindi va affrontato come tale.
E un problema che riguarda tutti, e non solo gli interessati che, secondo le nefaste teorie del liberismo, se la devono cavare da soli.
Il problema va affrontato attraverso interventi di solidarietà sociale, con politiche solidaristiche e con politiche attive del lavoro. Ma anche riducendo gli squilibri territoriali, ed accorciando il divario Nord-Sud.
Molto semplicemente, questi devono essere i capisaldi di un programma di interventi condiviso e concertato fra istituzioni di governo, associazioni imprenditoriali e sindacali.
Noi, come
CISL, ci batteremo per portare il lavoro dove non cè, come abbiamo fatto finora:
mettendoci a disposizione per negoziare le condizioni contrattuali favorevoli alla nascita
di nuove imprese per creare occupazione nel territorio.
Il nostro obiettivo prioritario è quello della occupazione e del lavoro. Un lavoro
regolare, tutelato dal contratto e dalla legge, specialmente per dare un futuro alle
giovani generazioni.
Giustizia sociale vuol dire anche disporre di servizi pubblici che funzionano e danno risposte in tempo reale ai cittadini.
Giustizia sociale è avere strutture sanitarie attrezzate ed efficienti, in grado di tutelare la salute dei cittadini, senza lunghe attese, senza far loro spendere soldi con i medici privati, senza dovere emigrare per farsi curare.
Giustizia
sociale è sottrarre la società civile al condizionamento della criminalità organizzata
e alla mafia.
Questo è lo snodo principale della questione sociale del nostro territorio, come dellintero territorio della Sicilia.
Ma è anche lo snodo della questione economica, per via degli intrecci fra il mondo degli affari e quello della mafia, che emergono quando si svolgono i processi giudiziari.
Come è anche lo snodo della questione politica, quando si evidenziano gli intrecci fra mafia, affari e politica nei processi giudiziari riferiti al sistema degli appalti pubblici.
Più che
snodi, questi, sembrano nodi inestricabili.
Per sciogliere questi nodi e sconfiggere la mafia non basta, come non è bastata finora, la cattura dei capi mafia o dei capi mandamento. E stata importante la cattura di Virga come è stata importante quella di Riina. La mafia ha i suoi ricambi e le sue strategie difensive, anche se, come sappiamo, è principalmente specializzata nelle azioni di attacco.
E qui torniamo al punto di partenza.
La mafia si immerge nella società amica.
La società ricattata e ricattabile da minacce di morte.
Una omertà che serve ai mafiosi per nascondersi allinterno della società.
Le
relazioni sociali sommerse fanno
sì che ciò che appare non è, e ciò che è non appare.
Per spezzare questo circuito infernale, la magistratura e le forze dellordine devono fare la loro parte, come del resto stanno facendo attraverso lazione di controllo e lazione repressiva; la politica e la burocrazia devono fare la loro parte, impedendo lingresso della mafia negli appalti, promuovendo e favorendo lo sviluppo delleconomia regolare; gli imprenditori devono fare la loro parte facendo impresa sana e competitiva; il sindacato deve continuare a fare la propria parte per lo sviluppo delleconomia e delloccupazione e per laffrancamento della società civile.
E dei giorni scorsi il messaggio inviato dal Papa alla Conferenza Episcopale Siciliana riunitasi ad Acireale. Messaggio nel quale il Santo Padre dice che solo sconfiggendo queste forze negative (la mafia) sarà possibile portare a piena attuazione le molteplici potenzialità di bene e i non pochi valori umani che caratterizzano loperosa gente di Sicilia.
Anche la società locale deve fare la propria parte per liberarsi della mafia.
Deve collaborare con gli altri soggetti e contribuire attivamente al proprio sviluppo civile ed economico, nella legalità.
Amici, vivendo nellepoca
della globalizzazione dobbiamo saper sfruttare le opportunità che essa offre per
combattere i nostri vecchi mali.
Ma con le nuove opportunità si affacciano nuovi rischi.
I diritti di cittadinanza di una società attraversata da profondi cambiamenti, possono essere messi in discussione ed aprire nuovi problemi di giustizia sociale.
La rivoluzione informatica e la globalizzazione delleconomia hanno dato nuovo impulso ai sistemi produttivi ed ai mercati ma hanno generato nuovi squilibri. Hanno mondializzato la competizione fra le imprese ed hanno cambiato prodotti e modi di produrre, dando vita alla cosiddetta nuova economia.
Nuova economia e vecchia economia industriale ora viaggiano insieme e sono fra loro complementari.
Assieme
hanno determinato e determinano il nuovo sviluppo delleconomia, che però genera
nuovi rischi per la giustizia, per la democrazia e lambiente.
Il dominio incontrollato del mercato globale, della finanza senza confini, delle
multinazionali, che decidono al di là e al di sopra degli Stati nazionali, ripropone la
questione dei diritti sociali e politici dei popoli.
Come si dice nei temi confederali, nei paesi cosiddetti avanzati, nel nostro paese,
lesperienza di questi rischi si concretizza nella precarizzazione del lavoro e, in
particolare da noi, negli squilibri economici
e sociali che accentuano quelli storici, nei fenomeni di emarginazione, nei dissesti
ecologico-ambientali, nella testimonianza degli immigrati che, del sommarsi di questi
rischi e di quelli eclatanti della disparità evidente, sono le prime vittime.
LA DEMOCRAZIA POLITICA, intesa soltanto come diritto dei
cittadini di andare alle urne ogni quattro anni, per scegliere da chi farsi governare, da
sola non è sufficiente a svolgere la propria funzione regolatrice della società.
Senza la
partecipazione dei cittadini organizzati in associazioni di volontariato sociale, senza i corpi intermedi della società, fra cui cè il sindacato, la democrazia è
incompleta ed incompiuta.
Alla democrazia politica devono affiancarsi la democrazia economica e la democrazia
sociale.
La CISL
non delega la politica a risolvere i problemi dei lavoratori, dei disoccupati, dei
pensionati.
La CISL entra in rapporto con la politica con tutta la propria autonomia, con proprie
proposte, da mettere a confronto tra le parti attraverso la concertazione o la
contrattazione. Concertazione e contrattazione sono due pilastri dellazione
sindacale ma anche della democrazia sociale.
La partecipazione della società alla politica, e non lassorbimento della società
nella politica, è laltro pilastro della democrazia sociale.
Federalismo, sussidiarietà e solidarietà sono i nuovi canali di partecipazione della società alla politica.
Fondamento del federalismo è la traduzione in forme istituzionali e partecipative di una visione pluralistica della società. La sua direzione è la coesione sociale, il cui principio regolativo ed orientativo è la solidarietà.
Questo
tipo di federalismo solidale e cooperativo è anche la risposta a chi tende a creare una
falsa contrapposizione tra Nord e Sud.
E un federalismo, questo, che tende ad unire il paese e non a dividerlo.
Listituzione
di una vera e propria Camera delle Regioni ed una precisa definizione di ruoli e funzioni
decentrate regioni, province e comuni sono necessarie, da un lato, per
coniugare responsabilità locali e nazionali e, dallaltro, per evitare
sovrapposizioni tra diversi livelli.
LA DEMOCRAZIA ECONOMICA, è partecipazione
alla distribuzione della ricchezza, alla redistribuzione dei poteri e delle risorse,
scegliendo la via dellinclusione progressiva, per chi è emarginato e per chi è
escluso.
Questo è lobiettivo che dobbiamo perseguire nei confronti delle istituzioni e nei rapporti con le imprese, attraverso la concertazione, la contrattazione e la partecipazione al sistema economico.
La concertazione come strategia di governo delle politiche economiche e sociali a tutti i livelli (nazionale, regionale, provinciale e comunale).
La contrattazione nazionale di categoria per la definizione dei diritti di informazione e consultazione sulle politiche settoriali ed aziendali.
La contrattazione nei luoghi di lavoro e sul territorio, per realizzare la partecipazione alle strategie aziendali e la definizione di premi salariali legati al raggiungimento di obiettivi concordati fra le parti.
La partecipazione dei lavoratori direttamente e collettivamente ai processi di accumulazione del capitale per co-decidere le scelte strategiche attraverso i fondi di pensione complementari e lazionariato dei dipendenti.
La CISL ha scelto lautonomia come proprio valore fondativo proprio perchè pone al centro la persona umana, e quindi il personalismo cristiano, come valore primario di riferimento.
La CISL non ha scelto nessuna ideologia, ma fa riferimento a valori ideali, come giustizia, libertà, eguaglianza.
Nella propria azione sindacale la CISL adotta il metodo del pragmatismo, che consiste nella capacità di guardare alle questioni concrete per dare ad esse soluzioni concrete, senza pregiudiziali politiche o ideologiche.
Queste scelte fanno della CISL una sindacato autonomo e laico.
Lautonomia della CISL dai governi, dai padroni e dai partiti, affonda le sue radici nellautonomia del sociale. La CISL esercita la propria autonomia attraverso la propria rappresentanza e rappresentatività.
Lobiettivo da portare avanti per rafforzare la democrazia sociale è quello di ottenere dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni il riconoscimento del ruolo delle organizzazioni del sociale, come ruolo complementare e non subalterno alle istituzioni di governo.
Si tratta, dunque di fare spazio alla costituzione materiale del nostro paese, allinterno della costituzione formale.
LEGALITA E ILLEGALITA
Fra le cause del mancato sviluppo del nostro territorio, come di certe aree del Mezzogiorno, cè quella della forte presenza della criminalità organizzata.
Gli imprenditori del Nord non investono al Sud perché il territorio è controllato dalla mafia e prima o poi alla mafia si deve pagare il pizzo.
Da un punto di vista economico, quindi, la mafia è un costo aggiuntivo che si somma agli altri costi dovuti alla carenza di infrastrutture, alle disfunzioni della pubblica amministrazione, alla inefficienza dei servizi. Non si può dire che ciò non sia vero, perché abbiamo esempi di imprenditori siciliani che sono stati costretti ad andarsene per non rimetterci la vita, oltre che lazienda.
Nonostante lazione repressiva esercitata dalla magistratura e dalle forze dellordine nel corso di decenni, il controllo del territorio non è ancora interamente passato nelle mani dello Stato.
Tantè
vero che si dice che la Mafia è uno Stato
nello Stato.
Come è vero anche che la mafia è un fenomeno non solo locale, ma nazionale ed
internazionale.
E chiaro, quindi, che un fenomeno così esteso e così complesso deve essere affrontato con diverse strategie e diversi strumenti.
Oltre allazione repressiva bisogna, contestualmente, esercitare lazione preventiva.
Fa certamente parte dellazione preventiva costruire infrastrutture di collegamento, come il ponte sullo stretto di Messina.
E azione preventiva il programma di investimenti contenuto in Agenda 2000-2006 per lo sviluppo delle zone poco sviluppate dellEuropa, come è la nostra.
E azione preventiva anche facilitare gli investimenti al Sud offrendo condizioni fiscali favorevoli.
E azione preventiva predisporre terreni attrezzati per accogliere e fare sviluppare le nuove imprese.
E azione preventiva non perdere tempo nel finanziamento e nellattuazione dei patti territoriali approvati.
E azione preventiva favorire lemersione del lavoro sommerso e del lavoro nero per regolarizzarlo.
E azione preventiva aiutare concretamente la società locale a liberarsi della mafia con interventi che sviluppano solidarietà e coesione sociale, anche attraverso la riforma dello stato sociale.
Dunque, azione repressiva e azione preventiva devono camminare assieme per fare sviluppo e sconfiggere, così, la mafia.
STATO SOCIALE E LEGALITA
Per fare
sicurezza e coesione sociale ci vuole la riforma dello stato sociale. Riforma che si rende
necessaria in funzione dei vecchi bisogni e anche dei nuovi bisogni di protezione che
nascono dagli sconvolgimenti creati dalleconomia globale.
Le domande di protezione rispetto al non lavoro, alla malattia, allignoranza,
alla povertà, alla vecchiaia, allinabilità e allabitare esigono risposte più mirate, qualitativamente più adeguate.
Per cominciare a dare risposte a queste domande occorre portare a regime le riforme già fatte, come quella delle pensioni, della sanità e dellassistenza e, insieme, portare a compimento la riforma degli ammortizzatori sociali per tutelare i lavoratori e tutelare tutte le flessibilità che li coinvolgono.
La solidarietà sociale e la coesione sociale si raggiungono e si mantengono con unadeguata protezione sociale.
Occorre
adottare un modello di Stato Sociale che abbia la capacità di fare patto fra
pubblico, privato - non profit e volontariato.
Uno stato sociale che risponde ai problemi del territorio, dando risposte a chi ha bisogno
di assistenza, che va incontro a chi ha bisogno della casa, che offre servizi alla
persona, che allevia le condizioni di indigenza, che migliora la vivibilità, questo stato
sociale, sicuramente alza il livello di coesione sociale.
In questo modo, lo Stato Sociale, protegge la comunità territoriale dalle varie forme di illegalità che nascono e si sviluppano nelle situazioni di disagio sociale.
Cè un collegamento stretto, ad esempio, fra disagio sociale e micro-criminalità.
La micro-criminalità diventa brodo di coltura della grande criminalità organizzata.
Come tutti sappiamo, non basta lazione repressiva, ci vuole lazione preventiva.
Per
affrontare meglio questi problemi si possono stipulare patti sociali nel territorio, con i Comuni e le Province per
prevenire la criminalità, per innalzare il livello della qualità sociale e ridurre così
i comportamenti illegali.
Il Comitato Etico e lAutority per la solidarietà, costituiti con la Provincia
Regionale di Trapani per intervenire sul
disagio sociale, sono un modo concreto per operare nella giusta direzione, attraverso il
patto sociale.
SINDACATO E POLITICA
Per quanto riguarda il rapporto fra sindacato e politica, in questi ultimi mesi il dibattito è stato particolarmente acceso.
Il versante maggiormente interessato è stato quello del rapporto critico fra il sindacato e la politica dei governi nazionale, regionale, provinciale e comunale.
A tutti questi livelli, a partire dal più alto, si è evidenziata una componente, per così dire, dirigistica dei governi che ha bloccato la concertazione.
La prima conseguenza di questo blocco è stato il disimpegno delle istituzioni di governo e la trasformazione della concertazione in mera consultazione. E ciò è avvenuto a cascata, dal centro alla periferia.
Nella nostra esperienza con la provincia Regionale, dopo qualche incontro di verifica degli impegni, la Presidenza non ha più convocato il tavolo di concertazione.
E proprio in questo strano e contraddittorio percorso che si evidenziano i modi diversi di considerare i rapporti con la politica.
La CISL esprime la propria soggettività politica e chiede il rispetto e lattuazione degli accordi sottoscritti in forza della propria autonomia.
Il governo fa orecchio da mercante e lavora per lo svuotamento della concertazione.
In questi comportamenti si possono individuare le differenti concezioni del rapporto fra sindacato e politica.
La CISL,
come fa sempre nei suoi comportamenti, valuta i fatti, fa proposte autonome, giudica i
governi dalle risposte che danno ai problemi concreti.
Quando gli impegni non vengono mantenuti il giudizio è negativo e il dialogo si
interrompe.
La cultura della CISL, basata sullautonomia del sindacato dai partiti e dai governi, è stata perfino istituzionalizzata, emblematicamente, con la regola statutaria della incompatibilità fra gli incarichi sindacali e quelli politici e istituzionali a tutti i livelli.
A giudicare dai comportamenti e dai fatti, la cultura delle altre organizzazioni sindacali confederali rimane quella della cinghia di trasmissione dal partito verso il sindacato, anche se in versione aggiornata.
Tale cultura è stata, ed è, estranea alla CISL.
E qui, in questa differenza di fondo, che trova origine e spiegazione il diverso modo di vedere e di definire la concertazione fra noi e le altre organizzazioni sindacali. Per noi la concertazione è un modello di relazioni fra le parti e, insieme, una strategia politica per lo sviluppo.
Per noi, che siamo gelosi della nostra autonomia, ci può essere un rapporto da cinghia di trasmissione, ma al contrario: dal sindacato verso i partiti, mai viceversa.
Partendo da questa concezione, la CISL elabora autonomamente proposte, programmi, progetti, piattaforme rivendicative, li discute nei propri organismi e li propone ai lavoratori per poi confrontarsi con tutti gli interlocutori politici, di governo o imprenditoriali.
CRISI DELLA POLITICA
Le difficoltà insorte ultimamente nei rapporti fra le organizzazioni sindacali, in ogni caso, non hanno messo in crisi il sindacato confederale italiano, come qualcuno vorrebbe che fosse.
La rappresentatività del sindacalismo confederale italiano, ampiamente dimostrata e certificata dal B.I.T., fra i lavoratori attivi è intorno al 38%; è anche dimostrata dal successo del referendum antisindacale e dalla diffusa ed alta presenza delle R.S.U. nei luoghi di lavoro, elette con una massiccia partecipazione dei lavoratori al voto.
Al contrario, invece, la politica, sta attraversando una lunga crisi che non accenna a risolversi, ma che si aggrava sempre più.
Gli
indicatori dellastensionismo elettorale sono in crescita. Si parla di cifre che
vanno dal 30% al 40% di cittadini che non vogliono andare a votare.
Lastensionismo elettorale e la disaffezione ai partiti non sono malattie
del cittadino elettore. Sono, innanzitutto, gravi disfunzioni, difetti e problemi dei
partiti e del sistema elettorale. Disfunzioni e difetti sui quali occorre intervenire con
apposite riforme del sistema elettorale, per favorire la partecipazione reale, e non
virtuale, dei cittadini alla vita politica del nostro paese.
La democrazia politica reale, e non virtuale o televisiva, è una questione che riguarda tutti i cittadini, singoli e organizzati in associazioni.
Riguarda ognuno di noi, come riguarda la CISL, che vuole svolgere il proprio ruolo allinterno di regole politiche democratiche e partecipative.
La CISL, inoltre, come sempre, è interessata, prioritariamente, ai contenuti ed ai programmi della politica.
Le forze politiche che presentano contenuti e programmi condivisibili e si impegnano a portarli avanti nelle varie sedi e funzioni istituzionali, possono trovare nella CISL un alleato leale che in piena autonomia può sostenere quei contenuti e quei programmi.
Infine, una parola la voglio dire sulla novità che caratterizza questo momento della nostra organizzazione.
Questo è il primo congresso senza DAntoni. Negli ultimi tre decenni Sergio DAntoni ha segnato, con la sua presenza intelligente e forte, la storia della CISL: prima palermitana, poi siciliana, poi pugliese e infine, ha dato la sua impronta indelebile alla CISL nazionale.
Ritengo che non ci sia momento migliore per ringraziare DAntoni per la sua militanza sindacale, per la passione e la capacità con le quali ha svolto i suoi alti compiti di dirigente.
La sua esperienza sindacale oggi DAntoni la mette a disposizione della politica, per contribuire a rinnovarla. Anche noi vogliamo che questa politica si rinnovi.
Lo abbiamo detto in tutti i modi e in tutte le sedi. La battaglia per il rinnovamento della politica la vogliamo fare, nel rispetto del pluralismo, con quanti condividono questo obiettivo.
Senza DAntoni, il cammino della CISL non si ferma, come non si è mai fermato con luscita di tutti i segretari generali precedenti.
Adesso tocca al nuovo segretario generale Savino Pezzotta continuare lopera, nel solco della tradizione e guardando con fiducia al futuro. Allamico Savino Pezzotta facciamo i nostri migliori auguri per la riconferma alla più alta carica di responsabilità della CISL.
LUNITA DEI LAVORATORI E
DELLE LAVORATRICI
La proposta della CISL di unità sindacale non ha trovato rispondenza nelle altre organizzazioni confederali. Non bisogna però accantonare il progetto di unità sindacale.
Dobbiamo ripartire dallunità di azione e tessere la tela di una unità sindacale basata sullautonomia, il pluralismo e sul modello associativo.
Intanto, unità dazione deve significare confronto sul merito dei problemi e delle soluzioni, svincolati da ogni pregiudiziale ideologica o politica e indipendentemente dagli schieramenti.
Per questo motivo, e non per altro, la prospettiva dellunità passa, oggi, attraverso il percorso di competizione. Una competizione sui contenuti, sulle proposte e sulla soluzione dei problemi. Nellesclusivo interesse e tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.
VIVA LA CISL.