6° CONGRESSO DELLA FIM-CISL REGIONALE SICILIA

Relazione congressuale di:

Salvatore Guzzo Segretario Generale

sinistra.gif (1308 byte) Pagina precedente


Amiche e amici fimmini,

nell’aprire i lavori del 6° Congresso della Fim-Cisl Regionale Sicilia porgo, a nome della Segreteria uscente e dei militanti, un saluto sentito di benvenuto a tutti i partecipanti e ai graditi ospiti presenti.

La celebrazione di un Congresso è sempre un importante occasione di bilanci e di aperture di prospettive future, momenti doverosi per un sindacato di massa come è la Cisl e la Fim.

Un appuntamento dunque non rinviabile, anche se coincide con scadenze elettorali importanti e vitali per il governo del Paese e per quanto ci riguarda anche per quello regionale.

Siamo convinti che un suo rinvio non solo sarebbe inopportuno ma avrebbe assunto il sapore di volere anteporre, come sindacato, interessi diversi da quelli che ci competono e rappresentiamo. Inoltre questa coincidenza ci dà l’opportunità di rivolgere alla politica le istanze del mondo del lavoro.

Arriviamo quindi alla scadenza naturale del mandato quadriennale, una scadenza che ricade tra l’altro nel periodo del 50° anniversario della nascita della Cisl e della Fim, una bella età.

Parafrasando De Amicis nella poesia dedicata a sua madre vogliamo anche noi fieramente affermare "cara Cisl cara Fim più ti guardo più mi sembri bella", nei loro volti non ci sono rughe, grazie alla capacità di avere saputo interpretare e anticipare i cambiamenti.

Come Fim siciliana vogliamo celebrare questo avvenimento ripercorrendo i ricordi, le lotte, i passaggi salienti e caratterizzanti di questo periodo vissuto, utilizzando la "diretta", dove i protagonisti stessi c’è li ricorderanno.

Di questi oggi in molti sono qui: Nino Gambuzza, Franco Urso, Salvatore Biondo, Michele Maniglia e il sottoscritto. Tutti dirigenti che nel tempo si sono avvicendati alla guida di questa organizzazione con il ruolo di Coordinatori o di Segretari Generali.

Oggi nell’elenco ne manca uno, Vito Arbace. Manca perché già da tempo ci ha lasciati, ma i suoi insegnamenti di vita e sindacali sono qui presenti dentro ognuno di noi. Salutiamolo.

Sono presenti con noi tanti altri amici che hanno avuto ruoli e compiti rilevanti in questa Fim, Enzo Rapisarda, Giuseppe De Leo, Giorgio Tessitore e tanti altri a cui daremo la parola.

L’intero quadriennio è stato caratterizzato, per tutta l’organizzazione, da aspetti importanti e positivi, quali:

Per noi della Fim siciliana la crescita è stata di 257 nuovi iscritti che se rapportati alla grave situazione occupazionale presente in Sicilia (di cui parleremo appresso) dovremmo considerarli come se fossero 2.570.

Inoltre c’è stata una crescita di rappresentanza che va dal successo delle categorie Cisl del Pubblico Impiego nelle elezioni della RSU , alla continua e costante crescita di delegati della Fim in tutti i luoghi di lavoro.

In Sicilia, vedi in particolare dalla ST Microelettronics di Catania alla Fiat di Termini Imerese, dall’impiantistica di Gela, Priolo e Milazzo ai Cantieri Navali, compreso il loro indotto, di Palermo e Messina, alla I.S. (Iniziative siciliane) di Siracusa alle tante piccolissime aziende dell’agrigentino, ed in tante altre realtà, la Fim siciliana, soprattutto per merito Vostro, non è seconda a nessuno.

Per le donne va ripreso un cammino che ci sembra sia stato attraversato da un periodo di pausa troppo lungo. Questo cammino va ripreso e rilanciato con lo stesso entusiasmo, impegno e convincimento iniziale che portò nell’organizzazione tutta, oltre alla loro tenacia, un apporto nuovo e convincente fatto di professionalità e di esperienze qualificate.

 

All’attività nazionale si è aggiunta anche quella dei territori e non per ultimo quella regionale, con la creazione di un formatore, l’amico Sampognaro, con interventi specifici verso la Fim giovane e più in generale investendo nel 2000 più del 10% del proprio bilancio, ciò malgrado le scarse risorse.

Anche per il futuro intendiamo incrementare tale attività.

In FIM nazionale c’è stato un ricambio ed un rinnovamento dei quadri particolarmente movimentato. Dopo tanti anni di staticità dall’ultimo Congresso ad oggi abbiamo avuto tre Segretari generali, Gianni Italia, Pier Paolo Baretta e l’attuale Giorgio Caprioli. Inoltre c’è stato un ricambio di tutta la Segreteria Nazionale.

In Sicilia il ricambio iniziato quattro anni fa nei territori continua. Ci sono nuovi Segretari generali, D’Aquila a Catania, Savatta a Siracusa, Errante a Trapani-Castelvetrano.

In Fim regionale. Ci si appresta a realizzare un ricambio ed un rinnovamento programmato e concordato che riguarda l’intera struttura. Un progetto articolato nel tempo è certo nella conclusione.

In Cisl Nazionale. Dopo Luigi Cocilovo, oggi Deputato Europeo, ci ha lasciato anche Sergio D’Antoni.

Una separazione quest’ultima che arriva dopo quasi un trentennio di militanza trascorsi nei vari livelli dell’organizzazione, iniziati proprio in casa nostra, qui nella Fim (quella di Palermo) e conclusi con l’approdo alla guida della Cisl nazionale all’inizio degli anni 90 proprio in un periodo difficile per il Paese.

Con Sergio abbiamo convissuto momenti esaltanti e al tempo stesso difficili. Ricordiamo a tutti che non sempre le proposte determinanti fatti e realizzati per merito della Cisl, proposte che hanno consentito a questo Paese di uscire dalle secche dove era arenato, sono stati condivisa da tutti.

Troppe volte e troppo spesso siamo stati contrastati, accusati e additati come traditori lo hanno fatto proprio coloro che solo successivamente si sono ricreduti forse perché folgorati , non certo sulla via di damasco, ma quella più comoda di Roma che porta dritti al Governo.

Oggi a Sergio che è andato in politica non possiamo che augurargli di cogliere gli stessi successi e le stesse soddisfazioni avuti stando in Cisl.

Siamo convinti che anche domani lo riconosceremo per le battaglie che saprà intestarsi a partire da quella incompiuta per il Sud.

La sua uscita se pur pesante e importante non lascia vuoti, Pezzotta, Bonanni, Baretta ed altri amici, sapranno dare lustro e continuità alle azioni e alle proposte della Cisl.

Una Cisl certamente più compatta e più forte, grazie alla ormai ritrovata sostanziale unità interna.

Una unità, per la Fim, arrivata dopo un lungo periodo di isolamento che oggi resta solo come un brutto ricordo. L’amico Enzo Rapisarda passato in Cisl in questi giorni ne è la prova.

In questo processo di integrazione noi della Fim siciliana possiamo dire, anche peccando di presunzione, di avere avuto un ruolo importante, ruolo che sapremo mantenere anche per il futuro.

La salute e i fatti interni all’organizzazione se pur rilevanti non sono i soli temi della nostra agenda, se lo fossero sarebbe abbastanza facile giungere a positive conclusioni.

I temi che ci travagliano sono ben altri. Sono dentro e fuori i confini regionali e nazionali.

 

GLOBALIZZAZIONE-INTERNALIZZAZIONE

Lo scenario mondiale che abbiamo di fronte è fortemente condizionato da repentini e rapidi cambiamenti economici politici e sociali.

Cambiamenti determinati soprattutto dall’avvento e dalla velocità apportata dalle innovazioni tecnologiche e scientifiche.

Tutto ciò sta provocando lo sconvolgimento di un assetto consolidato nel tempo.

La cosiddetta Globalizzazione la sta rimettendo in gioco, in assenza di regole nuove, con il rischio che ha pagarne il conto siano solo ed esclusivamente le parti più povere del mondo e le categorie più deboli di persone.

Attenzione noi non apparteniamo a quei movimenti antiglobalizzazione, siamo comunque contro ad una sregolata e iniqua globalizzazione.

Non è un caso che la Fim Nazionale ha adottato nel suo slogan congressuale "Più uguaglianza e nuove libertà". Non è un caso che le nostre tesi iniziano proprio dalle problematiche internazionali.

Non è un caso ma una scelta di campo chiara, dentro e fuori del Paese.

Siamo e restiamo contro le troppe ingiustizie. Siamo e restiamo contro le troppe disuguaglianze.Siamo e restiamo contro le troppe povertà sparse in tutto il mondo.

Questa posizione ai tanti può apparire utopistica ma è certamente una battaglia che va fatta.

In gioco non c’è solo un interesse sindacale c’è una posta ben più alta. È in ballo la sopravvivenza civile e dignitosa di una parte significativa e maggioritaria dell’intero globo.

La concentrazione di ingenti risorse detenute nelle mani di pochi è inquietanti.

Il disprezzo che si ha della vita umana e il suo sfruttamento ai soli fini dei maggiori profitti è inaccettabile. La incurante e persistente sottovalutazione dell’impatto ambientale è pericoloso.

Tutte queste battaglie solo un sindacato organizzato può intestarseli. Un sindacato che sappia promuovere e battersi con strategie e obiettivi comuni e coinvolgenti a partire dai paesi più industrializzati, dove la sua presenza è forte e significativa.

Questa strada dobbiamo percorrerla se vogliamo costringere multinazionali e governi locali al rispetto dei diritti umani, partendo dallo sfruttamento dell’infanzia, al rispetto dell’ambiente, al rispetto dei diritti minimi sindacali, alla revisione di leggi che legalizzano comportamenti censurabili.

Un esempio per tutti è l’Indonesia dove, per legge, un lavoratore guadagna 2 dollari al giorno. Questo sarà legale ma non può essere accettabile né per la condizione economica che a quel lavoratore viene riconosciuta, né tantomeno per la concorrenza, basata sullo sfruttamento delle persone che si immette nel mercato.

Questa battaglia e questi obiettivi non possono restare nei singoli paesi, devono valicare tutti i confini e vanno assunti da organismi sindacali internazionali quali la CES – la FEM – la FISM e anche dai nostri CAE.

QUESTIONE SUD

Anche lo scenario nazionale presenta una situazione articolata nelle diverse aree del nostro Paese.

Se in alcune parti del mondo non si ride, al Sud d’Italia certamente si piange. Mi rendo conto che il paragone non regge ma la provocazione certamente si.

In questa tornata congressuale tutti i territori siciliani hanno evidenziato la precaria condizione industriale ed occupazionale in cui versano.

Certo qualche episodio positivo esiste, come a Catania, ma come si dice "una rondine non fa primavera"; soprattutto quando nella stessa Catania questa positività serve ad abbassare solo la febbre ma non certo ad estirparne il cancro. Quel cancro dilagante della disoccupazione presente in tutta la Sicilia.

Gli slogan adottati nei vari territori sono l’evidente segno di questa insofferenza e di questo disagio presente in vaste zone del Sud e della Sicilia. Slogan che nell’occasione ci piace ricordare:

Inoltre a Catania, Messina, Siracusa e Trapani-Castelvetrano, al di la degli slogan, il dibattito sul sud è stato ampio ed intenso e a volte monopolizzante.

La Fim Regionale con il suo "Orientarsi e orientare a Sud" ha inteso coniare una sintesi della diffusa volontà dei nostri iscritti e dei nostri dirigenti di fare del sud l’impegno principale del domani.

Inoltre vuole essere un messaggio forte e chiaro inviato a tutti, ai metalmeccanici, alla CGIL-CISL-UIL, alle forze imprenditoriali e a quelle istituzionali e politiche di oggi e di domani. Il Paese e il sud non possono più aspettare si rischia di essere trascinati dagli eventi.

I Governi che si sono succeduti in questa legislatura hanno certamente agito bene sul fronte europeo, successivamente si è lasciato attrarre dai poteri forti destinando a loro risorse più elevate, vedi la Malpensata 2000.

Il Sud non ha avuto questi santi in paradiso, forse per questo gli hanno destinato solo briciole e pannicelli caldi. Per il sud questo non va, se non si genera ricchezza come si può distribuire quella che non c’è?

Uno stato saggio su questa questione non può restare un cavallo che non beve, deve scommettersi e perseguire come suo obiettivo primario, il riequilibrio delle condizioni socio economiche fra la parte ricca e la parte povera del Paese.

Il cuore dell’azione politica dovrebbe essere indirizzato a realizzare una nazione i cui cittadini accedono al lavoro ed ai servizi a pari condizioni.

Per raggiungere questo obiettivo occorre che tutti gli attori della scena politica sociale ed economica in sinergia concertassero azioni ed interventi mirati a sostenere lo sviluppo del sud. Solo creando condizioni di attrazione e di convenienze le imprese e i capitali verrebbero attirati e trascinati ad investire nel sud: risparmio fiscale e contributivo; infrastrutturazione; ricerca e innovazione tecnologica; sicurezza; riforma burocratica nel segno dell’efficienza e del merito; tanta formazione professionale.

Sono tutte cose sapute e risapute, ciò pur non possedendo dei poteri paranormali o particolari capacità divinatorie.

Se la riconosciuta necessità e le cose da fare sono palesi, saremo capaci di convincere i più scettici? Saremo capaci di convincere quei tanti che, accecati dai loro bisogni inutili, pensano che il troppo non esiste?

Saremo capaci di far capire a coloro che sbraitano che cecità e sordità non corrispondono ad equità? Saremo capaci di respingere quegli attacchi forzatamente distorti in cui vogliono mostrare a tutti i costi un Sud dall’immagine degradata?

Non so se ci riusciremo, l’unica certezza è che tutti dobbiamo il dovere di provarci, indicandone una via. Noi lo faremo con dati alla mano.

Tutti gli organi di stampa e di informazione ci hanno propinato una infinità di dati sulla salute del Paese, tutti accompagnati da commenti positivi, guardiamoli più da vicino.

Dati Macro-economici

I dati Istat indicano che il PIL complessivo del Paese nell’anno 2000 ha fatto registrare un incremento del 2,9%, se a questo dato si sottrae quello dell’inflazione 2,7 risulta che la crescita reale e solo dello 0,2%. Davvero un bel risultato soprattutto se guardiamo quelli dei nostri diretti concorrenti europei: Francia, Gran Bretagna e la stessa Germania unificata, dove l’incremento del PIL e di gran lunga superiore al 3% e la crescita reale si è attestata mediamente al 1,5%.

Questi dati confermano, senza ombra di dubbio che gli effetti molteplici del malessere che sta lacerando la parte meridionale del Paese, penalizza inesorabilmente l’intera economia.

Il nord, aiutato dal centro, può anche realizzare significativi incrementi economici ma nel consuntivo generale, con un sud assente all’appello, la competitività complessiva del Paese risulta al di sotto dei nostri diretti concorrenti.

Da ciò si evince che la questione del sud è una questione nazionale, non solo di solidarietà ma soprattutto economica.

Tasso di disoccupazione generale

Sempre dai dati Istat, relativi ai tassi di disoccupazione registrati sempre nel 2000, si ha la seguente classifica: la Sicilia in testa purtroppo con il 23,4%, segue ad una incollatura la Campania 23,3%, poi la Calabria 23%; preferiamo andare avanti fino a quando troviamo il Veneto e l’Emilia Romagna con il 3,5% e per ultimo il Trentino – Alto Adige con 2,1%.

È proprio vero gli ultimi sono i primi.

Nel mezzogiorno complessivamente la media è del 20,2% cioè più di 1,5 milioni di disoccupati, il 64% del totale nazionale.

Tasso di disoccupazione regionale

Da una elaborazione ricavata dai dati Istat relativi ad un raffronto tra la Sicilia e il resto del Paese, i tassi di disoccupazione registrati nel triennio 1997-2000 risultano essere i seguenti:

In sintesi, in Sicilia aumentano i disoccupati (+1,7%) mentre nel resto del Paese aumentano gli occupati (+ 2%). Questo è il dato reale e non certo quello sbandierato da chi manifesta facili e strumentali ottimismi.

Questo responso vale per chi non conosce la teoria di Trilussa:

Calcolando al lordo delle costruzioni il tasso di industrializzazione è pari del 20% al sud, del 32% al centro e del 38% al nord-est.

Fatto 100 la media nazionale delle dotazioni infrastrutturali presenti nel Paese, si ha il seguente rapporto tra i settori presenti in Sicilia e nel resto del Paese di cui: Energia 85/122; trasporti 78/141; comunicazioni 76/144. Questo divario è comune in tutto il Mezzogiorno.

Da una pubblicazione dello SVIMEZ "i dati economici delle regioni italiane dal 1970 al 1998", edito dalla mulino, si evince che fatto 100 il PIL del centro-nord, nel 1991 il sud era attestato al 58,6%, mentre nel 1998 si è ridotto al 54%, un livello che ci porta nel lontano 1951, ergo sono trascorsi 50 anni invano.

Tutti questi dati li abbiamo voluti evidenziare non certo per esasperare maggiormente i già accesi animi della gente del sud, ma perché sia chiaro a tutti la reale situazione del Paese e del sud.

Pur affermando ciò non possiamo prescindere dal sostenere che questi dati confermano quanto da noi sostenuto che l’Italia non può considerarsi in buona salute se 21 milioni di cittadini meridionali sono in evidente difficoltà.

A tutti coloro che in questi giorni hanno sbandierato facili ottimismi, oggi possiamo dirgli con certezza, dati alla mano, che al posto della bandiera hanno sventolato le loro mutande.

Siamo coscienti comunque che i nostri problemi non li risolveremo guardando i dati ma individuando i sistemi di sviluppo idonei. Per questo abbiamo deciso di realizzare la tavola rotonda su questo tema.

Infine vorremmo rivolgerci a chi pensa che la soluzioni del problema sta nella mobilità delle persone dal sud al nord.

Essi sbagliano perché individuano una via impraticabile, antieconomica e antisociale.

Ogni anno circa 80.000 giovani del sud si spostano per andare a lavorare al nord. La collettività meridionale, solo per aver formato questi giovani, sborsa dalle sue tasche circa 16.000 miliardi. Inoltre questa operazione aumenta il PIL del nord sottraendo risorse umane e finanziarie al sud. Questo non è tollerabile ne tantomeno accettabile.

Cosi come non è accettabile la proposta TOSI che al di là della vicenda in sé rappresenta per noi una scelta impercorribile e offensiva. Non tanto per quei giovani costretti a spostarsi per avere diritto al lavoro ma per il senso di abdicazione verso il dramma vissuto da tutta la popolazione meridionale che cosi operando resta senza le necessarie dovute risposte.

La mobilità è possibile se è temporanea e se il biglietto di andata comprende anche il ritorno. A tal proposito portiamo due esempi:

    1. Il progetto "SUD- NORD-SUD" varato dall’Assessore Regionale al Lavoro, l’amico Benedetto Adragna, prevede il finanziamento di periodi di esperienza formativa di giovani al nord presso società artigianali e interinali per poi riproporre l’inserimento nei nostri territori.
    2.  

    3. L’iniziativa della "BRIMAS-SUD" una società creata da imprenditori bergamaschi insediata nel cuore dell’isola, Centuripe (Enna), società che produrrà schede elettroniche e microchip dove le maestranze sono state prima formate, anche attraverso uno Stage nello stabilimento della Brimas di Grassovio (Bergamo) e successivamente immessi in produzione, con la viva soddisfazione degli imprenditori stessi. Imprenditori che hanno trovato in Sicilia la vera America: giovani preparati; interminabili agevolazioni, fiscali e materiali, tra l’altro pagano l’affitto del capannone vasto 300 metri quadrati al di sotto di un trivano sito nel centro più lussuoso di Roma o di Milano. A questi imprenditori vogliamo dirgli grazie.

Ritornando e chiudendo il capitolo sul Sud noi ci batteremo per un progetto mirato che veda l’industria come perno a cui fare ruotare un moderno sistema economico, sapendo che la terra, il mare, il sole da soli no fanno sviluppo. Lo sfruttamento delle risorse agricole e turistiche non bastano a trasformare il volto di una cosi vasta area del Paese.

Per tutto questo continueremo a batterci auspicando in futuro di non essere soltanto noi e la Cisl.

Detto questo vogliamo aprire alcune parentesi:

  1. Questione sicurezza
  2. Si dice che le imprese hanno paura di insediarsi nel Mezzogiorno per colpa della presenza della criminalità organizzata. Questa evidente negatività non possiamo rifiutarla. Rifiutiamo invece con fermezza gli orientamenti e gli stereotipi di coloro che vogliono a tutti i costi raffigurarci solo come fannulloni, delinquenti comuni e mafiosi.

    A questi ultimi vogliamo gridargli ad alta voce che la stragrande maggioranza del popolo siciliano è fatto di gente operosa e onesta.

    Vogliamo ricordargli inoltre che la stragrande maggioranza delle vittime di mafia, siano essi politici, magistrati, forze dell’ordine, religiosi, sindacalisti, semplici cittadini, erano siciliani, tutti caduti per volere estirpare questa piovra.

    Se oggi lo Stato e il popolo siciliano hanno preso maggiore coscienza e più convinzioni alla lotta, lo si deve soprattutto a loro sacrificio.

    Se oggi tanti boss sono in carcere e la criminalità ha subito un colpo letale, lo si deve soprattutto al loro sacrificio.

    Tutto questo non vuol dire che la mafia non c’è più, essa esiste, ma oggi esiste più stato e più coscienza popolare.

    Rivolgendoci al primo cittadino di Padova, compiaciuta nel sottolineare che il presunto serial Killer Profeta non apparteneva alla loro comunità ma bensì a quella meridionale, vorremmo consigliare a lei e a tutti coloro che la pensano come lei che alle odiose contrapposizioni esistenti sarebbe più utile e realistico prendere atto della pericolosa china in cui parte di questa società, perdendo quei valori tradizionali che ci hanno distinto nel tempo, vanno verso nuovi e devastanti egoismi, attratti dal dio denaro e dai successi.

    Gli efferati omicidi avvenuti negli ultimi tempi sono il chiaro segnale di un fenomeno degenerativo trasversale dell’intera società.

    Ritornando più in generale sulla questione sicurezza vorremmo che il fenomeno della criminalità organizzata venga affrontata con strumenti adeguati.

    Sappiamo tutti che a volte i violenti raggi del sole provocano dei tumori alla pelle, non mi risulta che come rimedio qualcuno pensa di oscurarlo, si cercano gli idonei strumenti protettivi.

    Il mezzogiorno e la Sicilia non possono pertanto essere oscurati, vanno ricercati, consolidati e rafforzati tutti gli strumenti atti a garantire loro la dovuta sicurezza del territorio.

  3. PONTE SULLO STRETTO
  4. Ponte si o ponte no?

    Sembra che il tempo della discussione non trovi mai conclusioni. Noi della Fim e della Cisl ci siamo schierati convinti per la sua realizzazione. Lo abbiamo ribadito di recente con una grande manifestazione, presente anche Pezzotta.

     

    Dobbiamo dire con altrettanta chiarezza e franchezza che non comprendiamo le ragioni di quella parte politica-sociale dichiaratasi contraria, o per motivi economici per ragioni ideologiche.

    Anche noi siamo fortemente sensibili e rispettosi delle problematiche ambientali. Un prezzo per il progresso è stato sempre pagato, in questo caso ci sembra tollerabile e accettabile.

    Quello che non è accettabile è il volere contrapporre allo sviluppo offerto, di questa opera, solo l’impatto estetico della sua struttura. Ciò testimonia un atteggiamento di indifferenza alle esigenze del sud sino ad ora sempre escluso dai grandi progetti e noi siciliani sempre più isola-ti.

    Per la Sicilia e la Calabria la costruzione di questa infrastruttura rappresenta una opportunità inestimabile per lo sviluppo del territorio interessato.

    Il ponte non unisce solo loro, ad unirsi sarà l’intero continente europeo al mediterraneo.

    Inoltre, tale realizzazione porterebbe una vitalità e uno sfogo immediato all’occupazione, proprio quello di cui abbiamo bisogno.

    L’opera impegnerebbe circa 4.500 unità direttamente destinati alla costruzione, ed altre 5.000 coinvolti nell’indotto che troveranno stabilità anche ad opera completata.

    Tutto questo senza considerare la platea che sarà coinvolta dall’incremento del commercio, del turismo e dei servizi.

    Se è vero che la mafia si combatte con il lavoro, decidere in senso opposto vuol dire favorirla.

  5. COSTO DEI TRASPORTI.

Come è notorio, in alcune zona delle regioni del nord viene riconosciuto un sensibile abbattimento, attraverso una defiscalizzazione, del costo del carburante.

Tale contributo dello stato, diceva Totò "e io pago", gli viene riconosciuto in quanto regioni di frontiera.

Ci chiediamo, perché non viene riconosciuto ed esteso alle regioni insulari i cui trasporto è tra le voci più pesante del costo complessivo del lavoro?

In Sicilia la produzione dei derivati del petrolio ammonta a circa 70 miliardi di lire e copre il 60% dell’intero fabbisogno nazionale, tutto ciò con un danno nell’isola impagabile. Ai tanti morti nei petrolchimici dobbiamo aggiungere l’immenso danno ambientale, un danno che anche in presenza di una necessaria politica di recupero ambientale delle coste siracusane, gelesi e milazzesi resterà permanente per diversi anni, infatti non ci sarà più vegetazione per i prossimi cinquantanni.

Il prezzo di vendita del carburante comprende imposte che incidono sul prezzo finale per circa il 68%. Di tutto questo in Sicilia non resta neanche una lira, né in termini di imposta di fabbricazione, né in termini di riconoscimento del PIL.

Udite, Udite. Benefici e riconoscimento vanno a vantaggio di quelle regioni del nord in cui sono ubicate le sedi legali delle compagnie petrolifere.

Dunque a noi i danni agli altri i vantaggi.

La richiesta avanzata dalla Cisl siciliana, di ridurre il carburante dell’isola, ci vede sostenitori convinti come siamo che questo sarebbe per l’economia nazionale un incentivo concreto.

Restando nel tema trasporti vogliamo ricordare che la produzione di materiale rotabile e gommato rappresentava uno dei settori trainanti dell’intera industria regionale.

Vi erano aziende a PP.SS. e PP.RR., grandi insediamenti privati supportate da un indotto interessante, tutto ciò si poteva quantificare in un dato occupazionale di circa 4.000 e passa addetti.

Tutto questo non c’è più e quel poco che c’è rischia di scomparire del tutto.

Sono state chiuse tutte le aziende PP.RR., le famose Imer 1-2-3-4-5, la Imea di Carini, si è chiusa la Cometra di Messina. Sono andati in crisi l’Itin di Catania e l’ex Keller di Palermo. Si è ridimensionato all’osso l’Imesi di Carini con l’esplicito della Breda ferroviaria di dismettere questo sito, per non parlare dell’indotto quasi del tutto scomparso.

Ci chiediamo, dobbiamo aspettare la chiusura definitiva di queste poche aziende rimaste per poi chiedere inevitabilmente forme assistite? Oppure, aspettiamo che gli atri ci risolvano i problemi?

Noi pensiamo che per essere protagonisti del nostro futuro, dobbiamo essere propositivi.

Già nel passato Congresso abbiamo indicato (forse anticipando troppo i tempi) che in queste aziende, dove esistono professionalità polivalenti, aree attrezzate e strutture idonei, si potrebbe integrare nella loro normale attività anche il ripristino, la riparazione e la manutenzione dei grandi mezzi di trasporto, gommato e su rotaie. Due attività quasi inesistenti malgrado la presenza di un mercato di vastissime potenzialità: carri ferroviari; mezzi pubblici di trasporto; autobus; autocompattatori; mezzi pesanti dell’esercito.

A tutto questo dobbiamo aggiungere che nell’immediato futuro verranno spesi nelle aree metropolitane siciliane, in quanto già stanziati, svariati miliardi di investimenti destinati allo sviluppo del sistema trasporto cittadino (vedi Palermo, Messina e Catania).

La costruzione di queste opere destinata alla realizzazione della linea ferrata di mezzi di trasporto, del necessario armamentario e la gestione e la manutenzione della stessa dovrà prevedere un notevole impegno di maestranze qualificate.

Chiedo a Fiom e Uilm, alle categorie dei trasporti e alle stesse confederazioni se è possibile ipotizzare Consorzi o delle "S.p.A. Trasporti integrati" che vedano la partecipazione dei Comuni, delle Provincie e delle aziende manufatturiere, la cui manodopera va attinta dai Bacini esistenti nelle varie aree interessate. Pensiamoci, ma senza aspettare tempi troppo lunghi.

Ritornando alle questioni generali, la Fim in questi mesi non è rimasta a guardare, ripeto "vogliamo essere protagonisti del nostro futuro". Anche sul sud e sulla contrattazione abbiamo apportare al dibattito una serie di proposte che sono ancora sotto la luce dei riflettori.

SUL SUD

Agli evidenti sforzi ripetuti dalla Cisl intera per mettere al centro del dibattito nazionale il Sud aggiungiamo le iniziative realizzate dalla Fim. Iniziative fatte di elaborazioni e proposte, convinti che il sud del Paese può ritrovare la strada del suo protagonismo attraverso le innovazioni contrattuali.

A questo proposito ha realizzato il seminario nazionale "Ricominciamo dal Sud". In quella occasione ha lanciato la possibile ricetta dello sviluppo del Mezzogiorno, attraverso proposte mirate allo scambio " più flessibilità concordata, più lavoro".

Fermo restando che i minimi contrattuali, essendo minimi, non sono derogabili, ha proposto in sintesi:

Tutti questi temi possono trovare inizialmente un confronto nel tavolo nazionale per lo sviluppo previsto nell’ultimo contratto voluto fortemente dalla Fim, ancora rimasto sulla carta per la notoria freddezza dimostrata dai nostri compagni di viaggio.

Inoltre, come Fim ci stiamo anche dotando, attraverso un uso massiccio della formazione, di figure di operatori definiti "agenti di sviluppo" allo scopo di contribuire alla promozione di marketing territoriali.

A tale proposito stiamo operando per definire:

L’intero progetto è stato affidato al segretario nazionale, Cosmano Spagnolo.

ASSETTO CONTRATTUALE

Da tempo sosteniamo che sono maturi i tempi di una riforma degli assetti contrattuali. Lo sosteniamo partendo da alcuni fattibili presupposti, quali:

  1. i tassi bassi di inflazione;
  2. la scarsa estensione del 2° livello;
  3. l’obsolescenza di norme contrattuali quali l’inquadramento unico.

Tutto ciò crea forti squilibri tra i lavoratori. Da qui l’esigenza di una riforma contrattuale, fermo restando la scadenza quadriennale del contratto e i due livelli di contrattazione.

Si propone una ridivisione in due periodi del quadriennio cosi articolati:

Il primo: prevede una durata di 3 anni riservato esclusivamente alla realizzazione della contrattazione integrativa aziendale o territoriale (2° Livello);

Il secondo: con la durata di 1 anno prevede: a) la sospensione della contrattazione di 2° livello; b) la definizione del contratto nazionale sia sulla parte normativa, sia su quella economica; c) la definizione di una quota di salario aggiuntiva a favore di quei lavoratori che non sono stati coinvolti dalla contrattazione decentrata. A quest’ultima sarebbe preferibile ci fosse una regola certa e esigibile collettivo del diritto di ognuno di espletare la concertazione di 2° livello

Pensiamo inoltre ad un contratto unico per tutta l’industria, anche alla luce del processo di accorpamento presente nella confederazione per dare un maggiore peso specifico contrattuale a tutti i settori ed al contempo, ridurre l’attuale frammentazione, spesso causa di forti e odiose diatribe interne.

Ha proposito degli accorpamenti, chiediamo che il processo in corso nella Cisl che ha già realizzato grandi aggregazioni, vedi Pubblico Impiego e altri comparti, non può fermarsi in mezzo al guado solo per quello dell’industria.

UNITA’ SINDACALE

Siamo convinti che il ruolo che saprà assumere il sindacato confederale sarà decisivo per le sorti del Paese e soprattutto per quelle del Mezzogiorno, per questo sarà determinante superare la Babele attuale.

Solo per questa via è pensabile riprendere il percorso di una frontiera smarrita quale l’unità sindacale. Ci sorprende che dopo tanti anni di silenzi e di rifiuti la Cgil solo in questi giorni ritorna a proporlo. Cari compagni (si può ancora dire cosi?), bentornati in questa terra.

Le attuali divergenze sorte in particolare con la Cgil e la Fiom sono note a tutti. I contrasti sulle diverse strategie sono seri e vanno compresi in tutta la loro rilevanza. Essi sono tali da imporre un grande sforzo di chiarezza e di onesta politica ed intellettuale.

Ci sono diversità profonde di concepire il sindacato, diversità che vanno chiarite, a partire dai rapporti con la politica, e lo sosteniamo alla luce dell’esperienza vissuta in questa fase.

Alla presunta convinzione che il treno vada fermato o meno a secondo chi lo guida rispondiamo, con onesta politica ed intellettuale. Darsi da fare esplicitamente o implicitamente per portare più passeggeri su quel treno prima della partenza è nelle cose tollerabili.

Quello che non è tollerabile e che una volta composto il treno ci si interessi più del manovratore che della direzione, giusta o meno, in cui si dirige.

Possiamo ricordarVi che in passato abbiamo fatto cadere governi a guida democristiana per meno della metà delle cose chieste e non fatte da questo Governo?

Eppure le uniche manifestazioni pubbliche-sindacali le abbiamo fatte solo noi della Cisl.

Se si instaurasse la pratica secondo cui solo i governi graditi possono fare la controparte al sindacato, si otterrebbe che alla fine non sarà mai il sindacato a decidere dove e quando muoversi, ma lo farebbero i partiti.

Alle accuse mosseci di porgere il fianco una volta alla politica, un'altra volta alle parti datoriali, rispondiamo con chiarezza e serenità.

Cari cigiellini vi sbagliate sapendo di sbagliare. Tra l’altro questo ritornello è vecchio e non convince più nessuno.

State pur tranquilli, il fianco alla politica o alle controparti datoriali non l’abbiamo dato in passato né lo daremo oggi.

Sul versante politico nella Cisl, al di là delle singole volontà, c’è lo impediscono due principi fondamentali: l’autonomia e il pluralismo interno. Principi che a tutt’oggi, per tutta la Cisl, rappresentano un patrimonio consolidato e indiscusso. Anche volendo, essendo l’arco dei partiti "amici" abbastanza ampio e che attraversa sia il Polo sia il Centro che lo stesso Ulivo, ci verrebbe difficile e complicato privilegiarne alcuno.

E poi siamo fermamente convinti che il collateralismo non è un porto sicuro, è molto più sicuro tutelare gli interessi, i diritti e la libertà dei singoli iscritti all’interno della società.

Sul versante padronale sappiate che mai svenderemo i lavoratori solo per farvi un dispetto. Gli accordi li vogliamo fare insieme, come Fim-Fiom-Uilm, come Cgil-Cisl-Uil, guardando nel merito e solo se ci convinta della bontà, firmeremo.

Lo abbiamo fatto e lo faremo alla luce del sole cosi come è accaduto in passato. Non è nostra abitudine fare finte liti di giorno e intese di notte. Chi c’è abituato si cerchi nelle proprie tasche.

 

LE TRATTATIVE IN CORSO

La trattativa sui contratti a termine è emblematica.

Premesso che siamo di fronte ad un accordo quadro siglato, per noi confederali dalla CES; premesso che se non si arriva ad un accordo entro luglio sarà il governo ha decidere (certamente non questo); premesso che anche noi nutriamo forti dubbi e perplessità su alcune questioni di merito: - non possiamo accettare la posizione della Cgil che alterna alle iniziali disponibilità a trattare la volontà repentina di rottura, e ancora, alla richiesta del governo di riprendere il tavolo, prima ci invita a rinviare la data di incontro poi minaccia di non presentarsi.

Anche sul rinnovo contrattuale nazionale del biennio economico dei metalmeccanici questa caerenza l’abbiamo tenuta evitando il rischio di presentare tre piattaforme.

Malgrado le profonde divergenze la trattativa l’abbiamo avviata insieme, l’abbiamo interrotta insieme, e insieme abbiamo deciso l’effettuazione di forme di lotta, ore di sciopero e le loro modalità, di cui 2 ore subito da utilizzare per assemblee informative, 8 ore entro maggio di cui 4 ore interne alle fabbriche e 4 ore con manifestazioni esterne da effettuare il 24 maggio.

La lotta la faremo convinti e saremo in prima linea fino a quando Federmeccanica resterà attestata alle 85.000 offerteci.

Questo nostro atteggiamento in queste trattative è la conferma che le divergenze esistenti, non ci dividono nel merito ma nelle diverse strategie, queste divergenze, al di là delle influenze politiche, sono frutto di una concezione diversa del ruolo e del modo di essere sindacato, quindi anche del modello futuro del sindacato.

Noi siamo e restiamo un sindacato partecipativo e concertativo che non rinuncia al conflitto, ma privilegia il suo coinvolgimento in tutte le fasi decisionali.

Noi siamo e restiamo un sindacato propositivo che di fronte ai cambiamenti che ci stanno davanti non li rigetta, si sforza di capirli e guidarli.

Capire il nuovo e guidare il cambiamento è stato per noi non solo uno slogan congressuale ma la pratica quotidiana per rispondere alle novità evitando di subirne le conseguenze.

Questa impostazione è conosciuta e condivisa anche dalle imprese che però non l’hanno assunta come scelta strategica.

Preferiscono non vincolarsi ad una scelta strategica, ma di affidarsi, di volta in volta, alle convenienze del caso.

Cara Fiom e cara Uilm siciliana tutte queste ragioni e divergenze non possono farci dimenticare il dramma quotidiano dell’emergenza in Sicilia.

Non possiamo ammainare l’unica nostra forza che è rappresentata dall’azione unitaria. Crediamo sinceramente che questo rischio di rottura si debba evitare.

Possiamo e dobbiamo ritornare a coprire il ruolo storico di un sindacato d’avanguardia coraggioso e spregiudicato. Se ci siamo riusciti in passato possiamo riuscirci anche in avvenire

Con questo intendimento dobbiamo riprendere il difficile cammino che ci vede impegnati giorno dopo giorno alla ricerca di risposte ai tanti problemi aperti, a partire dai grandi raggruppamenti:

Un intero settore quotidianamente sotto a tagli e mutamenti societari continui sempre e comunque a spesa dei lavoratori. Tutto ciò senza un progetto sindacale complessivo che ne sappia contrastare gli effetti negativi in generale e dilaganti nella Regione.

A tale proposito per rispondere alle esigenze di dare al settore un più forte e autorevole peso organizzativo e una maggiore valenza politica al settore, come Fim regionale procederemo alla realizzazione di un dipartimento specifico.

ELEZIONI

A giorni verremo chiamati a votare per rinnovare il Parlamento Nazionale (13 maggio) e quello regionale (24 giugno). Noi non siamo abituati a fare pronostici, non siamo abituati a esprimere gradimenti né tantomeno orientamenti politici.

Nel dibattito offertoci dalle forze politiche scese in campo avremmo gradito assistere più ad un confronto sulle cose da fare piuttosto che al solito sterile scontro che spesso a rasentato l’indecenza.

Avremmo gradito sentire a quali programmi e a quali obiettivi si ispirano e come intendono realizzarli, piuttosto che alla singolar tenzone se abbinare o meno l’inutile e costoso referendum sulla devuletion lombarda.

Questi atteggiamenti non creano interesse anzi disincentivano la gente già insofferente verso la politica che non ha saputo e non ha voluto assicurare a questo Paese un sistema elettorale capace di dare una governabilità stabile all’intera legislatura e di ridare al popolo quello che è del popolo, scegliersi da chi farsi governare.

A questa gente sfiduciata vogliamo fare un appello al di là delle giuste ragioni, l’astensionismo non è la soluzione. L’astensionismo semmai è sintomo di sconforto, di agnosticismo, di paura, ma soprattutto di abbandono della lotta politica.

Tutto ciò spesso a vantaggio di chi non rappresenta non certo quell’interesse della gente più bisognosa. Votare è un diritto di tutti esercitiamolo.

In questa come in altre campagne elettorali la Fim non rinuncerà ad essere forza politica e di progresso che intende premiare programmi e valori. Se il risultato delle urne darà questo responso ne saremo soddisfatti, comunque resteremo rispettosi del responso finale.

Mi avvio alla conclusione chiedendo a tutti comprensione forse per le cose retoriche dette o per lo stato d’animo manifestato. Anch’io sono uno del sud.

Una cosa è certa sono stato animato nella ricerca di rappresentare quelle esigenze e quelle necessità da tutti condivise, quelle necessità a cui tutti dobbiamo contribuire per assicurarci l’uscita dall’emergenza per battere la mafia e consegnare ai nostri figli, domani, una Sicilia più progredita e più libera.

Questo disegno comune un giorno potrà evverarsi.

Come dice il poeta Leopardi "passata la tempesta odo gli augelli fare festa" . A questa festa parteciperà sicuramente la Fim e la Cisl.


sinistra.gif (1308 byte) Pagina precedente