XIV° CONGRESSO UST CISL MESSINA

9 aprile 2001 

Relazione introduttiva di Maurizio Bernava

Copertina


sinistra.gif (1308 byte) Pagina precedente


Care amiche e cari amici,

 

La Cisl di Messina arriva a questo appuntamento Congressuale dopo una fase preparatoria  che ha coinvolto i nostri associati in centinaia di Assemblee e riunioni sui posti di lavoro, sul territorio e nelle zone dell'intera Provincia.

 

Appuntamento congressuale che dopo quindici mesi di  Reggenza, affidatami dalla Confederazione, dovrà sancire il ritorno ad una normale gestione della CISL di Messina con tutti gli Organismi eletti alla fine del nostro Congresso e  nel pieno delle loro funzioni.

 

E' stato un' impegno  notevole. Un periodo di lavoro  intenso, per quantità e qualità, ma condiviso con tanti militanti. Un' impegno che si è progressivamente sviluppato in quasi tutte le realtà lavorative e territoriali, certamente in quelle più significative, e sempre con la preoccupazione di essere puntuali  e di non deludere le aspettative dei nostri associati.

 

Erano queste le mie intenzioni e spero di essere riuscito a servire adeguatamente l'Organizzazione; ma in modo particolare mi auguro  di non aver deluso le aspettative di tutti voi e dei nostri cinquantamila e settantuno associati.

 

Vi confesso che è stato un grande sforzo di cui esprimo, qui, la mia  soddisfazione  e sincera gratitudine per averlo condiviso  con tantissimi amici e colleghi; amici rincontrati dopo qualche anno, tanti conosciuti  grazie a questa esperienza, altri riscoperti nel rapporto, ma tutti  motivati o rimotivati dalla volontà di aprire un nuovo ciclo nella storia della Cisl Messinese.

 

Gratitudine che vi esprimo anche per conto della Confederazione e di Raffaele Bonanni in particolare, e della Cisl Siciliana che con Paolo Mezzio ha accompagnato tutta la fase della Reggenza.

 

Conosco bene la particolare sensibilità e riconoscenza  che Raffaele e Paolo hanno sempre avuto verso il buon lavoro sindacale e la realizzazione di un progetto che deve vedere la CISL sempre protagonista in ogni parte del nostro Paese.

 

Un buon lavoro sindacale dimostrato dalla riuscita del percorso precongressuale, svolto con attenzione a dare spazio  ai contributi al dibattito da parte degli associati   nei posti di lavoro e nelle leghe.

Lo dimostra il fatto che nei settori e nei comparti in cui le assemblee di base sono state realizzate con l'attenzione a dare ruolo e protagonismo ai nostri associati,  i rispettivi  Congressi Provinciale di Federazione  sono stati caratterizzati oltre che dalla serenità, anche dalla ricchezza  del confronto tra i delegati ed il gruppo dirigente.

 

Una grande dimostrazione di crescita e maturità politica registrata nella quasi totalità delle strutture della Cisl di Messina.

 

Di questo ringrazio tutti quei Segretari,  dirigenti,  operatori e militanti delle Federazioni di categoria, tanti, che con impegno ed entusiasmo hanno consentito che il Congresso fosse una grande occasione da utilizzare per discutere, confrontarsi e contribuire sui problemi del lavoro, della società e della nostra realtà territoriale.

 

Ringrazio in particolare gli amici dell'Esecutivo e del Consiglio Generale uscente che hanno  raccolto, condiviso e realizzato nei comportamenti, l'invito ad impegnarsi  nei congressi  di base per un ampio coinvolgimento di Lavoratori,  Pensionati,  disoccupati, precari e giovani.

 

 Credo di poter affermare che questo sia anche la conseguenza di un clima positivo raggiunto dentro la nostra Organizzazione a Messina; ritengo che questo sia il risultato principale e più importante che si possa registrare in questo periodo di reggenza.

 

  Non è possibile per nessun Sindacato affrontare le nuove e difficili sfide senza avere un clima interno sereno e di cooperazione tra il gruppo dirigente, così come non si può operare tra la gente senza un rapporto di stima e fiducia reciproca all'interno dell'Organizzazione.

 

Abbiamo dimostrato che serenità, fiducia e stima reciproca  si raggiungono solo quando ognuno di noi, utilizzando al meglio tutti i momenti di vita associativa della Cisl, è consapevole e partecipe  su quale  progetto sindacale e con quale  modello organizzativo deve sviluppare la propria militanza.

 

Un  Progetto Sindacale con un adeguato Modello Organizzativo che dovrà essere sancito da questo Congresso, per orientare la linea  strategica e le scelte  politiche ed organizzative della Cisl nella Provincia di Messina.

 

La  riorganizzazione sul territorio della CISL messinese avviata alla fine del 1999, si sta rilevando una grande occasione  per tentare di  svolgere una missione nuova e particolare nel contesto delle tradizionali esperienze sindacali locali. 

 

Al mio ritorno a Messina  ho trovato molto stimolante,  lucido e determinato, il messaggio diretto ai messinesi dal nostro Arcivescovo in occasione dell'omelia Pasquale.

 

" Messina deve e puo' risorgere, ma non può farlo all'interno delle stesse regole che finora ne hanno scandito lo stile di vita, il modo di essere, infruttuoso e disgregante,  funzionale che serve solo al mantenimento dello stato delle cose, gradito solo a chi ne trae vantaggi ed arricchimenti da questa stagnante situazione. La città si deve aggregare intorno ad una novità grande, capace di scuotere la coscienza dei messinesi, una novità che sia priva d'interesse nei giochi spartitori, ed al di sopra delle parti ". Così ci richiamava Mons. Marra.

 

La novità grande deve ancora diventare realtà ma si percepisce, sempre più, come un'esigenza storica irrinunciabile per Messina e la sua Provincia.

 

 La novità grande è  riuscire ad offrire un'aggregazione alla società messinese, intorno a passioni civili di riscatto su una solida base valoriale, pre-politica; un'esigenza prioritaria  per qualsiasi processo di rinascita civile  e di riscatto dal degrado e dall'arretratezza socio economico che soffoca la nostra comunità.

 

E' una vera sfida a cui crediamo e che ci affascina; è una sfida che comporta una scelta impegnativa, è una strada in salita, ma è l'unica possibile e necessaria per accelerare il superamento di quei metodi, di quegli interessi particolari e di quei gruppi che si preoccupano solo di far coincidere la politica e la gestione della cosa pubblica  con i loro affari.

 

 Metodi ed interessi che sono una delle principali cause  della marginalità  a cui si è relegata la realtà messinese; realtà che non ha registrato neanche la minima vivacità imprenditoriale ed occupazionale in corso, da qualche anno, a Catania e Palermo.

 

Lo diciamo con chiarezza e  con forza, a chi dentro e fuori la nostra Organizzazione non l'avesse ancora compreso, che la CISL di Messina è impegnata a favorire ed accelerare lo sviluppo di questo processo.

 

Lo diciamo soprattutto a chi, fuori e dentro l'Organizzazione, continua a leggere il nostro nuovo attivismo nella realtà Messinese come una strategia mirata unicamente a guadagnare chissà quale consenso politico.

 

Costoro, e sono tanti, sono prigionieri di una cultura negativa che punta solo al controllo dei soggetti sociali deboli e che esprimono bisogni primari; per cui più  i soggetti sono deboli più è possibile mantenere, con infinite promesse difficilmente realizzabili, il loro "patrimonio" elettorale.

 

Questa è una cultura ed una visione  dell'impegno nella società che non ci appartiene e che non ci interessa.

 

I quartieri di Messina, i grandi centri della Provincia, i piccoli comuni della costa e dell'entroterra sono pieni di veri e propri professionisti, o meglio mestieranti, che del controllo finalizzato al consenso riescono a farne anche una fonte di arricchimento personale.

 

Tutto ciò contribuisce a mantenere in uno stato di strutturale debolezza sociale e di arretratezza aree rilevanti della nostra Provincia.

 

Si tratta di costruire un rapporto nuovo tra il sindacato e la comunità. Un rapporto nuovo, per certi versi inedito, tra il sindacato ed il tessuto sociale locale.

 

E chi meglio di noi  della CISL può spingere in questa direzione, per la storia ed il sistema di valori che ci sorregge, per la visione che abbiamo del sindacato come strumento di promozione del sociale, per la cultura pragmatica e di servizio agli altri che ci caratterizza, per la nostra autonomia nella individuazione e conduzione delle scelte strategiche.

 

La prima iniziativa pubblica della reggenza della Cisl di Messina svolta al Teatro Vittorio Emanuele, in coincidenza dell'anniversario del terremoto del 1908, voleva essere un messaggio chiaro e forte ad una comunità che si apprestava a chiudere il secolo rassegnata alla debolezza della propria condizione e senza fiducia verso il  futuro.

 

Volutamente il tema di quella Manifestazione era molto simbolico : " Uscire dal buio e dal degrado. La realtà messinese senza memoria e senza un progetto di sviluppo alla fine del secondo millennio"

 

 Era stato messo in conto che si trattava di un lavoro di lungo periodo e pieno di difficoltà a cui una grande Organizzazione sociale come la nostra non poteva sottrarsi; un lavoro che non può essere regolato dai ritmi della nostra tipica umoralità, senza caduto d'impegno, con un grande esercizio della responsabilità e soprattutto imprimendo, alla nostra attività quotidiana, il segno  visibile di concretezza e tensione verso il risultato.

 

Qualche volta ho spiegato a qualche amico della Cisl, specie in momenti di scoraggiamento e stanchezza, che bisogna avere la consapevolezza di che cosa significa operare nel sociale e nel mondo del lavoro a Messina, specie quando l'obiettivo è  quello di promuovere la partecipazione e la tutela degli ultimi.

 A Messina, qui più che altrove, il sindacato oltre ad esercitare un ruolo negoziale svolge il compito  di educare, o meglio, di evangelizzare gli interlocutori ad avere fiducia nella forza e nelle potenzialità della vita sociale e, soprattutto, stimolare noi messinesi ad amare la propria realtà e ad utilizzare produttivamente le enormi energie e  risorse naturali che possediamo.

 

PROMUOVERE LAVORO e PARTECIPAZIONE, FAVORIRE LO SVILUPPO. Questo deve essere il nostro principale obiettivo per i prossimi anni.

 

Si tratta di FARE COMUNITA',  intorno ad un programma, ad un disegno armonico  di riqualificazione e di sviluppo della realtà locale, che nasca dalla vivacità e dalle idee delle forze attive della società.

 

 Un programma che deve nascere dal basso, frutto di più progetti ed idee offerti e suggerite da tutti quei soggetti pubblici e privati che rappresentano interessi oggettivi.

 

Un programma di nuovo sviluppo locale da promuovere e realizzare avviando, finalmente, una stagione di vera concertazione con obiettivi condivisi, con verifiche costanti e con risultati che si possono raggiungere solo se ogni soggetto coinvolto, esercita il proprio ruolo con senso di responsabilità verso la comunità.  A cominciare dalla politica che amministra e che governa.

 

La decisione della Cisl di Messina di  celebrare il Congresso in Fiera all'ex Irrera Mare, il cosiddetto Chalet per i vecchi messinesi, è una scelta simbolica e strategica.

 

Vogliamo mandare un segnale forte, di stimolo, di riflessione, di spinta appunto !! Rivolto al futuro.

 

Abbiamo deciso di caratterizzare i lavori di queste due giornate come una sorte di inno ed esortazione a recuperare la capacità di utilizzare la ricchezza che ci viene offerta dal mare; e lo facciamo da questo luogo che dal punto di vista paesistico e di naturale attrazione rappresenta uno scenario tra i più suggestivi che esista in Italia.

 

Ma nel contempo questo magnifico posto, è la rappresentazione concreta del sotto utilizzo, dell'abbandono, del degrado e dell'incapacità  della politica   di svolgere un ruolo propulsivo per lo sviluppo locale e di valorizzare la nostra principale risorsa.

 

Il verbo amministrare deriva dal latino e significa  provvedere a….

 

Noi pensiamo che la politica, questo modo di intendere la politica, non può farcela a provvedere da sola a favorire un fase di sviluppo, lavoro e  di liberazione progressiva di intere generazioni dal dramma della precarietà e della disoccupazione.

 

Non abbiamo mai pensato, e non lo pensiamo, che la politica debba mettersi da parte.

 

La politica per affrontare e risolvere i problemi complessi della nostra realtà deve aprirsi al dialogo sociale, al confronto vero  e deve dimostrare  capacità di ascolto  e di raccogliere contributi…. deve aprirsi alla società reale.

 

La CISL di Messina, oggi, vuole lanciare un appello a chi pratica questa politica  assente, rissosa, superficiale e spesso arrogante  ed a chi da essa  si fa trascinare o chi la subisce: - Impegnatevi per essere al servizio della società, invece di pretendere di essere serviti da essa !!!

 

Siamo convinti che per favorire una fase di sviluppo per l'area  messinese bisogna:

 

·        Abbandonare una visione di sviluppo limitata alla realizzazione di opere pubbliche.

·        Recuperare il rapporto con il mare intesa come risorsa e ricchezza collettiva.

·        Fare diventare un vantaggio  economico per la comunità il pendolarismo,  essendo, la nostra provincia, un'area di attraversamento obbligato sia via mare che via terra.

 

L'obiettivo prioritario su cui deve far leva la promozione di un programma di sviluppo locale che produca ricchezza e nuova occupazione, deve essere quello di valorizzare e di riqualificare i circa 220 Km. di affaccio sul mare che rappresentano la peculiarità dell'intera Provincia di Messina.

 

La Cisl immagina e crede che un'opzione del genere possa avviare una nuova epoca di attività mercantili, turistiche, culturali, commerciali ed industriali.

 

Su queste opzioni, una volta individuate come priorità, si può avviare una stagione di concertazione con accordi e patti sociali finalizzati ad attivare percorsi nuovi di sviluppo utilizzando tutti gli strumenti e la metodologia della Programmazione negoziata.

 

Lo indichiamo con ottimismo, con speranza e guardando al futuro.

 

In tale direzione manterremmo il nostro impegno costante offrendo il nostro contributo e la spinta sociale necessaria.

 

In questo ultimo anno, anche da soli, siamo stati impegnati tante volte a tentare di farci ascoltare, avanzando proposte ed a richiedere un diverso rapporto con gli interlocutori istituzionali ed imprenditoriali; sempre nell'interesse dello sviluppo e del lavoro e sempre per e con i lavoratori ed i soggetti interessati.

 

 

Che la Cisl di Messina sia attenta, impegnata e presente sui principali problemi che affliggono la nostra realtà, quelli del lavoro, del lavoro che non c'e', della  sicurezza, dello sfruttamento e del ricatto sul lavoro, della precarietà senza fine, della vivibilità nelle città, della sicurezza sociale e l'aiuto per i più deboli, delle scelte per lo sviluppo, della legalità e l'ambiente, non è solo il frutto automatico di una nostra presenza organizzativa diffusa.

 

Ma, soprattutto, è la crescente consapevolezza maturata  nella CISL Messinese di essere un soggetto sociale fortemente rappresentativo e che, come tale, vuole essere protagonista di una nuova stagione che favorisca uno sviluppo accompagnato da maggiore giustizia  e coesione sociale.

 

Noi non crediamo, e non vogliamo, che il compito di raggiungere  questi obiettivi debba essere delegato a nessun altro soggetto politico od istituzionale, ma come ha dimostrato la storia della CISL sin dalla sua nascita, solo con la partecipazione diretta degli interessi che rappresentiamo è possibile  coniugare la crescita con la solidarietà, la democrazia e la giustizia sociale e la legalità..

 

Questa consapevolezza ormai è cultura e pensiero prevalente che indirizza l'azione e l'impegno degli attivisti della Cisl; condizione, questa, che favorisce la crescita di un nuovo gruppo dirigente.

 

La maturazione di questo processo oltre a rafforzare l'identità e l'orgoglio di appartenenza alla CISL,  rappresenta il preludio di una nuova fase che metterà a disposizione dei nostri associati la disponibilità e l'entusiasmo di tanti nuovi sindacalisti.

 

Mi riferisco a numerosi uomini e donne che nelle Federazioni e sul territorio stanno contribuendo a far riscoprire a tantissimi lavoratori e militanti, e talvolta anche a qualche dirigente sindacale, la fiducia nella CISL e l'importanza di sostenere l'azione del sindacato.

 

Oggi, qui, mi auguro che tutto ciò emerga dallo sviluppo dei lavori, così come ho già avuto modo di registrarlo, con soddisfazione, partecipando a tutti i Congressi di Federazione ed a numerose assemblee precongressuali.  

 

Per essere in grado  di portare a compimento la sfida e la missione fin qui enunciata, non è sufficiente avere la volontà e la consapevolezza dell'importanza degli obiettivi.

 

E' indispensabile strutturare  un modello di organizzazione adeguato a questo compito e far si che il Progetto strategico sindacale  diventi patrimonio comune e motivazione all'impegno per ogni livello e struttura dell'Unione.

 

Risultato, questo, che si può raggiungere con un intenso confronto negli organismi, praticando e socializzando le diverse esperienze  negoziali sul territorio, e con un mirato programma di formazione della nostra dirigenza.

 

Proprio il percorso Congressuale di Messina iniziato ai primi di Febbraio, e che  domani si conclude, è stato l'occasione per verificare e definire l'indirizzo  politico ed organizzativo su cui da quindici mesi, tra le Federazioni e l'Unione si è sviluppata una sinergia di azioni che puntava a :

 

·        Un modello sindacale che nella propria azione esalti la centralità dell'associato, che recuperi il significato più alto dell'impegno sindacale inteso come militanza, missione e spirito di servizio, facendo leva sui principi della solidarietà, della giustizia e dell'autonomia.

 

·        Un modello sindacale  con  strutture, mezzi e risorse molto decentrato sul territorio   che valorizzi  la rappresentanza sui posti di lavoro, di lega e di  zona, come fulcro su cui orientare le scelte organizzative; scelta necessaria per  far pesare la nostra presenza organizzata, per  aumentare il radicamento tra i lavoratori, tra i pensionati e  la gente,  per acquisire la legittimazione sociale e politica della Cisl, quella reale, da parte della politica, delle istituzioni e dell'imprenditoria.

 

·        Un modello sindacale sempre più caratterizzato da una spiccata innovazione organizzativa, sorretto da dirigenti sindacali che operano con forte motivazioni e con  adeguata professionalità, sia nell'ambito dell'azione contrattuale e che della tutela offerta con i servizi.

 

·        Un Progetto sindacale che faccia leva sulla concertazione come scelta strategica e politica da avviare a livello locale, per rafforzare la capacità di dare soluzioni ai problemi del lavoro e dello sviluppo che rappresentano la priorità assoluta da affrontare nel nostro territorio.

 

·        Un Progetto sindacale che non ci legittimi solo come sindacato capace di difendere i posti di lavoro a rischio e le attività lavorative consolidate da tempo, ma che ci consenta di essere punto di riferimento costante e capace nell'impegno per creare nuovi posti di lavoro.

 

·        Un Progetto sindacale,  che riesca ad offrire a Messina ed alla sua provincia un Programma di Sviluppo che manca.- Un programma che individui un sistema d'interventi da realizzare a medio e lungo termine  basato su alcune priorità definite, e con obiettivi condivisi con le Istituzioni e l'Associazionismo  d'impresa, delle professioni, del sociale auto organizzato ed aperto al contributo ed all'apporto di tutti i soggetti che rappresentano interessi generali.

 

·        Un Progetto sindacale, su  cui coinvolgere CGIL e UIL, disponibile e capace di offrire idee, soluzioni, proposte per " spingere " la Politica ad essere "pubblica" ed al servizio della comunità; la CISL  ritiene che bisogna impegnarsi a fondo, tra la gente e con la gente, per un sindacato che riesce a raccogliere consensi generali su una proposta di sviluppo e che, nel contempo, sia nelle condizioni di riprendere grandi momenti di mobilitazione.

 

 

 

*******************

 

 

La scelta della Confederazione di confermare lo svolgimento  del nostro Congresso nonostante il periodo coincida con le elezioni per  il rinnovo del Parlamento si è rilevata giusta, coraggiosa ed opportuna.

 

Tale scelta ha dato  l'opportunità ai lavoratori ed all'intero gruppo dirigente della CISL di poter discutere, riflettere e confrontarsi ed avanzare proposte sui problemi veri del lavoro e della società.

 

Dinanzi ad una vuota e piatta campagna elettorale che vede le principali forze politiche in campo affannate a contendersi il futuro Governo Nazionale senza preoccuparsi di affermare  proposte e  programmi,  la scelta della CISL ha consentito che ci siano migliaia di momenti congressuali grazie ai quali  trovano spazio e priorità i bisogni e le esigenze di chi vive  e lavora nel nostro Paese.

 

Lo spettacolo offerto dall'attuale dibattito politico elettorale a cui assistiamo tutti i giorni, e nel quale i problemi veri ed i bisogni delle persone   non  trovano spazio ed attenzione , grazie a partiti e candidati  impegnati a discutere solo di se stessi e delle proprie collocazioni geopolitiche, rischia di aggravare ancor più il distacco tra i cittadini, la politica e le istituzioni.

 

Come portare il lavoro laddove manca, come governare il Mercato del Lavoro nel lavoro che cambia, il divario Nord-Sud, le infrastrutture ed i servizi necessari da realizzare, le riforme che non decollano, il nostro ruolo  in Europa e nel Mondo, come limitare le crescenti aree di emarginazione esistente in diversi settori delle popolazioni, come riequilibrare la distribuzione della ricchezza prodotta nel Paese, non sembrano essere problemi che  preoccupano chi si propone per essere delegato a rappresentarci  nel Governo e nel Parlamento.

 

La forza delle proposte viene lasciata a costosissimi manifesti stradali che oltre ad essere simili ed uguali, anche tra schieramenti diversi,  con varie fantasie  tipiche degli spot commerciali  vediamo grandi faccioni che ci ripetono COSA ha bisogno il paese.

 

Nessuno  si sforza e si preoccupa  ad indicarci  COME realizzare questi bisogni, che è e resta il vero compito e la funzione principale  della politica.

 

Una degenerazione della politica che, sempre più, sta dimostrando che da sola non è in grado di rappresentare e risolvere i problemi dello sviluppo e delle comunità.

 

Una scelta giusta e coraggiosa  quella della CISL, che confermando il Congresso in periodo elettorale dimostra di non soffrire di sub alternità alla politica, che coglie l'occasione per fornirle  proposte e sollecitazioni di programma, per lanciare le priorità intorno a cui dovrebbe decidere il Governo.

 

Scelta che  conferma e rafforza l'autonomia ed il pluralismo esistente nella nostra Organizzazione; un modo più concreto che dimostra  che autonomia e pluralismo  nelle decisioni politiche della CISL sono un valore fondamentale.

 

Avremmo gradito la stessa scelta anche da altre Organizzazioni, che rinviando il Congresso denunciano la difficoltà congenita a decidere linee strategiche e politiche senza farsi condizionare dal quadro politico con cui interloquire.

 

Ancora una volta la CGIL di Cofferati sembra preferire conoscere  chi vincerà le prossime elezioni prima di decidere quale atteggiamento assumere rispetto ai grandi problemi del Paese.

 

Alla Cisl il dibattito congressuale servirà per poter fornire una proposta alta e qualificata su come vanno governati ed affrontati i principali problemi del Paese e su come rilanciare una rinnovata azione sindacale, ridisegnando il modo di fare tutela e rappresentanza.

 

Dobbiamo riuscire ad affermare che l'obiettivo del riequilibrio del divario economico/sociale tra il Nord ed il Sud resta la principale priorità nazionale che va risolta ed a questo obiettivo devono rispondere le scelte di politica economica e di sviluppo del Paese.

 

Dobbiamo puntare a diffondere ad ogni livello la contrattazione e la concertazione ed aprire nuovi spazi di democrazia economica; scelte da realizzare attraverso cui dimostreremo  che la rappresentanza sindacale degli interessi  può essere, ancora, la risposta giusta  di tutela e di promozione sociale.

 

 

*******************

 

Dobbiamo allargare i confini e l'azione del sindacato che è chiamato ad affrontare nuovi squilibri che accentuano quelli storici, vecchi problemi come la fame, lo sfruttamento dei minori, nuove forme di emarginazione sociale, la diffusione della precarizzazione del lavoro ed i grandi flussi d'immigrazione.

 

 

Ci troviamo di fronte ad una nuova sfida epocale  con la quale si apre il terzo millennio.

 

La persona, sia nel lavoro e nella società, ormai rischia di essere schiacciata sempre più da uno sviluppo che avanza a velocità diverse per settori, aree geografiche, filiere produttive,  lavorative e di sistemi.

 

Uno sviluppo economico che non coincide con lo sviluppo sociale e che la politica, quando ci riesce, si limita a regolamentare lasciando che siano le leggi del mercato e dell'economia a determinare gli effetti sociali, culturali e politici su intere popolazioni.

 

Un  fenomeno, o meglio un effetto negativo, che ormai si sta affermando a livello mondiale con la supremazia e l'innalzamento delle regole del mercato a nuova divinità assoluta alla quale viene lasciato il compito di determinare regole, stili di vita, cultura e sistemi di convivenza.

 

Si tratta della nuova sfida epocale, derivante dalla Globalizzazione dell'economia, che sbaglieremmo se pensassimo che riguardi solo i lavoratori ed i cittadini dei Paesi poveri in via di sviluppo ed oggetto di nuovi investimenti.

 

Ormai la mondializzazione dei mercati, la rete della comunicazione in tempo reale resa possibile in ogni angolo del pianeta, è una realtà in continuo movimento con cui facciamo i conti dovunque e sempre più frequentemente..

 

La globalizzazione ha fatto diventare relativa e insignificante la rilevanza che prima aveva la componente territoriale nella scelta dell'investimento di un capitale; siamo alle prese con un cambiamento di dimensione epocali  significativo quanto quello avvenuto con la Rivoluzione industriale del XIX ° secolo.

 

La disponibilità del collegamento informativo in tempo reale e costante (on line) da ogni parte del mondo, la scomposizione delle varie fasi di un processo lavorativo,  la non necessaria interdipendenza fisica e di luogo tra la programmazione, la produzione, la realizzazione e la commercializzazione di un prodotto ci impone di innovare profondamente i sistemi di tutela sociale e dei modi con cui perseguiamo il bene comune.

 

Non bisogna rassegnarsi a far prevalere uno sviluppo dominato dalla finanza mondiale che decide tutto e per tutti senza che sia chiamata da nessuna autorità a rispondere sulle responsabilità per scelte che coinvolgono milioni e milioni di persone.

 

Raccogliamo il messaggio con cui Papa Giovanni XXIII ha aperto e concluso l'anno giubilare, con il quale ci esortava a non rassegnarci nell' accettare passivamente un progresso senza valori universali che non sia regolato e orientato senza tenere conto  dal rispetto dei diritti fondamentali della persona umana.

 

La fine del secondo millennio ci consegna il fallimento degli scopi derivanti dalle grandi ideologie che hanno segnato il secolo scorso.

 

Le esperienze realizzate del socialismo reale hanno tradito le motivazioni originarie, così come il mercato ha fallito in quanto l'infinita capacità espansiva del capitalismo non riesce a garantire sviluppo ed il superamento delle povertà nel mondo.

 

 I ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri; 60 milioni di cittadini americani che vivono in condizione di esclusione sociale totale mentre i paesi del Sud del mondo sono soffocati dal debito estero e condannati all'aumento della mortalità infantile per fame e malattie.

 

La sfida nuova diventa l'affermazione di un "Nuovo Umanesimo" che deve caratterizzare l'impegno di tutti i soggetti sociali in tutto il mondo.

 

Con l'avvento della globalizzazione  la questione sociale diverrà un problema mondiale, per cui il primo obiettivo deve essere quello di intraprendere una iniziativa internazionale per garantire, ovunque, la libertà e la possibilità per i lavoratori di scegliere e costituire il proprio sindacato.

 

 Nuovo umanesimo vuol dire far emergere in ogni parte del mondo un modello di società e di impresa dove il  rispetto della persona è assicurato come elemento certo.

 

Nuovo Umanesimo significa che oltre l'economia va globalizzata anche la democrazia, la solidarietà, le libertà sindacali ed i diritti civili e sociali.

 

Un nuovo Umanesimo che potrà cambiare totalmente ed in ogni parte del mondo il modo finora conosciuto d'intendere e praticare la tutela sociale e la contrattazione.

 

Bisogna puntare all'unificazione del sindacato su scala mondiale  cominciando a rafforzare il ruolo negoziale della  CISL internazionale e della CES che devono richiamare le Istituzioni sovranazionali (F.M.I.- ONU - OCSE) e la stessa Unione Europea, a far diventare le clausole sociali  formalmente riconosciute in diritti effettivamente esercitati.

 

 E' opportuno parlarne nel dibattito congressuale in quanto  è facile immaginare che per effetto della velocissima diffusione della mondializzazione dei mercati e della loro integrazione su scala planetaria, si affacceranno nuove forme di protesta e di denuncia in occasione di grandi eventi di richiamo internazionale ( come le Olimpiadi) oppure campagne di contro informazione e boicottaggio della vendita di alcuni prodotti .

 

Si faranno spazio nuove ed affascinanti forme di mobilitazione sindacale che ci imporranno forme completamente nuove di praticare la solidarietà.

 

Su questo saranno certamente improntate molte battaglia nei prossimi anni con le quali saremo unificati nelle lotte per  le esigenze di liberare uomini, donne e bambini dalle condizioni di arretratezza e di sfruttamento, ma anche per arginare le operazioni di dumping sociale da parte delle multinazionali e dei gruppi finanziari mondiali che indeboliscono, smantellano o precarizzano la condizione lavorativa ed occupazionale nelle aree più avanzate.

 

Per il sindacato internazionale si tratta di trasformare la mondializzazione dell'economia in una opportunità concreta per cominciare a porsi l'obiettivo di arrivare, insieme, a conseguire la libertà e la giustizia per l'intera umanità.

 

 

*******************

 

 

La CISL in cinquant'anni di storia ha dimostrato di essere un grande soggetto collettivo capace di venire incontro alle speranze ed attese degli uomini e le donne che lavorano in questo Paese.

 

Nel dopoguerra la Cisl ha avuto il coraggio di segnare una svolta radicale che ha poi caratterizzato l'intera storia del movimento sindacale italiano e la crescita democratica del Paese.

 

In un clima  difficile  con un Paese diviso ideologicamente e con grandi scontri sociali la Cisl è nata scegliendo  il progresso, lo sviluppo economico equo e solidale, della democrazia e della libertà della persona; obiettivi  perseguiti con un sindacato che allora  ha saputo privilegiare al via della contrattazione e dell'autonomia.

 

A distanza di cinquant'anni dimostriamo di avere la stessa capacità e senso di responsabilità di allora; la nostra identità si impernia sull'autonomia del sindacato che abbiamo sempre difeso dall'invadenza del padronato, dei partiti e delle istituzioni.

 

Il pensiero dei nostri padri fondatori, Giulio Pastore e Mario Romani, sono oggi un patrimonio che ci consentono di affrontare e trovare soluzione ai grandi problemi senza perdere la rotta da loro tracciata.

 

Il grande problema del nostro Paese che dopo cinquant'anni la Cisl deve affrontare, è il divario Nord - Sud che si allarga, il problema del lavoro, e della modernizzazione e liberalizzazione, della democrazia economica.

 

Nel ' 50 la Cisl di Pastore e Romani  hanno contribuito ad orientare verso obiettivi di integrazione sociale e di sviluppo la scelta in favore della democrazia occidentale.

 

Privilegiare, allora, la contrattazione alla legge come strumento per il riscatto e la promozione dei diritti del lavoro fu una scelta giusta che ha contribuito a far diventare l'Italia un paese in cui i lavoratori adesso hanno pieno diritto di cittadinanza.

 

Negli anni '90 la Cisl guidata da Sergio D'Antoni ha saputo realizzare una forte soggettività politica del sindacato; una soggettività del sindacato forte e nuova che ha consentito al Paese di beneficiare della giusta intuizione storica della Concertazione.

 

Il percorso adesso va completato con l'obiettivo di garantire ai lavoratori ed a tutto il Paese il passaggio ad una democrazia compiuta.

 

Solo con  la concertazione adesso, si può fare sintesi in una società complessa; una società in cui la ricchezza cresce creando squilibri sociali, una società che per essere governata non può fare a meno dei soggetti intermedi.

 

 Siamo ancora i sostenitori della concertazione come politica, come strategia per risolvere i problemi e promuovere la partecipazione ed uno sviluppo solidale.

 

Non lo siamo mai stati e non la saremo mai innamorati dell'idea che il sindacato si deve limitare a rivendicare e magari protestare, ed altri soggetti  devono raccogliere le richieste e decidere.

 

Non siamo mai stati e non lo saremo mai un sindacato che tace e sostiene qualunque scelta faccia un governo considerato "amico" o "vicino".

 

La Cisl sarà sempre impegnata ad affidare la tutela e la promozione del lavoro alla contrattazione tra le parti e non alle leggi, a contare sempre più nei luoghi dove si decide, partecipare alle scelte di sviluppo e d'investimento.

 

I primi accordi di concertazione del '92 e del '93 hanno contribuito ad avviare il risanamento del Paese e di consentirci grazie ad una politica dei redditi, voluta e pretesa dalla CISL di D'Antoni, di entrare nell'Europa della moneta unica e di affrontare i restrittivi parametri di Maastricth senza il massacro della condizione economica, sociale ed occupazionale dei  lavoratori e dei pensionati italiani.

 

La Cisl ha preteso quella svolta, mentre i partiti fuggivano ed erano alle prese di quella terribile transizione che ancora oggi non si è chiusa.

 

La Cisl, noi tutti, in piazza e sui posti di lavoro a convincere i lavoratori che la politica dei redditi era l'unica strada giusta, e mentre D'Antoni prendeva i bulloni in faccia senza mollare, la CGIL tentennava, come sempre preoccupata a mantenere la propria unità interna.

 

Ma come diceva il Prof. Ezio Tarantelli " le idee giuste alla fine, i lavoratori le capiscono e le accettano  sempre".

 

Ed è proprio per questa testimonianza d'impegno, che oggi nessuno può avere la pretesa di spiegarci cosa significa la concertazione e l'autonomia.

 

Ed è proprio per questo che non siamo disponibili a ritornare in logica di relazioni bilaterali con le controparti economiche ed istituzionali; se la CGIL si muove in questa direzione si assume la responsabilità di un gravissimo errore storico che noi non faremo.

 

Siamo ancora più di prima convinti che va potenziata la soggettività politica del sindacato.

 

Una soggettività politica del sindacato ed una nuova grande stagione di concertazione sulle questioni del lavoro e del riequilibrio NORD/SUD.

 

Solo così la Cisl di Savino Pezzotta e quella che verrà, continuerà ad essere  la Cisl determinata del dopoguerra di Pastore e Romani che ha radicato la contrattazione  come elemento di regolazione del lavoro; continuerà ad essere forte come  la Cisl di D'Antoni degli anni '90 che ha garantito, al sindacato  ed ai lavoratori, di non essere esclusi dai processi di risanamento del Paese e di rafforzare il proprio ruolo.

 

La Cisl è nata come anomalia nel quadro storico di allora ed un'anomalia  storica rimarrà.

 

 Autonomia, pluralismo ed unità restano ancora oggi valori e condizione indiscussa per sviluppare una piena politica di concertazione.

 

Oggi più di prima il Paese ha  bisogno di più sindacato; di un sindacato che ha una propria concezione dello Stato, del rapporto tra società e politica.

 

Un sindacato che ha un modello sociale da proporre; un modello di società che si fonda sulla concezione del primato della persona, che si realizza nel pluralismo e nell'autonomia del sociale e con uno Stato che si organizza sulla base dei principi di solidarietà e sussidiarietà.

 

Un sindacato associazione che ha come obiettivo la partecipazione e disponibile e capace di coerenti assunzioni di responsabilità, tramite la via negoziale e sempre nell'interesse generale.

 

Un sindacato che discute, si confronta e stipula accordi e contratti  sulla base dei contenuti e degli obiettivi da raggiungere.

 

Una concezione frutto della migliore tradizione derivante dal pensiero del cattolicesimo democratico e del riformismo laico.

 

Forti di questa concezione di società che la CISL ha potuto dare il proprio contributo in tutti i grandi temi del Paese.

 

La riforma del sistema contrattuale, la Riforma delle pensioni, la Riforma dello Stato Sociale con l'avvio della Previdenza Complementare con l'utilizzo del trattamento di Fine rapporto nei fondi contrattuali, l'avanzamento di forme di democrazia economica con la partecipazione dei lavoratori al capitale d'impresa, la Riforma del Mercato del Lavoro e degli ammortizzatori sociali con pezzi di strumenti delegati alla contrattazione ed alla mutualità di settore.

 

Così come la CISL, da anni, ha avanzato una propri idea sulla Riforma istituzionale ed elettorale molto simile al sistema tedesco; uno Stato Federale che garantisca  solidarietà e basato sulla sussidiarietà ed un sistema elettorale proporzionale con lo sbarramento per le formazioni politiche che non raggiungono il 5%.

 

Purtroppo in questi ultimi anni le scelte dei Governi succedutesi ed una parte rilevante di tutti gli schieramenti politici, hanno evitato di praticare su questi grandi temi la concertazione, dimenticando che questa era stata la politica che aveva salvato l'Italia dal tracollo finanziario.

 

Anche il governo di Centro Sinistra ha avviato una involuzione che la Cisl ha denunciato e manifestato da sola, purtroppo, in occasione delle ultime finanziarie.

Una involuzione nella politica della concertazione che i lavoratori, i disoccupati e i soggetti deboli stanno pagando.

 

-         Avevamo ragione a protestare visto che l'inflazione è aumentata mettendo in crisi      

      l'impianto della politica dei redditi, con l'aumento incontrollato di prezzi e tariffe  

      e con la stagione dei rinnovi contrattuali avviati.

 

 

    -  Il beneficio di maggiori entrate allo Stato derivanti dalla lotta all'evasione fiscale  

        è stato vanificato in modo inutile e confuso; per puri motivi  propagandistici

        hanno preferito spalmare nelle buste paga un Bonus Fiscale di cui non se n'e'

        accorto nessuno.

 

Era giusta la proposta di D'Antoni e della Cisl di utilizzare quei 30.000 miliardi per una politica d'interventi mirati per le aree depresse e lo sviluppo del lavoro al SUD; era giusta la nostra protesta e siamo convinti che tutti i lavoratori italiani, tutti, avrebbero capito ed apprezzato.

 

-         La mancanza di coraggio e di volontà ad attuare una politica economica a favore    degli investimenti nel Sud e nelle aree depresse ha allargato pericolosamente la condizione sociale ed economica nel Paese.

 

      Se al Nord mancano i lavoratori per soddisfare la domanda di lavoro, al Sud resta 

      la disperazione, ci sono i lavoratori ma manca il lavoro.

 

E' ridicola e vergognosa questo affannarsi sulla stampa nazionale nel dimostrare che l'occupazione è aumentata anche al SUD. Siamo al 21% come media, con aree come la nostra al 27% e con una media di disoccupazione giovanile oltre il 50%.

 

Ma di che cosa parlano, non serve mistificare il dato delle assunzioni effettuate per effetto del Pacchetto Treu ( interinale- part time- tempo determinato ecc.)

 

Non possiamo giudicare positivamente una politica di governo, di qualunque governo, che non si preoccupa di orientare questa straordinaria fase di crescita che ha interessato una parte del Paese per portare gli investimenti dove manca il lavoro.

 

 Un Governo ed una Politica che non hanno il coraggio di effettuare scelte forti a favore della comunità non meritarsi il nostro consegno ed appoggio incondizionato.

La verità e che tutti, proprio tutti, da sinistra a destra si sono consegnati passivamente alla logica ed al comando del mercato; nessuno pensa di fare scelte che possano disturbare i beneficiari di questa fase di sviluppo.

 

Tutti, proprio tutti, si limitano a registrare e garantire lo status quo dell'attuale situazione di sviluppo distorto determinato dal mercato. Altro che riformisti e modernizzatori.

 

Lo dimostra il fatto che con l'ultima finanziaria  la misura di sostegno più significativa alla politica del lavoro sono stati i 7.000 miliardi per il credito d'imposta.  Risorse distribuite alle imprese del Nord e del Sud, ed ancora una volta si commette l'errore di attuare la stessa politica per realtà e condizioni diverse.

 

Al Sud non ci sentiamo tutelati dalla politica a favore del lavoro attuata da questi governi. Né siamo stati tutelati dal Governo e dallo Stato nei confronti dei veti della Unione Europea. Bisognava avere il coraggio e l'autonomia necessaria per negoziare politiche di vantaggio per il SUD direttamente con la Commissione Europea.

 

Per favorire ed orientare lo sviluppo degli investimenti al Sud del Paese andava e vanno pretese le stesse deroghe concesse al Galles, Irlanda e Scozia.

 

In quei Paesi con un mix di scelte politiche sulle agevolazioni fiscali e di costo del lavoro, accelerazione delle procedure burocratiche, di formazione professionale, e di riduzione del costo del denaro, i rispettivi Governi hanno determinato una sorta di zona franca che ha attratto i principali investimenti effettuati da potenti Multinazionali.

 

Qui, in Italia, invece non si riesce a chiudere un'accordo nazionale già siglato sui contratti a termine e derivante da precise direttive comunitarie.

 

Dobbiamo rilanciare come Cisl la necessità e la nostra disponibilità a contrattare , di fronte a nuovi  investimenti   nelle aree depresse, quelle forme di flessibilità che servono a favorire la creazione di nuova occupazione e reddito.

 

Ci capirebbero sicuramente i giovani disoccupati senza speranza, cosi come i loro padri e le loro madri; tutti voi capite che è molto meglio stabilire alcune flessibilità, anche salariali, tramite un accordo sindacale per accompagnare il periodo di avvio di una nuova attività, piuttosto che essere condannati al lavoro nero, alla precarietà ed al sottosalario

 

Solo Cofferati sembra non capirlo; adesso che ha indicato l'urgenza di mobilitarsi per una nuova stagione dei diritti,  gli ricordiamo che la mobilitazione per i diritti qui al Sud per noi è una lotta quotidiana, si fa tutti i giorni e non si fa per stagioni. Sulle piccole e le grandi ingiustizie.

 

Non possiamo accettare passivamente che ai nostri giovani, ai nostri disoccupati, agli espulsi dal lavoro, agli eterni precari venga offerta la sola possibilità di spostarsi al Nord o di subire l'umiliazione del lavoro nero e precario

 

 Non tutti vogliono lasciare la propria terra; è sempre una violenza, un condizione di sdradicamento.

 

Negli anni ' 60 i nostri genitori che emigravano al Nord venivano intercettati direttamente alle stazioni di arrivo; adesso Agenzie di selezione del personale vengono in Sicilia  per trovare professionalità e disponibilità e lo fanno organizzando gli incontri presso  le sedi locali delle associazioni industriali. La realtà non cambia ma non possiamo stare fermi !

 

Un nuova stagione dei diritti proposta dal sindacato non può che essere concentrata sul diritto al lavoro e per orientare lo sviluppo verso il SUD e dove manca il lavoro. Dobbiamo sì mobilitarci per portare Governo, Regioni, Enti locali, Imprenditori a definire un grande e nuovo patto di concertazione per favorire la crescita del lavoro e dell'economia al Sud.

 

Di fronte a nuova occupazione nelle nostre zone siamo disponibili ad offrire, alle imprese che assumono, anche vantaggi di costo aggiuntivi a quelli che offre la legislazione del lavoro. Quale giovane o disoccupato non sarebbe disposto ad accettarlo per un lavoro stabile con tutti diritti previdenziali ed assicurativi.

 

La CISL non è così preoccupata dalle posizioni di Confindustria. Ha fatto bene Savino Pezzotta ad affermare con chiarezza che noi non intendiamo arretrare il Sindacato in una posizione difensiva dinanzi al programma per la competitività lanciato dal Presidente D'Amato.

 

La CISL non è e non potrà mai essere d'accordo alla liberalizzazione dei licenziamenti ed ai contratti individuali,  questo non fa parte dei nostri interessi e della nostra cultura.

 

Il problema vero è che bisogna riformare il sistema della contrattazione collettiva; un nuovo sistema che garantisca il minino per tutti e la normativa nel contratto nazionale e che dia più spazio e peso alla contrattazione di secondo livello, aziendale o territoriale.

Perché è nel secondo livello che si possono raggiungere i risultati contrattuali che meglio rispondono alle esigenze specifiche, che possono variare dalle condizioni ambientali e dalla produttività, l'organizzazione del lavoro, la qualità, l'occupazione e l'impiego flessibile.

 

Tenere ancora ingessato l'attuale sistema contrattuale porterà ad una progressiva perdita di potere da parte del Sindacato. E' questo che  CGIL e Confindustria stanno determinando.

 

Sarebbe stato meglio che fosse il sindacato italiano, unitariamente, ad offrire un programma per lo sviluppo, per la coesione sociale nella competitività, o ancora meglio tentare una proposta congiunta tra mondo del lavoro e dell' impresa da sottoporre al Governo. La Confindustria ha giocato di anticipo facendo la sua parte ed approfittando del vuoto sindacale lasciatole.

 

 La Cisl è sempre pronta ad affrontare il negoziato, siamo convinti delle nostre posizioni ed insistiamo affinchè si rilanci la concertazione sui problemi del lavoro e dello sviluppo.

 

La Cisl con in testa Sergio D'Antoni  dal '93 al '98 ha spinto per la costruzione di un sindacato nuovo ed unito perchè era storicamente necessario affrontare le attuali sfide con un nuovo soggetto sociale autonomo, più forte e partecipativo.

 

La Cisl  crede che sia sempre una necessità storica costruire un sindacato nuovo ed unitario.

 

Non è un problema di regole costitutive, né di leadership nella direzione. Non sono problemi tattici quelli che hanno bloccato la nascita del nuovo sindacato.

 

Le differenze con la CGIL sono di carattere strategico a cominciare dal significato  diverso che abbiamo del ruolo del sindacato nella società, dell'importanza della strategica della concertazione, della concezione associativa del sindacato,  del rapporto tra legislazione - sindacato e negoziazione, della democrazia economica e dell'autonomia.

 

Nel '98 Cofferati ha preferito sacrificare la possibilità di costituire un unico sindacato perché ancora una volta, all'autonomia, alla politica della concertazione e della partecipazione ha preferito la poiltica del "Governo amico".

 

Un enorme errore storico quello della CGIL che ci auguriamo si recuperi al più presto, perché i Governi passano e con loro cambiano anche l'indirizzo politico; per cui il sindacato non può lasciare le sorti del mondo del lavoro in mano alla politica dei governi.

 

Sono queste le cause che non hanno permesso la nascita storica del nuovo sindacato. Sono motivazioni di fondo che ci tengono ancora distanti.

 

Infatti, sia a livello nazionale che locale la cosiddetta unità di azione con CGIL e UIL si realizza con facilità solo su scadenze rituali come i contratti o sempre e solo su atteggiamenti difensivi nei confronti delle controparti.

 

Infatti ci preoccupa l'idea che molti nella CGIL e nel centrosinistra si comportano con la certezza di aver perso le elezioni, per cui si sono già preparati a mobilitazioni contro, contro, contro.

 

Questa logica da neo Frontismo è dura a morire perché alla base c'è l'idea che l'azione del sindacato deve sempre portare un vantaggio sul terreno politico prima ancora che pensare a raggiungere buoni accordi sul terreno sindacale. Sono le stesse motivazioni che non hanno consentito di chiudere il processo unitario che ci porteranno, senz'altro, a grande momenti tensione nei rapporti interni.

 

Come dicevo prima, dobbiamo essere consapevoli che ci troviamo dinanzi ad una fase delicata per il futuro del sindacato e della società italiana, che per la tensione nei rapporti che per l'affermazione della linea strategica ha molte analogie a quella stagione vissuta da Pastore e Romani.

 

 

*******************

 

Negli ultimi mesi molti, qualcuno anche nella Cisl, avevano decretato che con la nascita del movimento politico promosso da Sergio  D'Antoni sarebbe finita dell'autonomia della nostra Organizzazione.

 

Ritengo che sia giusto discuterne con chiarezza, lealtà ma soprattutto continuare a praticare il sindacato come abbiamo sempre fatto e come negli ultimi anni ci ha indicato lo stesso Sergio.

Un sindacato forte che liberamente, ed al suo interno, forma le proposte e le strategie, si forma il gruppo dirigente e che decide e giudica le scelte in base ai risultati e non in base all'appartenenza politica dell'interlocutore.

 

Questi principi Sergio D'Antoni li ha confermati  sempre con la coerenza dei fatti e delle azioni che ha intrapreso nel periodo in cui è stato il nostro Segretario Generale.

 

Lo stesso D'Antoni nel Consiglio Generale del 4 dicembre scorso, al momento di lasciare la CISL, ha concluso la sua relazione ricordandoci che solo un sindacato forte aiuta la politica ad essere alta e di qualità e mai sarà il contrario.

 

Chi parla della nostra autonomia farebbe meglio a guardare in altri luoghi; nella storia della CISL nessun Segretario è stato componente della Direzione di un partito, così nessun segretario della Cisl dirige, con un proprio documento  il dibattito nel congresso del principale partito al Governo..

 

La nostra idea di autonomia, così la concezione della Cisl come sindacato  della rappresentanza sociale e del lavoro, è così radicata nella formazione di ognuno di noi e nella vita associativa degli iscritti che ci dà la serenità nel poter affrontare, apertamente, il problema del nostro rapporto con la politica.

 

La Cisl ha seguito con attenzione ed con interesse la nascita di Democrazia Europea, anche perchè  da tempo  ha vissuto un difficile rapporto con la politica; per effetto dell'appiattimento dei programmi e dei contenuti nelle varie coalizioni e per la volontà di inglobarci da parte dei partiti.

 

Ci interessa molto che si affermi la sfida di Democrazia Europea. Ci sembra una prospettiva su cui poter contare. Sentiamo il gusto del ritorno della Politica tra la gente.

Sarà perché la nostra vita sindacale è piena di sfide, sarà perchè gli obiettivi che stanno alla base del programma costitutivo sono in continuità ideale alle nostre aspirazioni .

 

Sarebbe sufficiente la sola scelta di DE di affermarsi come  forza politica che si propone in forma autonoma dal Monopolio dei principali partiti dei due Poli, per meritare la nostra fiducia.

 

Così come il proporsi con  il chiaro obiettivo di scompaginare la rigidità dell'attuale sistema elettorale, merita rispetto ed attenzione; così come è da apprezzare la capacità di mantenere la posizione originaria con coerenza, pur sapendo della convenienza opportunistica di far parte di una delle coalizioni.

 

Fin quando i contenuti e la proposta politica di Democrazia Europea rimarrà coerente con quella originaria avrà il nostro sostegno affinchè si affermi come nuovo progetto per il Paese ed anche per la Sicilia.

 

Registriamo un grande rispetto ed apprezzamento per Sergio D'Antoni e Democrazia Europea; i cittadini hanno colto la coerenza ed il senso della sfida che tutti gli riconoscono, che già ha dimostrato allorquando per due volte rifiutò la proposta di fare il Ministro dell'ultimo Governo.

 

Nonostante il controllo della stampa nazionale, in mano ai grandi potentati finanziari del Paese ed orientata per orientare l'opinione pubblica, nonostante il regime dei mass media, la gente sa leggere ed apprezza i comportamenti coerenti e coraggiosi.

 

Noi ci auspichiamo che la politica di questo Paese, al centro ed in periferia, riprenda il suo ruolo di servizio alle comunità; non sarebbe stato possibile senza alcun  elemento di rottura e "fuori dal coro" dalle regole scritte da chi ha interesse a mantenere l'attuale sistema politico, bloccato ed ingovernabile.

 

Senza una svolta che rompa l'assedio di questo bipolarismo coatto, la democrazia reale e la partecipazione dei cittadini è compromessa.

 

Democrazia europea nasce fuori dal coro dei grandi, o meglio dei grossi, e dei piccoli della politica italiana. L'attuale sistema di falso bipolarismo in meno di dieci anni ha creato dei guasti culturali indescrivibili; ormai c'è una rinuncia ed una rassegnazione passiva a non pretendere più partecipazione nelle scelte della politica.

 

Nella politica impera ormai solo la convenienza, tutti preoccupati a servire il principe che decide la democrazia da Roma o da Milano, comunque lontano dalle comunità a cui viene chiesto il consenso.

Il massimo dello sforzo di molti deputati si limita nel  riuscire ad entrare, in ogni modo, nelle sedi che decidono candidati e collegi di tutta Italia, convinti che la gente li voterà comunque e dovunque.

 

Ci chiediamo, vi chiediamo è democrazia questa ? Nelle società complesse il senso  diffuso d'impotenza nel determinare le scelte della comunità, è sempre preludio di abbandono dei deboli e di tirannia da parte dei poteri forti. Per questo è di alto significato storico e sociale il progetto politico di D'Antoni e di Democrazia Europea.

 

E poi se permettete, il fatto che il promotore di questa sfida sia stato il Segretario Generale della Cisl; che sia un siciliano che sta sfidando il blocco dei potentati economici del Nord; che Sergio sia un amico che tutti  apprezziamo per la coerenza e determinazione delle sue idee; e che peraltro è anche il capolista nella nostra circoscrizione, non può che interessarci e darci più motivazioni a contribuire a questa competizione elettorale.

 

Sfida elettorale, che almeno io, per la prima volta la vivo come una sfida politica per l'affermazione di un nuovo progetto di cui mi sento, assieme a tantissimi amici, partecipe e protagonista.

 

Un amico sindaco di un grande comune della Provincia, qualche giorno fa mi ha detto: da parecchi anni non so più per cosa, per chi, contro chi o contro cosa spendo il mio impegno nella politica.

Se lo dice un sindaco !!?

 

E' vero che molto di noi sono affascinati da questa avventura, ma vi assicuro  che la scelta di parlarne e di sostenerla è sempre individuale e mai dell'Organizzazione; così mai la Cisl, come sta già facendo, privilegerà  l'impegno politico/elettorale a quello politico sindacale.

 

La Cisl si legittima e si afferma solo se realizza risultati ed avanzamenti sul terreno sindacale e sociale; vi assicuro che questi mesi di coincidenza con la nascita di Democrazia  Europea ha rafforzato in noi, a cominciare da chi vi parla, la volontà di operare con maggiore motivazione e rinnovato entusiasmo per rendere ancora più forte la Cisl e per offrire una forte rappresentanza sociale alla nostra realtà.

 

E' proprio la serenità, la libertà di poter scegliere anche in politica, e la ferma convinzione che mai sacrificherò utilizzerò qualcosa della Cisl per scopi politici/elettorali che mi consente di trasferirvi, anche in sede congressuale, le mie valutazioni.

 

Finalmente ci si sente autonomi nello scegliere in autonomia.

 

Il rispetto della persona è sempre stata sovrano nell'impegno sindacale con gli associati; è questa la forza che ci fa dare la fiducia ed il sostegno alle nostre scelte, non utilizzare e trattare mai un uomo o donna della Cisl,  come se fosse solo un numero utile per il consenso elettorale.

 

 

 

*******************

 

 

Nel panorama della Regione Sicilia, oggi, la Provincia di Messina rappresenta una delle aree più svantaggiate per le condizioni di disoccupazione, basso reddito, di qualità della vita e di tenuta della legalità.

 

Tra le aree metropolitane siciliane è quella che non ha registrato un solo indicatore positivo di crescita negli ultimi anni.

 

 Esiste il grande limite che l'impianto dell'attuale sistema economico e produttivo, del sistema dei servizi e del terziario, della Pubblica Amministrazione e dell'offerta turistica è la stessa di quella sviluppatasi fino alla fine degli anni '70.

 

La situazione è aggravata dal fatto che sin dai primi anni'80 siamo alle prese con un progressivo smantellamento delle principali realtà produttive e dei servizi.

 

Credo che sia necessario fare un brevissimo richiamo storico, necessario per avere la portata della gravità economica e sociale in cui Messina si trova e si troverà negli anni a venire; analisi necessaria anche per avere il quadro delle iniziativi possibili.

 

Messina sin dal dopoguerra è cresciuta intorno al nodo ferroviario e marittimo dello Stretto, alla crescita della Pubblica Amministrazione, dei presidi Statali della Difesa, della Marina, della Giustizia e della Sanità, dell'Università e del Policlinico.

 

Messina e la sua Provincia ha visto la crescita di un'industria manufatturiera a volte massiccia e quasi sempre non collegata alle vocazioni del territorio. Solo la cantieristica navale, il laterizio e l' agroalimentare  avevano questa caratterizzazione territoriale.

 

Da allora non si è registrato nessun significato nuovo investimento, né quantomeno sono avanzati nuovi sistemi economi e produttivi che integravano le perdite e le chiusure.

 

 L'elenco delle aziende industriali e commerciali chiuse e fallite è lunghissimo (dall'Imsa, alla Pirelli, alla ex Mett, alla Wagi, la Sanderson, la Speda, l'Italcementi, la Moi Moschella, e tante altre). Migliaia di posti lavoro sfumati senza nuove alternative produttive.

 

Dai primi anni '90 ad aggravare la situazione è iniziato il progressivo ridimensionamento occupazionale negli Enti e nelle Aziende di Stato e nei Ministeri.

 

Solo nelle Ferrovie dello Stato si sono registrato oltre 1.000 posti di lavoro in meno negli ultimi dieci anni.

 

Anche l'attuale fase di liberalizzazione e privatizzazione di strutture come la Telecom, Enel, Poste Italiane, Banco di Sicilia e Sicilcassa, sta procurando delle grosse perdite di lavoro alla provincia di Messina.

 

In questi venti anni allo svuotamento occupazionale progressivo ed inesorabile si è registrata solo attività con Opere Pubbliche molte volte inutili e ancora più spesso rimaste incompiute.

 

Questi ultimi venti anni hanno visto un sindacato molto capace nel gestire chiusure e dismissioni attenuando il costo sociale ai lavoratori interessati; a seguito di grandissime lotte sindacali quasi sempre, tranne che per la Raffineria di Milazzo, concluse con CIG, Mobilità e prepensionamenti.

 

Si può dire che un'intera generazione di militanti del sindacato Messinese si è formata ed è cresciuta in questa fase, sapendo svolgere perfettamente il compito di tutela e difesa dei lavoratori.

 

Una intera generazione di Imprenditoria è scomparsa svuotando il territorio di capacità d'iniziativa economica produttiva mentre  le rendite patrimoniali ed i depositi bancari aumentano.

 

Si è affermato e consolidato un ceto Politico locale che oggi è uguale a venti anni fa, ma che continuano ad avere  una idea di sviluppo legata solo alla capacità di gestire i trasferimenti pubblici; molto spesso concepiti come affare politico/economico e come gestione del potere.

 

Questo clima di progressivo smantellamento è percepito  tra i cittadini e tra gli stessi lavoratori; aumenta la paura e cresce la rassegnazione mentre assistiamo alla ricerca dell'assistenza ad ogni costo come soluzione individuale per mantenere il reddito nelle diverse realtà produttive.

 

A Messina la speranza e la fiducia per il futuro è sempre minore, mentre cresce l'illegalità nella società e nel lavoro.

E' dagli inizi degli anni '80 che è iniziata un fase di paralisi e di stagnazione produttiva occupazionale nell'intera Provincia che prosegue tuttora come una emorragia inesorabile.

La mancanza di una tendenza positiva e contraria dell'economia locale rischia di essere il preludio che il capolinea per il lavoro a  Messina non sia ancora arrivato.

 

Questo sono i fattori socio economici che affliggono e caratterizzano la Provincia di Messina.

 

La Cisl afferma da tempo che a Messina serve un progetto organico di sviluppo, un modello economico e produttivo intorno a cui dedicare almeno i prossimi dieci anni.

 

Questa situazione richiede una grande azione di concertazione per lo sviluppo locale che prenda le mosse proprio dalla comune consapevolezza dell'analisi appena effettuata; perché non è più possibile andare avanti per emergenze o inseguire iniziative deboli ed evanescenti.

 

Non è più possibile aspettare l'imprenditore di passaggio che per caso investirà qui; non è più possibile illudere ed illudersi che basta la giusta pressione politico/istituzionale per creare occasione di lavoro e sviluppo.

 

Come Cisl riteniamo che il sindacato messinese debba operare un salto di qualità tentando un modo diverso di affrontare i problemi vecchi e nuovi.

 

Il Sindacato deve abbandonare il ruolo di limitarsi alla semplice difesa del lavoro esistente.

 

Il Sindacato messinese deve definitivamente abbandonare la tendenza a delegare ed  aspettare che  il politico decida o si assuma responsabilità sulle questioni che riguardano il lavoro e lo sviluppo.

 

Lo diciamo a Cgil e Uil di Messina, in questo contesto impoverito non possiamo più  rassegnarci e limitarci ad essere un sindacato che ogni tanto denuncia, ogni tanto protesta e che si compiace del risultato politico del nostro singolo lavoro. 

 

Da una parte dobbiamo caratterizzare il sindacato Messinese per la capacità di mantenimento dell'apparato economico produttivo residuo e nel contempo mettere in campo tutte le nostre forze per promuovere nuove occasioni di lavoro.

 

Per svolgere questo ruolo si rende indispensabile saldare un rapporto unitario; così come è necessario essere riconosciuti come interlocutori dalle Istituzioni locali ed è ancora più necessario avere la condivisione degli obiettivi da parte delle principali Associazioni datoriali e professionali.

 

Proponiamo l'attivazione di almeno due sedi di confronto concertativo che individui le priorità su cui intervenire per le emergenze e per la p