CISL
E N N A relazione
congressuale
di Claudio Saita
Care amiche , ci
Il Congresso della
CISL di questo anno 2001 , primo anno del terzo millennio, contiene inevitabilmente
elementi di suggestione per il sindacato, elementi che ti costringono a ripensare ancor di
più alle tue radici valoriali, alla tua tradizione , al tuo DNA, perché la sfida del
cambiamento , l'Abitare il Futuro, non sia l'esito di un
vagabondaggio , di un nomadismo culturale e politico.
Un tempo nel quale
viene meno il vincolo stabile tra Stato , Territorio , Popolazione e Ricchezza della nazione e si erodono dunque i fondamenti della
stessa fiscalità.
Si sostiene, con
qualche ragione , che la finanziarizzazione dell'economia, la
"dematerializzazione" della sfera della produzione , abbia prodotto la
democratizzazione della stessa finanza , delle tecnologie e dell'informazione; una
pervasività delle reti di comunicazione in ogni settore della vita sociale , nelle
amministrazioni , nelle scuole , nella vita familiare.
Hanno anche generato
una nuova forza : la mandria elettronica.
La mandria
elettronica è formata da migliaia di individui che, in ogni parte del mondo , seduti
davanti ad uno schermo di computer, in uffici lussuosi o nello scantinato di casa , via
Internet , comprano e vendono azioni, obbligazioni e
valute , spostando il proprio denaro dai fondi comuni ai fondi pensione ai fondi specializzati in mercati emergenti; ne fanno parte
anche le grandi società multinazionali che allocano le proprie attività produttive in
giro per il mondo , spostandole continuamente alla ricerca dei produttori più efficienti
e a costo più basso.
Anzi, tanto più le nazioni sono costrette al pareggio
di bilancio dai vincoli imposti dalle camicie di forza dorate , tanto più le loro
economie diventano dipendenti della mandria elettronica per disporre di capitali per la
crescita.
Così, per
prosperare nell'attuale sistema, un paese, nonché indossare la camicia di forza dorata,
deve unirsi alla mandria elettronica.
L'interazione fra
mandria elettronica , stati nazionali e camicia di forza dorata è al centro dell'attuale
sistema di globalizzazione.
Si può affermare,
forse con un'espressione forte , che si sta instaurando un nuovo "ordine
mondiale" la cui forza dipende sempre più dalla frammentazione politica, da stati
deboli, ridotti spesso al ruolo di commissariati locali di polizia , che assicurano quel
minimo di ordine necessario a mandare avanti gli affari.
Tutto ciò rischia
di comportare la totale perdita di potere della politica , di rendere sempre più
problematica la politica come capacità di compiere scelte collettive vincolanti e di
metterle in atto; di rendere sempre più nominali le
sovranità , il potere anonimo, la sua sede vuota.
Come è noto , ed è
giusto ricordarlo in questa sede , questo nuovo ordine mondiale, è sempre più fondato
sulla esclusione e sulle diseguaglianze.
Infatti solo il 22%
delle ricchezza complessiva appartiene ormai ai "
paesi in via di sviluppo " che rappresentano circa l'80% della popolazione mondiale.
Non ci si può
meravigliare quindi se il magrissimo 2,3 % della ricchezza globale posseduto trent'anni fa
dal 20% dei paesi più poveri è diminuito ancora, toccando attualmente l'1,4%.
In termini globali
800 milioni di persone sono permanentemente nutrite in maniera insufficiente , ma quattro
miliardi di esse - due terzi della popolazione mondiale - vivono in povertà.
condizioni di vita e abitazioni orribili , malattie
, analfabetismo, aggressioni, famiglie in disfacimento, allentamento dei legami sociali,
assenza di futuro e di capacità produttive, afflizioni che non possono essere curate con
i biscotti alle proteine e il latte in polvere, né con misure di semplice contenimento
e/o repressione dei flussi imponenti di migrazione di quelli che Franz Fanon definì
qualche anno fa " i dannati della terra. "
L'Accesso sta
diventando un potente strumento concettuale per riformulare una visione del mondo e
dell'economia, ed è destinato a diventare la metafora più efficace della nuova era.
La questione
dell'accesso assume un'importanza politica di proporzioni storiche, perché comporta un
ripensamento delle categorie tradizionali che hanno guidato un'era , quelle di Stato e di Mercato
, ed un riposizionamento dei soggetti politici, culturali e sociali.
In particolare noi
occidentali dobbiamo porre molta attenzione al tema dei valori , perché oggi non esiste
nessuna centrale ideologica così forte da contrapporsi alla autonomia della scienza e
della tecnica che per statuto sono sempre più sottratti ad ogni controllo sociale,
culturale e politico.
Ricostruire i valori
significa salvaguardare anche il fondamento storico della democrazia, ripristinare un
circuito virtuoso fra economia , politica e società ,
ritessere la tela della filosofia di una nuova cittadinanza sociale, di cui
il sindacato quale espressione storica, insieme ad altre, di civiltà , di dignità, di
diritti, e di responsabilità, non può non essere soggetto protagonista.
Se la
globalizzazione sta mettendo radicalmente in crisi il tradizionale equilibrio
Stato-Mercato, si affaccia anche una nuova frontiera dei diritti dell'uomo che deve essere
emancipata dal dominio della politica e del mercato. Diritti umani che non possono essere
né negoziabili né flessibili, ma semplicemente globalizzabili.
Come giustamente
sostengono le nostre tesi "
. il
problema, allora, non è quello di contrastare o subire la globalizzazione ma di arrivare a governarla con istituzioni politiche democratiche e strutture
tecniche non egemonizzate unilateralmente dei grandi interessi " ed ancora "
Sviluppo economico e sviluppo sociale devono andare di pari passo ,
governando la globalizzazione con più politica, più partecipazione, più società, più
democrazia".
In un quadro
crescente di omologazione culturale e di conformismo nei comportamenti sociali, si
continuano ad usare categorie interpretative della realtà, della post-modernità,
ancorate a distinzioni che si giustificano solo in un ideale quadrato pugilistico dove i
volti dei contendenti ,sempre più segnati dai colpi, diventano sempre più simili, così
come i contenuti dei loro programmi.
Un nuovo umanesimo
nella politica e nella società che rimetta al centro la persona ed il lavoro quale
fattore che ne connatura un elemento essenziale di dignità e responsabilità verso se
stessi e la società.
Troppe disinvolte
piroette si sono registrate in questi anni per non farci ammettere, con qualche amarezza
che , forti idealità del recente passato, sono state travolte dal potere omologante del
pensiero liberista che appare sempre più nell'era della globalizzazione come l'autentico
pensiero dominante.
Ciò implica per la
CISL che, per mantenere fermi i principi ed i contenuti della propria identità, occorre
metterli in gioco , in campo aperto, per riaprire il tavolo della discussione, del
confronto e del dialogo fra i soggetti e per superare la politica dei veti e dei
pregiudizi immotivati.
Coloro i quali
ci accusano che vogliamo mutare il nostro DNA; chi sostiene che addirittura sarebbe in
corso un processo degenerativo di mutazione genetica della CISL, dovrebbero ricordare che
quando in un paese la politica è malata, la società è sempre più vittima di fenomeni
di frammentazione e frantumazione culturale e sociale che tendono ad allargare il
differenziale economico e sociale, come purtroppo i dati ci testimoniano.
Ciascuno di noi ,
dunque, per rimanere se stesso ed esercitare il proprio ruolo e la propria responsabilità
è chiamato ad un compito straordinario.
Abbiamo pochi anni
davanti a noi per salvare l'unità di questo
paese, per assicurare una speranza di dignità e di protagonismo ai tanti, ai troppi,
giovani e meno giovani, sempre più scettici ed apatici verso i circuiti della formazione
del consenso democratico, perché non trovano risposte adeguate al bisogno di lavoro, di
socialità e di sicurezza.
Le due ultime leggi
finanziarie hanno segnato, ad esempio, la seria messa in crisi della politica della
concertazione; i risultati, pur significativi, in termini di risanamento e di
redistribuzione del reddito e di diminuzione della pressione fiscale , potevano essere ben
diversi per il Mezzogiorno se si avesse avuto più coraggio anche in Europa e più
autonomia nei confronti di schemi politici consolidati.
Tant'è che,
nonostante timidi segnali di ripresa e di aumento dell'occupazione, il paese resta
profondamente diviso in due , le nostre comunità si spopolano di giovani in cerca di
fortuna e i fenomeni di devianza sociale sono visibilmente in aumento.
A fronte di tutto
ciò , c'è chi pensa, invece che a portare
il lavoro dove vi sono i disoccupati, ad offrire bonus di affitto per le case agli
emigrati meridionali.
La fretta di voler
dare una lettura politica a tutti i costi
delle posizioni assunte della CISL in questi ultimi anni, ha portato gli interlocutori e
controparti sociali ed istituzionali a sottovalutare gli errori ed i limiti delle
politiche fin qui adottate e la perdita di peso oggettiva dell'Italia in Europa, dove
sempre rischiano di farla da padrone le aree forti, come la recente vicenda della mucca
pazza ci testimonia.
Bisognerebbe dunque
ammettere con molta più libertà concettuale
e coraggio che in Italia oggi la questione
sociale è la prima questione all'ordine del giorno e non la si risolve se non si
affronta la questione della riforma della politica.
Una politica che
abbia innanzitutto quel respiro internazionalmente necessario in Europa affinchè i
problemi irrisolti dello sviluppo delle regioni deboli, mediterranee e non, possano
trovare soluzioni analoghe a quelle già sperimentate con successo in paesi come l'Irlanda
, Spagna ed Olanda.
Un impegno forte
anche della Confederazione Europea dei Sindacati e della CISL internazionale in
particolare, perché l'Europa, possa definitivamente proiettarsi nella dimensione della
coesione sociale e nella solidarietà attiva non solo dei governi ma soprattutto dei
popoli, rappresentati in un Parlamento ancora troppo vuoto di poteri.
Un Europa che riesca
ad essere forte guida nel mondo per una globalizzazione che consegua obiettivi di
uguaglianza e solidarietà , attraverso il rispetto nei Trattati così come nelle
legislazioni nazionali delle c.d. " clausole sociali" ad iniziare dal divieto
del lavoro nero e minorile.
Tutto ciò implica
anche per il sindacato una più grande capacità di coordinare la propria azione, oltre le frontiere, nelle politiche
contrattuali e sociali, ma anche nella sfera della tutela dei diritti fondamentali della
persona.
Un'altra dimensione,
a nostro giudizio, della riforma della politica è quella legata alla ridefinizione di una
nuova forma di Stato che abbia al centro valori estremamente importanti quali quelli del federalismo
solidale e della sussidarietà.
I passi fin qui
fatti dalle forze politiche rappresentate in Parlamento sono a nostro giudizio
insufficienti. La legge sul Federalismo, approvata dalle Camere prima dello scioglimento,
rappresenta sicuramente un passo avanti positivo ma molta è la strada ancora da
percorrere.
Certo è difficile
immaginare come un processo di così profonda trasformazione possa incanalarsi in un
percorso virtuoso con maggioranze risicate e spesso non omogenee.
Così come sono da
respingere parimenti tentativi unilaterali di
" devolution " che confermano la sensazione che si voglia spaccare il paese in
due, continuando ad usare lo strumento referendario come una clava nei confronti dei più
deboli e degli avversari politici e sociali.
A noi pare che, più
che esserci un progetto complessivo di ridefinizione e di riassetto dei poteri e dei rapporti non solo fra le
istituzioni ma anche fra istituzioni e società, si navighi a vista senza una visione
d'insieme.
In altri termini non
c'è un'idea positiva di ricostruzione di quel rapporto virtuoso e non virtuale fra
economia, politica e società , di cui la
forma di Stato è un elemento determinante.
Se è del tutto
evidente che occorre respingere con fermezza tentativi di separatismo e di allargamento
dei differenziali economico - sociali, è del tutto ovvio che il federalismo solidale non
può essere l'esito di un semplice processo di trasferimento e di decentramento di poteri
e competenze istituzionali che tra l'altro rischiano di produrre nuovi centralismi
regionali e nuove forme di dominio della politica sulla società.
Senza un'idea
generale sullo sviluppo per il paese, sulla
riforma del capitalismo e sulla democrazia economica in Italia , il federalismo rischia di
essere un guscio vuoto che ratifica le divisioni in atto esistenti fra aree forti ed aree
deboli del paese, con il rischio di stressare ulteriormente istituzioni già inadeguate e
rendere ancora più fragile un tessuto sociale nel mezzogiorno in diverse aree quasi al
collasso. I risultati di una recente indagine della Regione Campania sugli effetti del federalismo fiscale sulla spesa sanitaria
sono, infatti, estremamente preoccupanti per il Mezzogiorno.
Per queste ragioni
noi riteniamo, anche alla luce dell'esperienza maturata in questi ultimi anni ad Enna, che
occorre avere una idea chiara di ciò che significa autonomia
del sociale ed il valore della
sussidiarietà.
Fra le cause della crisi della politica della
concertazione in questi ultimi anni, non c'è stata solo la disattivazione di fatto del
tavolo dove le principali variabili che influiscono sul sistema di formazione del reddito
nazionale sono tenute sotto controllo per libera decisione dei soggetti che hanno potere
d'intervento e di rappresentanza.
( Es. politica
tariffaria e fiscale).
C'è da segnalare
anche un susseguirsi di tentativi d'intervento ed interferenza del livello politico -
istituzionale su materie lasciate alla libera negoziazione fra le parti o addirittura interventi legislativi tesi ad
incidere sull'autonomia di rappresentanza dei soggetti sociali.
Tali interventi,
occorre ricordarlo , sono accaduti ed accadono con l'esplicito avallo di una parte del
movimento sindacale e segnatamente la CGIL.
Questa concezione
proprietaria della politica sul sociale ha registrato un'esplosione pirotecnica nelle
vicende legate alla c.d. riforma dei cicli scolastici,
e dei programmi dove, un decisionismo degno di essere citato, per la
verità, solo nella cronaca e non nei libri di storia, ha sostituito al dialogo ed alla
concertazione la formazione del consenso per via telematica da parte del corpo docente,
peraltro in tempi estremamente rapidi , introducendo così forme subdole di "
cesarismo digitale" anche nella compagine del centro sinistra.
Si tratta di segnali
estremamente preoccupanti che rischiano, in modo strisciante, di introdurre una visione
tecnocratica dei rapporti fra istituzioni e società, confondendo la regolazione del
sociale con la regolamentazione di esso.
Ci riferiamo a
quanto sostenuto da tempo da un autorevole studioso francese che non può essere
sospettato di simpatie di destra, Michel Croizier, il quale ha affermato che lo Stato
moderno per essere tale deve essere uno Stato modesto, uno Stato che agisce non per
imporre le visioni aprioristiche dei suoi tecnocrati che operano per regolamentazioni
impositive ma per agevolare la trasformazione delle regolazioni profonde dei sistemi
umani.
Nelle società
complesse il moderno Stato sociale non può reggere in sé il cumulo di funzioni operative
e di regolamentazione, pena un'implosione del suo tessuto connettivo.
Operando questa
distinzione fra regolamentazione e regolazione, si può favorire la cooperazione fra
soggetti destinatari degli interventi.
Concludendo su
questo punto , la crisi della vecchia idea di Stato regolatore pone la questione di una
nuova architettura dello Stato moderno e , dunque, dello Stato sociale.
Una nuova forma di
Stato che reca con sé una filosofia della cittadinanza sociale, dove i diritti dell'uomo
e delle formazioni sociali non sono dominio della politica ma semmai " ambiente
" di quest'ultima.
Il discorso sulla
cittadinanza moderna in una società complessa richiede, dunque, molto più di una
realizzazione dei principi della Rivoluzione Francese del 1789, di libertà , uguaglianza
e fraternità.
Diventa una
questione di trattamento della condizione umana e sociale in situazioni di elevata
diversità.
Diventa un problema
di riconoscimento e gestione della dissimiglianza e, dunque, investe le stesse basi
culturali della democrazia e del diritto.
Per queste ragioni
la CISL insiste anche sul valore centrale della sussidiarietà che è uno dei fili conduttori di tutto il
processo riformatore a partire da quello che investe le istituzioni dello Stato.
Esse sono chiamate
nei confronti delle società a svolgere importanti funzioni in senso promozionale , protettivo e di responsabilizzazione
degli attori sociali.
La risposta alla
" rivoluzione associativa globale " dello Stato moderno non può limitarsi ad
uno sviluppo della sussidiarietà solo in senso verticale
ma anche in senso orizzontale, valorizzando e
sostenendo gli attori sociali secondo la propria originarietà ed originalità, favorendo
il concorso autonomo e responsabile alla soluzione dei problemi di enorme rilevanza
sociale, quali come diremo le politiche del lavoro e sociali.
Il principio di
sussidiarietà applicato alle politiche del lavoro e sociali significa l'esatto contrario
del principio assistenzialistico.
Per assistenzialismo
noi indichiamo quelle logiche d'intervento e quelle configurazioni di beni o servizi che
tendono a sostituire nelle loro funzioni i soggetti ed i titolari delle politiche.
L'assistenzialismo
è dunque, a rigore di logica, un insieme di interventi de- abilitanti tendente a
depotenziare l'attivazione delle risorse autonome singole ed associate in una comunità ed
a non riconoscerne le loro capacità originarie, sostenendole.
Ogni cultura
politica presuppone relazioni particolari tra persone - associazioni - Istituzioni.
Una concezione della
sussidiarietà sbilanciata solo sulla dimensione verticale , come diremo a partire dalla
situazione Ennese, rischia di riprodurre nuove forme di espropriazione del sociale, da
parte del livello politico - istitizionale , con risultati peraltro complessivamente
modesti sul fronte dello sviluppo e del lavoro.
I Problemi dello Sviluppo della
Provincia
Le problematiche del lavoro e dello
sviluppo della comunità ennese non possono essere che collocate in un quadro regionale
che è noto per costituire, tutt'oggi, più una palla al piede che una risorsa per lo
sviluppo delle realtà locali.
La Riforma della
Regione Siciliana , la sua modernizzazione , la ridefinizione delle competenze e degli
assetti, il riequilibrio fra centro e periferia , sono alcuni dei temi da affrontare
prioritariamente insieme ad altri quali l'avvio di un processo di reindustrializzazione e
di ricollocazione di risorse strategiche, come il Know - how , centri di ricerca,
infrastrutture materiali ed immateriali.
Anche in Sicilia si
registrano segnali timidi d'inversione di tendenza,
sul fronte della crescita delle imprese e dell'occupazione
ancora però prevalentemente collocati, a macchie di leopardo, nelle zone
costiere più che nelle aree interne dell'isola.
Il nodo dunque delle
infrastrutture, ad iniziare dal sistema dei trasporti e viario, il Ponte sullo Stretto che per noi è importante quanto la Nord - Sud , è un
nodo decisivo unitamente ad un'insieme di interventi, fiscali, di sicurezza e sul mercato
del lavoro , che incrementino il regime delle " convenienze " ad investire nella nostra Regione.
Una Regione dove
l'area dei servizi alla persona rimane complessivamente carente, pur con alcune punte
d'eccellenza con la necessità , per noi positiva, di dover fare rapidamente i conti con
tutti i problemi connessi al recepimento della L.N. 328/00 , la legge - quadro
sull'assistenza , oggetto di una specifica piattaforma - vertenziale regionale da parte di
CGIL - CISL ed UIL.
La Provincia di
Enna, la Provincia del primo Patto Territoriale d'Italia, anch'essa , pur con elementi
talvolta significativi di ripresa, rimane ancora , per quello che valgono, agli ultimi
posti di tutte le graduatorie delle Provincie d'Italia.
Una provincia che
nell'ultimo quinquennio ha continuato a perdere posti di lavoro nel settore industriale,
edile ed agricolo tradizionale.
A ciò si è
aggiunta la perdita di posti di lavoro all'Enel, alla Telecom, nella Scuola e nelle Poste pur in presenza, come
in quest'ultimo caso, di elevati tassi di produttività del personale.
La chiusura di
aziende storiche come l'Intesa di Gagliano e la Miniera di Pasquasia sulle quali
ritorneremo, segnano emblematicamente la necessità di ripensare complessivamente lo
sviluppo di questa Provincia nel contesto regionale e nazionale.
La CISL ma credo
complessivamente il movimento sindacale ennese che generosamente e da protagonista ha
portato avanti il Patto Territoriale,- evento che è stato ricordato nella testimonianza
che la nostra dirigente Patrizia D'Angelo, a Troina il 12 febbraio del 2000, ha reso nel corso della Manifestazione Nazionale
della CISL in videoconferenza da venti città d'Italia - , esprime la propria
insoddisfazione profonda per l'andamento complessivo dello sviluppo della nostra
Provincia.
Una Provincia che ha
circa 46.000 disoccupati su 183.000 abitanti, 4.300 lavoratori forestali, circa 2.500
lavoratori tra ex - articolisti , LSU e LPU.
Un numero
impressionante di persone assistite ( 14 Comuni su 20 sono attualmente inserite nel
reddito minimo) ed un numero altrettanto notevole di pensionati con pensione da fame ( la
media infatti della Provincia è attestata sulle 702.000 lire al mese).
E del tutto evidente
che la nostra continua ad essere una provincia che mantiene livelli dignitosi di pace
sociale e sicurezza basati prevalentemente su
diversi segmenti di reddito d'assistenza e da lavoro nero che entrano nelle famiglie
pluricomposte , le quali continuano a sobbarcarsi , peraltro, oneri enormi d'assistenza nei confronti dei propri
membri più deboli ( giovani ed anziani ) senza un adeguato sostegno delle istituzioni e
della comunità.
Certamente c'è una
ricchezza prodotta , significativamente correlata all'esistenza di queste povertà e
diseguaglianza , testimoniata dal numero notevole di sportelli bancari e dei depositi,
fenomeno che
conferma, da un lato, l'esistenza di un processo di accumulazione di rendite finanziarie
non finalizzato allo sviluppo di attività e dall'altro il drenaggio da parte delle banche
della stessa ricchezza prodotta verso altre aree del paese.
Da qui anche le
difficoltà di molti veri imprenditori di poter accedere ad un mercato del credito
effettivamente sussidiario nei confronti delle autentiche attività d'impresa.
Un credito spesso
usuraio che ha
portato molti imprenditori a
rifugiarsi nella giungla degli incentivi costituiti anche della strumentazione della
programmazione negoziata , con seri dubbi da parte nostra sullo effettivo futuro di queste
imprese.
L'analisi degli
assetti economici territoriali della provincia di Enna è resa quanto mai complessa dalla
circostanza che nel nostro territorio non si è mai proceduto ad un'analisi sistematica ,
e soprattutto " sistemica" , del territorio , inteso come sistema complesso,
ossia come sistema di sistemi".
Questa difficoltà
di approccio alla comprensione del sistema territoriale e dei sistemi che lo compongono
del sistema "territorio" poteva essere superata grazie ad un uso corretto ed
intelligente dei " tavoli di concertazione".
Questa prospettiva
non è stata sempre correttamente colta nell'ambito delle attività di concertazione
necessarie allo sviluppo dell'economia territoriale ennese.
Bisogna a questo
punto chiedersi se l'inefficacia della concertazione nel raggiungimento dell'obiettivo
dello sviluppo complessivo del territorio derivi da precondizioni ineluttabilmente insite
nel codice genetico di tale territorio, o se piuttosto una svolta nell'approccio
metodologico alla pianificazione del territorio non possa in futuro creare le condizioni
per lo sviluppo reale.
forze potenziali ed espresse
Ci si riferisce, ad
esempio , alla ricchezza complessiva del sistema territoriale, ed in particolare
all'enorme patrimonio connesso ai sistemi " ambientale " , storico -
Architettonico" eno gastronomico " e socio - culturale" .
Un'indagine condotta
nel 1998 dall' U.I.C. ( Ufficio Italiano dei cambi) evidenzia, attraverso l'applicazione
di un sistema di valutazione delle attrattive turistiche ( IAP - Indice di Attrattività
Potenziale ) , come il territorio ennese ed altri simili, considerati "
depressi", possono in realtà esprimere un enorme potenziale di attrazione , e dunque
trovare nel turismo una delle chiavi del loro sviluppo economico e sociale.
Si è tenuto conto
delle istanze presenti su un mercato che si evolve in una direzione nettamente favorevole
ai territori che, come il nostro, danno la possibilità di forme di turismo alternativo?
La risposta ,
purtroppo, è negativa, e ci impone di agire immediatamente, al fine di valorizzare, nei
tempi più brevi, risorse che potrebbero costituire l'asse portante dello sviluppo
economico della Provincia di Enna , non sottovalutando da parte nostra i passi compiuti ,
come ad esempio l'apertura del museo di Centuripe, la Biennale Archeologica e il corso di
laurea in Scienze Turistiche nella sede distaccata di Piazza Armerina.
Si pensi, ancora , a
come lo sviluppo del sistema agrituristico stia sopperendo ad una cronica carenza del
sistema ricettivo preesistente. Nel sistema turistico della provincia di Enna, agriturismo
e turismo rurale stanno assumendo un ruolo estremamente importante:
la capacità
ricettiva in termini di posti letto di queste strutture rappresenta attualmente circa
il25% della capacità ricettiva complessiva nella provincia ed è destinata ad aumentare.
Tali "
giacimenti " possono costituire la principale attrattiva per targets turistici
costituiti da food-trotters e gastronauti, da quei turisti cioè che sono interessati al
cibo come elemento culturale e contestualizzato rispetto all'intero sistema delle risorse
territoriali.
Si tratta di
viaggiatori culturalmente preparati, che non
temono i disagi connessi ad un sistema viario come quello ennese, che apprezza la rustica
ospitalità agrituristica e che desidera partecipare attivamente agli eventi culturali.
Questi sono elementi
che fanno ben sperare , se si pensa che da un'indagine condotta nel 2000 dalla Mercury
Turistica risulta che il macro settore turistico maggiormente in crescita nei prossimi
anni sarà per l'appunto quello cosiddetto "turismo alternativo".
All'interno di tale macro settore sono previsti , per l'agriturismo,
incrementi del 10% annuo ed un progressivo cambiamento dei modelli di consumo in ambito
turistico che stanno spostando l'asse del modello agrituristico umbro- toscano a quello
meridionale.
Questa è una
prospettiva di sviluppo sostenibile, dalla quale può derivare un incremento occupazionale
orientato non soltanto alla quantità ma anche e soprattutto alla qualità.
Si pensi, ad esempio, al sistema
" infrastrutturale " e, nello specifico, ai problemi connessi alle reti viarie,
alla gestione delle risorse idriche, al ritardo nello start-up delle aree industriali ed artigiane.
Gli elementi di
debolezza non riguardano soltanto le citate " infrastrutture materiali" , ma
anche e soprattutto quelle " immateriali " . Diverse ricerche condotte sul
territorio evidenziano uno scarsissimo
ricorso alle forme di integrazione orizzontale e verticale in ambito economico.
Quanto alle prime,
è evidente l'incidenza di alcuni specifici elementi di natura psico - sociale, ed in particolare il forte individualismo, associato
ad una scarsa cultura imprenditoriale, alla mancanza di strutture di sinergizzazione (
terziario avanzato e quaternario) ed all'incapacità delle amministrazioni locali di
assumere il ruolo di " catalizzatori dello sviluppo".
Quanto all'aspetto
dell'assenza dei distretti, si sottolinea il ritardo nello start-up delle aree artigiane
ed industriali e un 'imperdonabile
indifferenza da parte degli agenti dello sviluppo economico verso vocazioni territoriali
localizzate che avevano creato distretti produttivi spontanei oggi a rischio di estinzione
( si pensi all'artigianato del legno a Nicosia ed ai poli tessili di Gagliano e
Valguarnera).
La provincia di Enna
ha perduto , senza aver raggiunto l'obiettivo del pieno sviluppo imprenditoriale, i
privilegi delle aree considerate della Comunità Europea " Obiettivo 1A". Chi
oggi volesse accedere ai finanziamenti ed alle agevolazioni comunitarie in questa
provincia otterrebbe le stesse misure di agevolazione previste per provincie e per regioni
molto più ricche e sviluppate.
L'imprenditore che
decidesse di chiedere un finanziamento per una nuova iniziativa imprenditoriale sarebbe
penalizzato nelle graduatorie rispetto ad imprenditori di altre provincie che hanno avuto
la capacità , al contrario della nostra, di indicare priorità e bonus di punteggio per
specifiche attività o per chi si insedia nelle proprie aree industriali.
Inoltre, nessun
ordine di priorità è stato dato in ordine ai settori economici , come se questa
provincia non avesse alcuna specifica vocazione territoriale, alcun obiettivo da
raggiungere, alcuna strategia, o perlomeno idea, per lo sviluppo.
Questi strumenti ,
che dovevano essere espressione della concertazione, hanno ampiamente dimostrato nella
loro specifica applicazione al territorio ennese come la concertazione sia stata intesa
nel suo più deleterio significato, quello della "mediazione
fra i poteri", così fallendo il suo scopo prioritario. Quello di creare un'economia
fondata su una visione complessiva del territorio, e dunque connotata da sostenibilità,
adeguatezza ed orientamento al futuro.
amministrazioni
locali e banche, sindaci ed assessori, associazioni dei lavoratori e delle imprese,
professionisti e consulenti, a confrontarsi (
a volte senza le necessarie regole sulle competenze ed a prescindere da un vero progetto
di base concertato , quindi pienamente condiviso) sulle possibilità di sviluppo di una
Provincia altrimenti destinata all'abbandono
ed alle irregolarità più diffuse.
Il Patto del Golfo,
avendo superato in tempi utili l'accesso all'istruttoria bancaria, risulta tra i Patti di
prossimo effettivo finanziamento secondo le ultime decisioni del Ministero T.B.P.E.
Esso prevede
l'utilizzo potenziato del già esistente sistema produttivo artigianale, collegato ad un
rilancio turistico che, per quanto riguarda il comune del nostro Territorio interessato,
contempla un flusso di presenze diretto alla fruizione dei siti archeologici di grande
interesse: Villa del Casale e Morgantina. Potenziamento viario, quindi, ed alberghiero in
senso largo.
Il Patto dei
Nebrodi, sta percorrendo un iter un pò più complesso , a causa di ritardi nei diversi
passaggi procedurali, che ne mette spesso in crisi la capacità di pervenire al traguardo
. Il tavolo di concertazione aperto a Nicosia, ha di recente opposto ricorso, appunto,
all'esclusione dal finanziamento per la mancanza dell'invio all'istruttoria bancaria nei
tempi previsti dalle successive decisioni del CIPE; notizie recenti portano a riprendere
la speranza di una celere ripresa operativa.
Ulteriori interventi
infrastrutturali, parzialmente finanziati dai fondi del Patto , prevedono l'impegno delle
amministrazioni comunali alla realizzazione di opere complementari al progetto
complessivo: recupero di immobili di valore architettonico da destinare a museo, opere
utili alla fruizione del parco, la sistemazione di siti archeologici, strade turistiche
panoramiche
.
I progetti ammessi
sin qui , porterebbero possibilità di lavoro per circa 1200 posti, con un investimento di
circa 300mld.
Oggi , molte altre
opportunità si presentano per il territorio ennese. Il Quadro Comunitario di Sostegno (
QCS) 2000-2006 sembra finalmente recepire la logica di approccio sistemico al territorio.
Le iniziative che l'Unione Europea sosterrà in un futuro ormai prossimo sono dunque, sia
che si tratti di iniziative private che di grandi iniziative pubbliche, quelle che
possiedono il requisito della trasversalità rispetto ai sei assi portanti del QCS , i
quali a loro volta si riferiscono ai sei principali raggruppamenti dei sistemi
territoriali: I-Risorse Naturali, II-Risorse Culturali, III- Risorse Umane, IV-Sistemi
Locali di Sviluppo, V-Città, VI - Reti e Nodi di Servizio.
Lo scenario macro-ambientale evidenzia
numerosi ostacoli allo sviluppo territoriale, determinati da una complessa serie di
fattori prodromici, fra i quali spicca tragicamente un malinteso " europeismo "
vissuto dal nostro Paese in questi ultimi anni non come ampliamento della propria
dimensione economica , sociale e politica, ma come mortificazione delle specifiche
vocazioni territoriali, una mortificazione alla quale si risponde talora in modo supino e
servile.
A poco serve avere
risorse finanziarie, se esse possono essere impiegate soltanto nella misura in cui non si
creino le condizioni di sviluppo territoriale che possano dar fastidio agli interessi
economici di aree territoriali " forti
". Gli esempi non mancano.
L'ultima circolare
europea sulle industrie alimentari delle bevande e del tabacco ha, di fatto , posto ai margini della frontiera delle
possibilità lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali nel settore agro-industriale,
cioè uno di quei settori che potrebbero costituire la chiave dello sviluppo della
provincia di Enna.
-
se
gli impianti derivino da operazioni di concentrazione fra imprese esistenti e , dunque,
riferendosi alle grandi realtà imprenditoriali, alle grandi concentrazioni industriali;
-
oppure soltanto se nel ciclo di lavorazione vengono impiegate farine animali.
Stesse
considerazioni per il settore " olio di oliva " e per l'industria molitoria,
altri settori strategici per la provincia di Enna.
Come faremo, dunque,
a creare le filiere così tanto proclamate?
Come potremo dar
vita a stabili opportunità occupazionali nel settore agro-alimentare?
Proprio
l'agroindustria potrebbe consentire il superamento della stagionalità del lavoro in
agricoltura, creando , fra l'altro , nuovi ruoli professionali ad alto livello di
specializzazione:
tecnici
specializzati, quali i casari, tecnici di laboratorio, operai specializzati, managers,
etc..
Invece, se non
ci sarà un intervento forte da parte della Regione Sicilia, soprattutto in una più
attenta definizione delle linee del POR 2000/2006 e del PSR 2000/2006, avranno ancora una
volta prevalso i poteri più che i saperi, e il giusto sistema di controllo sovranazionale
dell'economia si sarà ancora una volta trasformato in un brutale dirigismo.
Al di là delle
questioni terminologiche, e dunque sorvolando su nuove ipotesi di definizione della
concertazione, sembra evidente la necessità di arricchire di nuovi contenuti un termine
che altrimenti rischia di rimanere una vuota espressione.
La concertazione è
un elemento di base della democrazia partecipativa, intesa come strumento di
programmazione e di sviluppo territoriale, ma su questa base devono innestarsi strumenti che
le ridiano dignità ed efficacia.
La prospettiva
" macro " consente il superamento della visione tecnico/operativa del marketing
di matrice aziendalistica ed implica il coinvolgimento attivo e protagonista dei corpi
intermedi della comunità.
In una società
avanzata , i problemi dell'economia territoriale investono una molteplicità di soggetti,
i quali su diversi piani devono operare secondo i propri obiettivi, ma in una visione
complessiva del sistema per far sì che i processi di sviluppo economico non solo si
realizzino in maniere efficiente , ma anche e soprattutto in maniera sostenibile, adeguata
e orientata al futuro.
Se, come noi
crediamo , anche per la nostra provincia si pone il problema della ricostruzione di un
rapporto virtuoso e non virtuale fra economia, politica e società, occorre riflettere
autocriticamente sull'esperienza fatta e cogliere i segnali di cambiamento che ci sono
nella nostra realtà.
E' necessario un
atteggiamento culturale diverso da parte della classe dirigente complessivamente intesa
che, come abbiamo detto, dovrebbe rimodulare i suoi comportamenti in modo sussidiario per
favorire la partecipazione democratica e responsabile alle scelte fondamentali da parte di
una platea più ampia di soggetti.
Se ci vogliamo
liberare da determinate gerarchie abusive che ci opprimono , non c'è altra soluzione ad
Enna come altrove che uscire dal binomio che il fine giustifica i mezzi, poiché alla
lunga i cattivi mezzi corrompono i fini migliori e l'ideale di una classe dirigente,
sempre più autoreferenziale, rischia di degenerare in dispotismo politico e tirannide
burocratica.
La riflessione sulla
leadership nei processi sociali è inseparabile da quelle sul metodo e, in un certo senso,
la riflessione sul metodo e sull'apprendimento di nuovi tipi di ragionamento coincide con
l'apprendimento di nuovo tipo di leadership.
La differenza , ad
esempio , fra i comandanti e gli strateghi è che i primi hanno in mente solo i loro piani
militari, i secondi per arrivare al risultato hanno l'intelligenza di analizzare e muovere
tutte le risorse in campo.
A nostro avviso i
poli di un ragionamento strategico per lo sviluppo della nostra provincia è la ripresa di
una discussione partecipata e concertativa sui tre poli: obiettivi - risorse - vincoli.
Il metodo punitivo
per la comunità privilegia la relazione obiettivi - vincoli.
I rivoluzionari
vogliono far saltare subito tutti gli ostacoli, mentre i riformisti si contentano di una
condotta prudente e progressiva; ma sia gli uni che gli altri attribuiscono un'importanza
limitata alle risorse.
Il ragionamento
strategico rovescia i dati del problema: sono le risorse, non gli obiettivi, l'elemento
determinante. Ed è in funzione delle risorse che bisogna, se non determinare, almeno
adeguare gli obiettivi.
Anche il
ragionamento sui vincoli non va separato da quello sulle risorse, in quanto spesso le
risorse sono anche vincoli, come tutto ciò che ci sembra vincolo può trasformarsi in
risorsa.
L'analisi di ciò
che si considera come un vincolo permette di scoprire possibili risorse.
Per una società
moderna, la cosa più importante è ormai l'investimento nella qualità.
Per una società che
si voglia sviluppare, non esistono problemi più importanti ed investimenti più decisivi
di quelli di tipo qualitativo.
Anche i servizi
possono e devono essere razionalizzati. Tuttavia la chiave del loro successo non è nella
razionalizzazione ma nella qualità del servizio offerto.
Se la qualità è
conseguita a livelli adeguati anche la
quantità sarà assicurata. Se ad esempio, la frontiera dell'Hi -Tech è così importante,
non perché essa, di per sé, produca i
grandi numeri ma perché i suoi modelli
consentono il rinnovamento delle produzioni di massa.
Bisogna allora
rimettere la barra su una seria politica di concertazione in provincia di Enna, fissando
alcuni tavoli che rimettano in circuito virtuoso questi tre poli: obiettivi - vincoli -
risorse.
Occorre naturalmente
fare delle scelte di priorità , selezionando alcune aree d'intervento che tengano anche
conto delle caratteristiche socio - economiche della nostra Provincia.
A nostro avviso
occorre delineare i capitoli di un vero Patto per
il Lavoro che scaturisca da un processo
vero di concertazione fra le forze sociali e produttive , capace di coinvolgere il privato
- sociale e le agenzie culturali e formative.
In linea generale
questo Patto dovrebbe contenere le seguenti Misure:
a) Misure
per favorire la creazione di nuove imprese ed opportunità di lavoro;
b) Misure
per favorire l'inserimento dei lavoratori;
c) Misure
per favorire la stabilizzazione del rapporto di lavoro.
Questi temi devono
rappresentare quel necessario tentativo di passaggio dall'assistenza al lavoro, le priorità orizzontali che investono localmente ogni livello di
responsabilità, istituzionale e sociale, prioritariamente chiamato a contribuire sia alla
creazione di nuove attività imprenditoriali ed opportunità occupazionali, sia alla
tutela delle imprese e dei lavoratori , con un'attenzione all'inclusione sociale dei
soggetti che spesso restano ai margini del mercato del lavoro.
Un Patto capace di
dare impulso nella nostra provincia a politiche attive del lavoro che poggino su
specifiche opzioni politiche quali ad esempio:
- Favorire la migliore capacità d'inserimento
professionale e produttivo sia dei giovani che
dei soggetti
espulsi dal mercato del lavoro, anche a seguito di crisi
aziendali, raccordando
la relativa domanda con l'offerta,
- Sviluppare nuove attività imprenditoriali,
fornendo i necessari strumenti operativi, con una
particolare attenzione alla
cooperazione ed al terzo settore.
- Incoraggiare l'adattabilità delle imprese e
dei lavoratori ai mutamenti globali sia sul
versante della produzione che su
quello dell'innovazione tecnologica.
- Rafforzare le politiche delle pari
opportunità e dell'inclusione sociale dei soggetti
svantaggiati.
- Utilizzare
in modo organico e propulsivo tutte le opportunità offerte da Agenda 2000 e
gli strumenti ad essa collegati.
L'elaborazione delle
linee strategiche del Patto , come pre - requisito implica un forte consolidamento dei
rapporti bilaterali fra le parti ed un clima di relazioni sindacali favorevole con le
associazioni datoriali, a partire dall'impegno per la riemersione del lavoro nero.
Relazioni
industriali tali da garantire l'attuazione degli accordi interconfederali per la
contrattazione aziendale e la formazione;
l'applicazione delle
norme sulla sicurezza e l'igiene sul lavoro;
l'esercizio dei
diritti e delle attività sindacali.
E' del tutto
evidente che il Patto deve essere supportato da una strumentazione adeguata dal punto di
vista del monitoraggio delle risorse disponibili e del censimento delle iniziative in itinere .
Particolare
attenzione dovrà essere posta al censimento di tutti gli spazi disponibili per iniziative
produttive all'interno del territorio dei vari comuni ed adottare tutte le iniziative
utili per dotare le aree industriali ed artigianali - quest'ultime in larga misura da
creare - dei servizi essenziali.
In altri termini
occorre lavorare " sul regime delle convenienze " per rendere il territorio
appetibile per gli investimenti e capace di sviluppare un buon marketing al di fuori della
Regione. In questo quadro la CISL farà la sua parte, disponibile a ragionare sulle
flessibilità contrattate ed a tempo definito ( salario d'ingresso, regime degli orari
etc.)
I più che
accettabili livelli di sicurezza , per i quali va rivolto un plauso a tutte le istituzioni
preposte in particolare ai loro Responsabili, non sono sufficienti se non si lavora
sull'insieme delle "diseconomie" , fra le quali la carenza d'infrastrutture, di
servizi alle persone ed alle imprese e la formazione sono gli elementi più significativi.
A ciò si aggiunga
la necessaria bonifica del mercato del lavoro , elemento di concorrenza imperfetta
nell'economia ennese, che tende a scoraggiare l'arrivo e le permanenze nel mercato dei
veri imprenditori.
Vorremmo adesso
delineare nell'ambito di una possibile strategia di svolta indicare alcune aree
prioritarie d'iniziativa concertativa.
a)
Comparto Agro - Alimentare - Ambientale
Agricoltura -
Alimentazione - Ambiente sono oggi tre questioni al centro del dibattito economico e
politico anche nella nostra Provincia perché
l'agroalimentare come recita la nostra piattaforma regionale unitaria di settore è
. "la metafora dello
sviluppo siciliano dove convivono innovazione e arretratezza, produttività ed
assistenzialismo, futuro e passato, lavoro tutelato e sommerso , punti di eccellenza e
precariato".
Ferme restando le
iniziative vertenziali nei confronti del Governo della Regione Siciliana , dopo la
positiva e molto partecipata assemblea di oltre
600 lavoratori forestali della provincia di
Enna il 28 Febbraio u.s. , chiediamo il rilancio del c.d. Tavolo Verde
nella nostra Provincia.
Noi riteniamo che il
Tavolo debba affrontare, con incisività ed
efficacia, temi quali quelli rappresentati dalla nuova frontiera della qualità , della
sicurezza alimentare , della conquista dei mercati europei ed extracomunitari , della capacità di produrre rispettando l'ambiente.
Per quanto riguarda
la forestazione , essa va ripensata e
sviluppata come fattore di tutela dell'assetto idrogeologico del territorio, sviluppo
turistico-ambientale , una politica forestale principalmente in funzione di progetti
integrati; una fonte di reddito a patto che vengono rivalutate tutte le possibili
attività come il rimboschimento, la produzione di legno a scopo industriale , la
commercializzazione di prodotti del sottobosco, la valorizzazione di luoghi turistico -
ambientali.
La sicurezza
alimentare per il consumatore, tema oggi molto
più attuale che nel recente passato, passa per la sicurezza delle produzioni e del lavoro.
Occorre dare
priorità ad un'agricoltura eco - compatibile che salvaguardi la salute e l'ambiente per
l'uomo ma al tempo stesso , lavorare per superare uno stato di arretratezza complessiva
che è testimoniata oltre che dalle note carenze infrastrutturali e di servizi alle
imprese, dalla
presenza di una classe imprenditoriale frammentata e dai livelli di produttività al di
sotto della media nazionale, incentivando e favorendo anche il ricambio generazionale in
agricoltura, come stimolato da leggi quali la 135/97.
Il Tavolo Verde , a nostro avviso , è una delle gambe più
importanti di quel tavolo concertativo per la Provincia di Enna che affronti i modi dello
sviluppo sostenibile anche dal punto di vista ambientale.
La conferenza di Rio
dieci anni fa e più recentemente quella di
Trieste , pur fra mille contrasti e contraddizioni , hanno fatto un riferimento ricorrente
a obiettivi di efficienza nell'uso di risorse naturali ( " dematerializzazione "
) nel lungo periodo.
In questa visione , un sistema economico è
sostenibile dal punto di vista ambientale se la quantità di risorse utilizzate per
generare benessere viene costantemente limitata ad un livello tale da non sfruttare in
maniera eccessiva le disponibilità o sovraccaricare le capacità di assorbimento
dell'ambiente.
L'avvento tumultuoso
delle nuove tecnologie apre grandi prospettive ma suscita anche moti di rifiuto , come il
"popolo di Seattle" ci ha testimoniato .
Il processo di
globalizzazione erode le frontiere nazionali, potenzia gli scambi culturali prima ancora
che commerciali, ma rischia anche di cancellare i
mercati ed i prodotti locali e di complicare i controlli sulla qualità delle merci.
Ancora più
complessi interrogativi si aprono sugli effetti delle nuove tecnologie sul perseguimento
degli obiettivi sostenibilità ecologica.
La diffusione delle
nuove tecnologie comporta una riduzione
dell'intensità materiale e quindi una maggiore produttività delle risorse.
Grazie ad esse ,
emergono attività economiche nelle quali il rapporto tra elementi materiali ed
immateriali tende a modificarsi sensibilmente: conoscenza, organizzazione e informazione
non sono più semplicemente applicati alla materia per darle valore come ad esempio nelle
attività manifatturiere ma costituiscono esse stesse il valore, la materia essendo solo
un supporto necessario al loro trasferimento.
E' convinzione
diffusa che la strada dell'innovazione tecnologica possa portare alla sostenibilità dello
sviluppo solo se orientata da adeguate strategie politiche.
Va segnalato ,
dunque , un persistente ritardo della politica nei confronti della innovazione scientifica
e tecnologica; e gli effetti crescenti che l'evoluzione culturale delle società ha sulla sfera pratica.
" Seattle è un
episodio , un sintomo da decifrare , in cui l'eterogeneità delle istanze, la
strumentalità o il conservatorismo di molte di esse contano meno della corrente che la
trascina " . " Vale a dire , l'emergere sulla scena internazionale , fuori dai
tradizionali canali di lobbyng e con modalità di lotta politica, di istanze diffuse di
carattere etico o , meglio , di "
qualità" politica , culturale e
ambientale che finora avevano agito prevalentemente all'interno degli Stati " ( Ministero Ambiente : Piano Nazionale di
Sviluppo Sostenibile - Indirizzi di sostenibilità ecologica ).
In questo contesto e
con questa nuova sensibilità vogliamo lanciare la proposta
della costituzione immediata di
una conferenza su Pergusa e l'autodromo che metta al riparo questo luogo e questa
struttura , che la Provincia di Enna non può perdere , al riparo da scorrerie e progetti che
, sfruttando magari il sentimento popolare
diffuso di difesa di questo " bene simbolo
per Enna " possono appartenere a quelle lobbies precedentemente citate.
Un tavolo che metta
insieme tutti i soggetti della comunità ennese che, a vario titolo, possono esprimere
indirizzi , pareri e programmi di sviluppo, facendo i conti naturalmente con il fattore
tempo ed il fattore finanziario.
Tuttavia questi
fattori , come purtroppo tante volte è accaduto nel passato, non possono essere invocati
, per lanciare messaggi e proposte di cui non è chiara la destinazione, la fattibilità e
la natura degli interessi in campo.
Per noi è del tutto
evidente che nel suddetto tavolo la Regione Siciliana dovrà essere uno dei maggiori
protagonisti , anche perché essa dovrebbe avere il compito di definire le linee dello
sviluppo ambientale e turistico a livello regionale , senza fughe propagandistiche ,
magari a fini elettorali, di qualche esponente politico
che possono solo provocare guerre senza costrutto di campanile.
b) Progetto di reindustrializzazione
Nei giorni scorsi ,
alcune cronache locali , hanno citato con molta enfasi alcuni dati elaborati dall' ISTAT ,
relativi allo sviluppo della nostra provincia che, a loro dire , confermerebbero una
crescita di alcune migliaia di posti di lavoro in ambito provinciale negli ultimi anni.
Come già abbiamo
avuto modo di dire , purtroppo la realtà rimane quella di un'economia prevalentemente
assistita , pur in presenza sicuramente della nascita di nuove imprese, non solo quelle
del patto territoriale, ma in particolare nel settore agricolo e terziario.
Infatti il dato
dell'incremento del 5,1% riportato dall' ISTAT conferma che si è avuta una perdita secca di posti nel settore industriale , includendo in esso il
settore edile oltre che quello manifatturiero in senso stretto.
Non sottovalutiamo
naturalmente le prospettive che si aprono con un rilancio e potenziamento dell'area
industriale del Dittaino , la crescita del settore della gomma e plastica nella zona di
Regalbuto e l'ulteriore consolidamento
dell'area artigianale di Centuripe che sta assumendo le caratteristiche di un polo
industriale.
Tuttavia bisogna
partire da un consolidamento nel settore industriale che , pur facendo intravedere segnali
d'inversione di tendenza, è a tutt'oggi negativo.
La CISL propone
allora l'attivazione di un Tavolo di concertazione
per la reindustrializzazione della
Provincia di Enna che faccia il check - up dell'attuale situazione, monitorizzi lo stato
delle opere infrastrutturali , a partire dalle incompiute che sono numerose , delinei una
strategia di sviluppo possibile , censendo la
strumentazione legislativa e finanziaria disponibile , crei gli opportuni collegamenti con
Agenda 2000 ed i PIT, valuti le possibilità di allocare centri di ricerca e Know - how intorno al polo Universitario ennese in sicura e positiva crescita.
In questo quadro
denunciamo l'incomprensibile inattuazione del Protocollo d'intesa firmato circa 10 mesi fa
fra la Provincia Regionale di Enna e l'Eni Sud
, protocollo che è rimasto fino ad oggi lettera morta.
E' del tutto
evidente che, se il committente non indica le priorità , il commissionario non si può
mettere al lavoro.
Avendo noi partecipato come testimoni alla firma di quel protocollo e non alla sua definizione , come spesso accade , tuttavia abbiamo valutato positivamente, insieme con i colleghi di CGIL ed UIL , il fatto che l'ENI Sud , per bocca del suo Presidente Umberto Nobile , s'impegnava nel giro di qualche mese , se la Provincia Regionale si fosse attivata , a predisporre ipotesi di allocazione , utilizzazione o riconversione anche di siti importanti e fondamentali per lo sviluppo della comunità ennese , quali il territorio di Gagliano, dove , dopo la chiusura dell'Intesa , le mancate promesse " storiche " dell'ENI,